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Un programma con blocchi in diretta e altri, a partire da una certa ora, completamente registrati. Non è un mistero, “DiMartedì” ha sposato questa linea anni fa e la sta portando avanti felicemente, forte degli ascolti che da settimane spingono la trasmissione di La7 alle soglie dei 2 milioni di spettatori e sopra al 10% di share.
Ma se reiteri la pratica sempre, pure nella notte dell’allarme mondiale e del fiato sospeso per via delle minacce di Donald Trump all’Iran, un problema – serio – si pone. Soprattutto se dall’altra parte “E’ sempre Cartabianca” ha optato per gli aggiornamenti ad oltranza, con la puntata chiusa all’1.30 di notte solo perché l’allarme di un attacco degli Stati Uniti alla fine è fortunatamente rientrato.
Una pratica abituale
La strategia adottata da Giovanni Floris martedì sera è già stata testata mille volte: ingresso live – rigorosamente in solitaria e senza pubblico di contorno – che va a interrompere le varie discussioni preconfezionate su vari temi. Ironia della sorte, lo stop per la comunicazione della notizia più attesa è arrivato proprio mentre un ignaro (e incolpevole) Alessandro De Angelis si preoccupava delle conseguenze dell’eventuale affondo del Presidente americano, smentito e scongiurato a distanza di pochi secondi dalla giornalista Cristina Buonvino, chiamata a leggere le agenzie appena battute. Poi spazio a ulteriori informazioni da parte di Laura Gobbetti, nuove precisazioni del padrone di casa e proposizione dell’ennesimo talk, registrato e totalmente sconnesso, con ospiti inconsapevoli e convocati chissà quante ore prima. In tal senso, è parso quasi grottesco il lancio di un filmato di Trump per il quale Floris aveva chiesto un giudizio a Vittoria Baldino dei Cinque Stelle, salvo rispuntare bruscamente in onda in diretta per ridare la parola alla Buonvino. Risultato? Baldino mai più interpellata e parte rimanente del dibattito in corso completamente cestinata.
La beffa della finta diretta
Da annotare come tutto questo sia avvenuto (e avviene abitualmente) nonostante la dicitura ‘diretta’ posta in bella vista sotto il logo di rete.
Al di là degli ascolti (chi vince la sfida dell’Auditel in genere ha sempre ragione), non si può non constatare l’involuzione di “DiMartedì”, che ormai viaggia in un universo autonomo ed indipendente. Il talk ha infatti abbracciato da tempo il progetto delle porte chiuse, in quanto ormai disinteressato a buttare un occhio là fuori. E se gli avvenimenti internazionali obbligano a farlo, il risultato non può che essere scadente e raffazzonato.
talk registrato dove si ignora l’annuncio di trump, rientro in diretta con inviate che leggono gli aggiornamenti, commento live di floris da solo in studio e lancio di un nuovo talk registrato dove si ignora nuovamente l’attualità.
una roba a dir poco imbarazzante.#dimartedi pic.twitter.com/B271fQiTK2
— Massimo Falcioni (@falcions85) April 8, 2026
Il principio di “DiMartedì” è semplice: puntare sugli ospiti e la ‘chiacchiera’, a scapito del contesto, che non viene raccontato e documentato da inviati o servizi d’inchiesta, bensì ripreso dal web, indirettamente. Una modalità che non penalizza Floris sul fronte della fidelizzazione, dato che ad oggi il suo talk risulta essere il più visto in assoluto in prima serata.
Resta tuttavia il limite della credibilità che sta intaccando il prestigio del programma.