La situazione nello Stretto di Hormuz, uno dei nodi marittimi più strategici al mondo, continua a essere osservata con attenzione anche dall’industria delle auto elettriche. Tuttavia, i recenti sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran aprono uno scenario meno critico rispetto alle previsioni più allarmanti di ieri.
“Per un periodo di due settimane, sarà possibile il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate dell’Iran e tenendo in considerazione limitazioni tecniche”, ha annunciato il numero 1 della diplomazia iraniana.
Il nodo delle materie prime
Il rischio principale resta legato alle batterie, componente fondamentale delle auto elettriche. La loro produzione richiede diverse materie prime, tra cui lo zolfo, essenziale in vari processi industriali legati agli accumulatori.
Gran parte di questi materiali viaggia via mare attraverso il Golfo Persico. Un’interruzione totale delle rotte avrebbe rapidamente ridotto le scorte, mettendo in difficoltà le fabbriche: anche con impianti pronti, senza materie prime la produzione si ferma.
Secondo un’analisi della società di consulenza Berylls, un blocco prolungato dei traffici nell’area avrebbe potuto rallentare drasticamente – fino a fermare nel giro di circa due mesi – la produzione globale di veicoli elettrici.
Oggi però, grazie all’accordo tra le parti, è stato garantito per le prossime due settimane un transito sicuro nello Stretto, seppur con alcune limitazioni tecniche e sotto coordinamento con le forze iraniane.
Costi e logistica sotto pressione
Oltre alla disponibilità dei materiali, la crisi, lo ricordiamo, sta incidendo sui costi energetici. Petrolio e gas tendono ad aumentare in situazioni di tensione e questo si riflette direttamente sulla produzione delle batterie, che è altamente energivora.
Anche i trasporti restano più complessi: possibili limitazioni tecniche e coordinamenti militari possono rallentare le spedizioni, creando ritardi nella catena di approvvigionamento.
Il risultato è un sistema ancora fragile: produzione potenzialmente più lenta, tempi di consegna più lunghi e prezzi che potrebbero salire. Una dinamica che ricorda quanto accaduto negli ultimi anni con la crisi dei chip, quando la carenza di componenti aveva rallentato l’intero settore automobilistico.