di
Barbara Visentin

L’artista di Ivrea racconta il nuovo album «La fonte», in uscita il 17 aprile: «Meno dance e ritmi più sensuali per far fronte a questi tempi difficili»

Non un disco techno, ma un lavoro che «mette un po’ da parte l’ambito dance e si concentra sulla canzone». Cosmo cambia rotta con il nuovo album «La fonte», in uscita venerdì 17, esplorando territori che lo allontanano – in parte – dall’universo legato all’elettronica a cui è associato per approfondire «melodie più classiche».

Il cantautore e producer di Ivrea, 44 anni, cita Lucio Dalla o Luca Carboni fra i modelli a cui ha guardato, ma anche nomi stranieri e urban come Bad Bunny. Non bisogna però farsi trarre in inganno dai riferimenti: «La fonte» non manca della sua vena sperimentale (con tanto di brano che si apre in un walzer), sdogana l’autotune «usato a profusione», ma vuole essere «una carezza», con ritmi di ballo «meno martellanti, ma più lenti e sensuali».



















































«Sono sempre stato messo in una categoria un po’ a sé, come quello che “fa le cose elettroniche”, ma in realtà faccio canzone italiana – racconta l’artista, all’anagrafe Marco Jacopo Bianchi -. Non voglio mai fare un disco uguale all’altro e non ho alcun interesse ad assecondare le aspettative. In questo ho temporaneamente epurato gli elementi spigolosi, ma non è di sicuro lo stile a cui mi fermerò».

«La fonte» è idealmente un sequel del lavoro precedente, «Sulle ali del cavallo bianco» e lo vede di nuovo collaborare con il produttore e musicista Alessio Natalizia. Nei testi scava «nei sentimenti primari» e «attraversa il dolore», prosegue, con pochi richiami all’attualità, nonostante Cosmo sia uno degli artisti che più si sono esposti negli ultimi anni: «Mi sono chiesto perché ci sia così poca politica in questi brani, in un periodo storico in cui sta andando tutto a rotoli – riflette -. E la risposta è che questo album per me è una sorta di terapia, in cui coccolarmi un po’, proprio in un momento così difficile. Nel brano “La fine” spiego che ciò che mi consola è che non è possibile arrendersi, anche perché se una parte dell’umanità lavora alla distruzione, tutta un’altra parte non lo fa e vi si oppone».

Anche nel tour Cosmo rovescia le aspettative, sperimentando delle matinée (con partenza il 24 maggio dal festival Mi Ami di Milano): «Ho fatto un concerto al mattino e mi sono stupito di ciò che avevamo vissuto. Mi è piaciuto come si possono mettere a nudo le canzoni. L’idea originaria era quella di colonizzare il tempo del lavoro, facendo dei live in settimana alle 8 del mattino e poi proseguendo con un afterparty fino alle 4 o 5 del pomeriggio. Ma alla fine ci siamo limitati ai weekend e solo al mattino». 

Un format che, sottolinea, non ha nulla a che vedere con la tendenza recente degli eventi organizzati in discoteca al mattino: «Mi dissocio completamente dal soft clubbing, non ci credo proprio. Mi dissocio dall’ideale della sobrietà e dal voler addomesticare quel che fai di notte, anzi prima dei concerti andrò a dormire perché se no mi va giù la voce, ma alle 8 meno un quarto potrei già avere in mano un cocktail ed essere sbronzo marcio alle 14. Non è che certe cose devi farle solo di notte, ma è il dionisiaco che prosegue». 

8 aprile 2026