«La nostra unica possibilità è vincere la partita. Abbiamo la consapevolezza di potercela fare. Sappiamo di non essere inferiori al Galatasaray». Stella Nervini, schiacciatrice della Reale Mutua Fenera Chieri ’76, suona la carica alla vigilia della finale di ritorno di Cev Cup. Stasera, alle 19 ora italiana, le collinari di coach Nicola Negro sfidano a Istanbul il Galatasaray, dopo il 2-3 dell’andata a Torino, sfuggito per dettagli e quattro match ball non sfruttati. In Turchia servirà un’impresa contro una squadra costruita per alzare il trofeo. Nervini, tra le migliori all’andata fotografa umori e convinzioni del gruppo.
Che cosa vi ha lasciato l’andata?
«Sapevamo che sarebbe stata una partita molto complicata e, considerata una prestazione non proprio brillante, portare la sfida al tie-break è stato un risultato importante. Adesso il nostro pensiero deve essere semplice: vivere il ritorno come se gara 1 non ci fosse mai stata».
Prevale il rammarico o la fiducia?
«La consapevolezza di potercela fare c’era già prima dell’andata e quel tie-break lo ha confermato. Non essere riuscite a chiuderla dopo quattro match ball lascia amarezza, ma nell’economia di una finale perdere o vincere 3-2 cambia relativamente poco. Il nostro obiettivo resta quello di vincere la partita con il maggior margine possibile e forse aver perso quel tie-break ci aiuterà a entrare in campo ancora più arrabbiate e motivate».
Su che cosa avete lavorato di più?
«Il tempo per prepararsi è stato pochissimo, tra la trasferta di Busto Arsizio e quella di Istanbul, quindi abbiamo puntato soprattutto sulla qualità del lavoro senza esagerare. A questo punto della stagione ci sono anche situazioni fisiche da gestire con attenzione, quindi credo che l’aspetto mentale sia quello più decisivo».
Che Chieri servirà a Istanbul?
«Non penso che il Galatasaray creda di avere già la coppa in pugno, quindi noi dovremo lottare fino all’ultimo pallone. Arriveremo cariche, con la voglia di fare meglio rispetto all’andata, cercando di esprimere il massimo livello della nostra pallavolo. Poi parlerà il campo».
Quanto peseranno ambiente e pressione?
«Sappiamo che i tifosi del Galatasaray sanno essere molto caldi, ma tutte noi abbiamo già vissuto partite in palazzetti di questo tipo. Personalmente sono contenta di sapere che giocheremo in un ambiente pieno e acceso. Dovremo essere brave a trasformare quell’energia in carica e voglia di giocare, non in paura o ansia. Di emozione ce ne sarà tanta, il punto sarà indirizzarla senza farci travolgere».
Dove dovrete crescere contro le loro stelle?
«Sicuramente nel lavoro a muro e in difesa su giocatrici come Carutasu e Sylla. Dovremo metterci qualcosa in più anche a livello di cuore, per tirare su più palloni possibili. La chiave è provare a trasformare le loro buone giocate in punti per noi, evitando che prendano fiducia. Il fatto che nel Galatasaray ci sia tanta Italia può incidere, anche se ormai quasi tutte, tra club e nazionale, hanno affrontato lo stile italiano».
Che cosa servirà nei momenti decisivi?
«Aggressività e ordine sono le due parole chiave. Non possiamo pensare di annullare totalmente il loro gioco, perché è una squadra piena di campionesse, ma possiamo provare a limitarle il più possibile restando lucide quando la partita peserà di più. A volte, nei palloni che contano, non pensare troppo è la scelta migliore».
Quanto conta partire forte?
«Tantissimo. A volte siamo state lente a carburare, sarà fondamentale entrare agguerrite fin dal primo punto e di imporre subito il nostro ritmo».