voto
6.0

  • Band:
    VALDRIN
  • Durata: 01:06:33
  • Disponibile dal: 27/03/2026
  • Etichetta:
  • Avantgarde Music

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In occasione del primo tour europeo degli statunitensi Valdrin, la nostrana Avantgarde Music ha deciso di ristampare il loro debutto discografico “Beyond The Forest” che da moltissimi anni risulta pressoché introvabile: la nuova edizione presenta un nuovo artwork per la copertina (a cura di Lucas Ruggieri), decisamente migliore dell’originale, ed è stata pubblicata in versione CD e anche in versione doppio LP masterizzato da Tim Yatras (Austere, Germ).
I nostri si formano nel 2010 anche se in realtà la band è attiva dal 2006, ma ha cambiato più volte moniker durante i primi anni di carriera ed il debutto del quartetto proveniente dall’Ohio è all’insegna di un black metal di stampo sinfonico, ma con una forte componente thrash metal al suo interno: “Beyond The Forest” sembra un album black metal uscito nei primi anni del nuovo millennio, in cui si puntava su uno stile infarcito principalmente da riff potenti presi a prestito in massima parte dal death svedese o direttamente dal thrash metal e mascherandoli con lo screaming tipico del black metal, con parti sinfoniche ed una registrazione bella pulita e satura.
Di gruppi che nel loro piccolo sono riusciti a proporre nei primi anni 2000 un mix di più generi con successo e con più idee rispetto ai Nostri sono davvero tanti, tra i meno celebri si possono comunque ricordare i Thundra, Noctiferia, Dark Age e altri.
Molti di queglii album pur essendo deficitari di un riffing propriamente black metal risultarono essere comunque lavori molto buoni, ma una proposta simile uscita nel 2014 e riproposta ai giorni d’oggi sembra una scelta superata sia dai tempi sia dalla moda che dai gusti di gran parte del pubblico black metal.

In tutto la band al momento ha pubblicato quattro full-length, dove non si nota una vera e propria evoluzione del suono, rimasto grossomodo un miscuglio di black metal sinfonico, thrash metal ed un gusto classic heavy per gli assoli di chitarra.
Su questo debutto, specialmente nella title-track, il black metal melodico è maligno e violento ricalca in gran parte lo stile di un gruppo come i Lord Belial. Nei capitoli più sinfonici, come in “Rusalka Succubus”, alcuni passaggi ricordano gli Old Man’s Child (e questo vuole essere ovviamente un complimento al combo nordamericano) oppure, quando l’atmosfera si fa più cupa, come su “Through The Catacombs”, i Valdrin possono ricordare lontanamente i Dimmu Borgir di “Spiritual Black Dimensions”. Passando invece alle numerose parti thrash metal, queste talvolta sono abbastanza sofisticate che potrebbero riportare alla mente gli Annihilator.

I Valdrin giocano insomma su queste soluzioni che vengono sperimentate un po’ per tutto questo debutto, ma che verranno riproposte quasi fedelmente anche in seguito.
Basti pensare, ad esempio alle similitudini che si possono rintracciare tra questo debutto e l’ultimo album sinora pubblicato dai Valdrin ovvero “Throne Of The Lunar Soul” uscito nel 2023 a ben nove anni di distanza dall’esordio. Il problema è che in definitiva anche se questa commistione di stile può risultare interessante in determinati frangenti (come quelli evidenziati poc’anzi), il risultato finale però non esalta. I Valdrin nascono e restano tutt’ora un’entità stilisticamente non ben definita e rischiano di deludere un po’ tutti, soprattutto perché la qualità della loro proposta è mediamente modesta.

Questa uscita sembra la classica ristampa da affiancare alla band che sbarca per la prima volta in Europa per un tour e per darle in mano un lavoro da vendere (sia in formato CD Che LP) che non c’era più in circolazione – fin qui niente di nuovo o di opinabile: tuttavia lo sforzo sembra non valga la candela, soprattutto per una release che – non a caso – era caduta nel dimenticatoio in tutti questi anni.
Se con l’occasione volete accaparrarvi l’ennesimo album black metal sinfonico giusto per dire che avete anche questa band nel vostro archivio allora accomodatevi, la release di per sé non è da buttare, anche se, a livello musicale, suona un po’ stantia.