di
Gennaro Scala
Dalle lezioni della Raf ai borseggiatori ingaggiati a cena: viaggio nel laboratorio del tecnico basco che sta riportando i Gunners in vetta alla Premier con tecniche di neurotraining e psicologia estrema
Al Sobha Realty Training Centre, centro sportivo di London Colney in cui si allena l’Arsenal, quattro calciatori in cerchio si concentrano per passarsi il pallone. Ma è guardando le loro mani che si scopre l’ultimo trovata del calcio moderno: tra gli indici tesi dei giocatori, quattro pennarelli neri restano in equilibrio precario. Se uno cade, il sistema crolla. È l’ultima «diavoleria» di Mikel Arteta, un esercizio di neurotraining apparso nei video a ridosso del quarto di Champions contro lo Sporting Lisbona, pensato per allenare i riflessi cognitivi e la gestione del panico sotto pressione.
Dalle parti di London Colney, del resto, non ci si annoia mai dal 2019, anno in cui l’ex vice di Guardiola ha preso il timone dei Gunners. In 340 panchine, Arteta ha trasformato l’Arsenal: ha riportato trofei (una FA Cup e due Community Shield) e ha restituito al club la dignità di lottare per il titolo, alternando investimenti milionari alla valorizzazione dei talenti dell’Academy. Ma a renderlo unico è il suo arsenale di metodi particolari, volti a forgiare la mentalità dei suoi uomini.
Per migliorare la comunicazione, Arteta si è affidato persino alla Royal Air Force: «I loro piloti sono i migliori — ha spiegato — devono dirsi tutto in pochi secondi, perché è una questione di vita o di morte». Un linguaggio essenziale per messaggi immediati, lo stesso richiesto in campo durante il pressing avversario.
La sua gestione è un mix di psicologia applicata e colpi di scena. Durante alcune cene di squadra, ha ingaggiato dei borseggiatori professionisti per sfilare portafogli e telefoni ai giocatori: un modo estremo per insegnare loro a non abbassare mai la tensione, né in campo né fuori. E per chi ha bisogno di staccare, c’è la pet-therapy: dal 2023 circola per il centro sportivo Win, un Labrador color cioccolato diventato ufficialmente un membro della famiglia Arsenal per rafforzare lo spirito di cura reciproca.
I suoi discorsi negli spogliatoi sono diventati leggendari. Una volta si presentò con una lampadina accesa tra le mani: «Dobbiamo brillare insieme, o resteremo al buio», disse prima di un 2-1 al Brighton. Un’altra volta utilizzò un tweet dell’avversario Ivan Toney («Bella partitella con i ragazzi»), stampandolo e appendendolo ovunque per trasformare l’arroganza altrui in benzina per la rimonta.
Dagli altoparlanti che sparano l’inno del Liverpool a tutto volume per simulare l’inferno di Anfield, fino all’ulivo in miniatura portato negli spogliatoi (gemello di quello centenario piantato nel centro sportivo) per ricordare l’importanza delle radici e della longevità, ogni dettaglio di Arteta punta a un obiettivo: non trascurare mai il vigore del gruppo.
8 aprile 2026 ( modifica il 8 aprile 2026 | 22:36)
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