Un calcio come quello visto al Bernabeu ormai lo ammiriamo come si ammira la luna. E quel Del Piero malinconico che…
In questi giorni non c’è stata palla più affascinante della luna. Le immagini spedite dalla navicella Orion sono incantevoli. I quattro astronauti sono saliti come una difesa di Sacchi e si sono spinti a una distanza dalla terra mai raggiunta da un essere umano: 406.000 km. Hanno ripreso il lato nascosto della luna e ci hanno mostrato prospettive rivoluzionarie, tipo il tramonto della terra visto dall’orizzonte lunare. Poesia pura. Mentre attraversavano la parte oscura del satellite, sono stati completamente isolati, sconnessi da ogni comunicazione: 45’ di nulla, come il primo tempo di Napoli-Milan.
L’uomo, da quando è al mondo, ha sempre guardato la luna con rispetto e desiderio. I primi a raggiungerla sono stati i poeti, i sognatori e gli innamorati, poi, il 20 luglio 1969 ci abbiamo messo i piedi sopra, come su un pallone. Il primo, storico, gol dell’Apollo 11: cifra che sa di squadra. Cinquantatré giorni prima, 28 maggio, il Milan aveva demolito l’Ajax 4-1 nella finale di Coppa dei Campioni, a Madrid. Gianni Rivera aveva messo sulla fronte di Pierino Prati un pallone così preciso che sembrava lanciato con le mani. Avrebbe vinto il Pallone d’oro, il primo di un italiano. Martedì, al Bernabeu, c’era un altro 10 italiano, Ale Del Piero, commentatore di Real-Bayern, malinconico come il bianco e nero Pierrot quando canta alla luna: “Me ne vado con un sorriso triste. Ho visto una partita meravigliosa, ma mi chiedo: quanto siamo lontani da questo calcio noi italiani?”. Quando vinceremo ancora una Champions o un Pallone d’oro? Il calcio del Bernabeu ci sembra più lontano della luna.