di
Michela Cirillo
La mamma della 29enne profanata e il suo patrigno convinti che a profanare la salma sia stata una persona ossessionata dalla figlia
Non si dà pace, Una Smirnova. Dal 23 marzo la mamma di Pamela Genini, uccisa a ottobre dall’ex compagno, Gianluca Soncin, convive con il pensiero che parte di sua figlia sia stata portata via da qualcuno che si è intrufolato nel cimitero di Strozza e ha profanato la tomba della ventinovenne, decapitandola.
In paese girano voci di ogni tipo. C’è chi dice che Pamela fosse in possesso di denaro proveniente da presunti giri loschi di Soncin, e che quanto fatto al suo cadavere sia una rivendicazione da parte di avversari dell’uomo. C’è chi, invece, crede che dietro ci siano una o più persone ossessionate dalla ragazza, che pur di averne un pezzo con sé potrebbe essere arrivato al punto di entrare di nascosto nel camposanto, aprire il loculo provvisorio e la bara e asportare la testa della giovane per poi risigillare tutto.
È questa l’ipotesi più accreditata dal lato della famiglia Genini. «Ci siamo accorti che al mattino in alcune candele rimaneva qualche centimetro di cera — racconta la madre —. Abbiamo fatto delle prove, e se fossero state messe negli orari di apertura (fino alle otto di sera) si sarebbero consumate del tutto. Il fatto che fossero solo parzialmente sciolte indica che sono state messe di notte, da un individuo fissato con lei che potrebbe anche aver fatto quelle cose indicibili».
Piergiuseppe Rota, compagno della mamma di Pamela, racconta che entrare nel cimitero del piccolo Comune della Valle Imagna dopo l’orario di chiusura non è complicato. Dopo le 20, il cancello del camposanto viene chiuso, ma è comunque possibile accedere schiacciando un pulsante interno, raggiungibile anche da fuori: «Io stesso sono entrato di sera. Tornando dal lavoro, mi sono fermato a salutare Pamela». Per i familiari, la profanazione sarebbe avvenuta poco dopo la tumulazione temporanea: «Se è qualcuno ossessionato da Pamela, avrà voluto i suoi resti intatti — ragiona la mamma —. E se si trattasse di minacce, avrebbero fatto qualcosa di plateale, non si sarebbero tenuti una testa nascosta per tutto questo tempo». Racconta che Pamela non aveva mai parlato di stalker o persone che la infastidivano: «Ma lei era troppo buona con tutti. Anche avesse avuto un soggetto che la perseguitava, non ce l’avrebbe detto. Trovava sempre una giustificazione al male che le veniva fatto».
Di recente i Genini hanno acquistato una casa in un paese nelle vicinanze. È una villetta a due piani, circondata da un giardino: «Pamela voleva venire a vivere con la sua famiglia. Noi saremmo stati nell’appartamento al primo piano e lei in quello appena sotto. Adesso stare qui non ha più senso, ci trasferiremo lontano». Al dolore per la perdita della figlia si aggiunge la domanda, incessante, su dove sia finito ciò che manca del corpo. «Stavamo facendo costruire la tomba di famiglia — dice la mamma —. Cosa dovrei seppellire ora?».
Resta spazio per le ipotesi alternative. Francesco Dolci, ex fidanzato di Pamela, ha scattato diverse fotografie al loculo della ventinovenne, ancora prima che ci si accorgesse della profanazione. Confrontando uno scatto del 13 marzo e quelli fatti, a suo dire, dieci giorni dopo, proprio il 23, prima della scoperta, saltano all’occhio due tasselli mancanti nella parte inferiore del quadrato di plastica che sigilla il loculo. Se questa differenza fosse indice che qualcuno in quel periodo ha maneggiato la tomba, potrebbe costituire una finestra temporale, recente, da cui partire.
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9 aprile 2026 ( modifica il 9 aprile 2026 | 07:20)
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