di
Francesco Bertolino
Sono 12 mila le posizioni corte contro le aziende quotate sulle Borse Ue, i casi di Saipem, Bff e Nexi
I fondi speculativi vanno all’attacco dell’Europa. Con lo scoppio della guerra in Iran e lo spettro di una nuova crisi energetica, il numero di posizioni corte sui titoli quotati sulle Borse Ue ha toccato il massimo dal 2012, da quando cioè queste scommesse al ribasso vanno comunicate alle autorità di mercato se superano una certa soglia del capitale. In totale, secondo la società di dati Breakout Point, gli «short» sfiorano ormai quota 12 mila, anche se è possibile che all’interno di questa somma ci siano più mosse operate nel tempo dallo stesso investitore.
Come funziona lo short selling
La vendita allo scoperto, short selling, consente di puntare sul calo di un’azione in Borsa e funziona così. Un fondo prende a prestito titoli della società contro cui intende scommettere da una terza parte e li vende subito sul mercato per poi riacquistarli in un secondo momento per restituirli al prestatore. La previsione è che in questo intervallo di tempo l’azione abbia perso valore: il fondo può così guadagnare la differenza fra il prezzo della vendita immediata (più alto) e quello del successivo riacquisto (più basso). Si tratta però di una scommessa ad alto rischio perché, qualora invece il titolo dovesse salire, il fondo andrebbe incontro a perdite ingenti e, potenzialmente, illimitate.
La scommessa contro l’Europa
A volte, lo short selling su un’azione può servire a bilanciare «posizioni lunghe» di segno opposto su altri titoli dello stesso listino, consentendo all’investitore di non perdere troppo se la Borsa di un Paese va male nel suo complesso. L’aumento significativo del numero di scommesse al ribasso sulle azioni europee dimostra però che i fondi speculativi considerano i titoli quotati sui listini Ue i più esposti agli effetti della crisi in Medio Oriente e, in particolare, al rischio di una carenza di petrolio, prodotti raffinati e gas.
I titoli sotto attacco in Italia
In Italia, stando ai calcoli di Breakout Point, i tre titoli più «shortati» sono nell’ordine: la società di ingegneria energetica Saipem con posizioni corte sul 10,45% del capitale, spesso sotto la lente dei fondi speculativi, Bff Bank (5,72%), al centro di una bufera finanziaria a causa dei rilievi di Banca d’Italia, e Nexi (5,72%), sotto pressione dopo il nuovo piano industriale a cui ha fatto seguito anche il cambio di amministratore delegato. Sotto la lente degli hedge fund sono però finite anche la società dei lanciatori spaziali Avio (4,02%), il big della moda Brunello Cucinelli (3,16%), la casa auto Stellantis (3,15%), il gruppo degli apparecchi acustici Amplifon (2,87%), il produttore di yacht Sanlorenzo (2,70%), la società delle torri di telecomunicazione Inwit (2,50%) e l’azienda di diagnostica Diasorin (2,25%).
I ribassisti più accaniti
I ribassisti più accaniti sono due hedge fund americani: Two Sigma e Aqr Capital Management che gestiscono, rispettivamente, 60 e 100 miliardi di dollari. Il primo, Two Sigma, ha scommesso contro 85 titoli quotati sulle Borse europee, di cui 11 scambiati a Piazza Affari, dove l’anno scorso non aveva nemmeno una posizione corta. Il secondo, Aqr Capital, è andato short su 128 azioni europee, di cui nove quotate a Milano (era una l’anno scorso). Le loro scommesse al ribasso valgono sulla carta svariati miliardi di euro e potrebbero fruttare bene se la guerra in Iran dovesse avvitarsi o causare grandi perdite se la fragile tregua dovesse portare a una pace duratura.
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9 aprile 2026 ( modifica il 9 aprile 2026 | 11:20)
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