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Alessandro Fulloni, inviato

Campobasso, le parole dopo l’interrogatorio. Sentiti già in 30

«Ho la coscienza a posto, caro avvocato. E ho risposto a tutte le domande». Tarda serata di mercoledì. Quando Gianni Di Vita, l’ex sindaco di Pietracatella in carica dal 2006 al 2014, esce dalla Questura di Campobasso dopo l’audizione di sei ore a cui è seguita quella della figlia primogenita Alice, chiama subito il legale che lo assiste, Arturo Messere. Al telefono, scandisce quel concetto: «Sì, ho la coscienza a posto anche se su di me fanno illazioni, sciacallaggi». La voce è quella di un uomo che continua a definirsi «addolorato per quel che è successo alla mia famiglia: ho perso mia moglie Antonella e mia figlia Sara». Clic.

Da qui in poi a parlare è Messere, 80 anni, penalista con la passione per la scrittura e in questi giorni «in vacanza in montagna»: «Assisto Di Vita come parte offesa, per quanto riguarda la sua posizione lo definirei sereno. Certo, è distrutto per quei due lutti devastanti…». Ovvero la morte di Sara, 15 anni, e di sua mamma Antonella, 50, rispettivamente gli scorsi 27 e 28 dicembre.



















































La procuratrice di Larino Elvira Antonelli indaga, contro ignoti, per duplice omicidio premeditato. Il fascicolo è stato aperto dopo che dal Centro antiveleni di Pavia, interpellato dagli inquirenti per accertamenti medico-scientifici, è arrivato un primo alert vocale: «Attenzione, non si esclude la presenza della ricina». Vale a dire quella sostanza letale — estratta con un complesso procedimento chimico e non facilmente reperibile — capace di uccidere, anche con pochi milligrammi, una persona di 70 chili.

Gli investigatori della Mobile diretti da Marco Graziano vogliono innanzitutto chiarire come quel veleno sia finito nei piatti mangiati dai Di Vita tra il 23 e il 24 dicembre. Considerando che gli effetti si palesano dopo poche ore dall’assunzione, sono le due date al centro dei controlli visto che Antonella e Sara si sentirono male a partire dal 25 mattina.

Ascoltato, al pari di Alice, come persona informata sui fatti, davanti agli inquirenti mercoledì l’ex sindaco — un commercialista assai noto e nel cui studio lavorava anche la moglie — ha ribadito quanto già detto quando depose poco dopo le due morti. A pranzo fu mangiata «pasta al sugo di pomodoro». Ma della cena — alla quale la figlia più grande non prese parte perché uscita con amici — ha ripetuto di «non ricordare». 

All’indomani, i Di Vita furono ospiti dal papà di Antonella (a mezzogiorno) e dai familiari di Gianni (la sera). Fu proprio sua moglie a preparare qualcosa da mettere a tavola. Impossibili però le analisi sugli alimenti perché dopo Natale, (quando nessuno pensava all’ipotesi dell’avvelenamento, a partire dai medici che ipotizzarono una gastroenterite) passarono i netturbini per la raccolta. Ed eventuali rimasugli sono finiti in discarica.

Nel frattempo proseguono gli interrogatori. Anche ieri gli agenti hanno ascoltato cinque o sei persone, facendo arrivare a circa trenta i verbalizzati, compresa la cugina dell’ex sindaco convocata, a sorpresa, mercoledì alle 20.
Una svolta nell’indagine potrebbe arrivare dalla relazione attesa dal Centro Antiveleni allegata agli esiti delle due autopsie. Gli specialisti parlano di «infiniti controlli» su una sostanza che «non si analizza tutti i giorni»

10 aprile 2026