di
Gaia Piccardi, inviata a Montecarlo
Per Jannik non è stato un giovedì banale agli ottavi contro Machac: «Ho ancora poca preparazione su questi campi, ma nel momento del bisogno ho trovato le forze che mi servivano»
«Sono un po’ cotto» ammette il campione con il cantante. Il Country Club affacciato sul tennis è il posto delle ostriche aperte fronte mare, guardando Jannik Sinner lottare per sopravvivere con Tomas Machac, prodotto della scuola Sparta Praga, nouvelle vague ceca, ma l’onda più alta è azzurra e ce l’abbiamo noi. Superato il malore, agguantati i quarti di Montecarlo, Jannik accoglie la folata quotidiana di vippame da riviera. Usain Bolt martedì dopo l’esordio sul rosso, Umberto Tozzi ieri. C’è un ufficio stampa che lo ragguaglia su nomi, cognomi, professioni: lui è quello di Gloria, Ti amo, Notte Rosa, Jan. Ma il predestinato sarebbe nato vent’anni più tardi, che vuoi che ne sappia? È gentile per contratto, stanco, aggrappato all’asciugamano al collo: «Ce la metto tutta, ma sono cotto…».
Non è stato un giovedì banale, per lui, in ufficio, nonostante le apparenze. Break al primo game, riprendendo per la barbetta Machac che, al servizio, aveva osato salire 40-0. Break al terzo game. Ed è subito Sinner. Dieci minuti e 42” di partita, Italia-Repubblica Ceca è già 3-0; 6-1 dopo mezz’ora scarsa. Però questa è terra, non più cemento, e un granello di sghimbescio può far deragliare anche un treno in corsa. No, nella storia minima di Montecarlo edizione 2026 non ricorderemo il n.53 solo come roccioso sparring partner di Jannik Sinner in un assolato giovedì di aprile. È stato ben di più se l’azzurro non perdeva un set dal 19 febbraio, a Doha, con un altro ceco, Jakub Mensik, che lo eliminò dal torneo. Non a caso, è successo sul rosso. Il lungo brivido è da mettere agli atti nel secondo set: un passaggio a vuoto sinneriano sul 2-2, nell’ora più calda, rianima l’avversario. Jannik ha un evidente calo fisico, perde brillantezza, è rigido di gambe e schiena. Cinque occasioni di fuga (3 convertite) non gli evitano il tie-break, l’esercizio di cui è maestro. E invece Machac ritrova la mira: 2-0, 4-2, complice un Sinner impolverato e falloso. È un inedito doppio fallo (percentuale di prime bassa: solo il 46%) a mandare il ceco a set point: Jannik annulla con una seconda di servizio, poi Tommaso trova la forza di chiudere. 6-3 (7-6).

Diventa una sfida di testa, e in questo Sinner non teme nessuno. Il break al quarto game (3-1) conferma il teorema. Poi, sul 3-2, i duellanti chiamano in campo fisioterapista e medico: Machac si fa massaggiare il braccio, sfiancato dalla bordate; Sinner dice al dottore che gli gira un po’ la testa («Non mi sento tanto bene…»), forse ha una leggera nausea (poco prima aveva preso una compressa). Soffre. È il momento di stringere i denti. 4-2. 5-3. 6-3 con un ultimo break su un rivale sfinito, in agonia. È fatta. Ma cosa ha avuto, il n.2 del mondo? Lui ha parlato di un «calo di energia». Quando sulla superficie di Sinner si apre una crepa, sul lago di Braies s’incrina un metro cubo di ghiaccio. Le meraviglie della natura patiscono il cambio di stagione: Jannik ha ancora molta poca terra rossa sotto le suole in un’annata che fino al 20 marzo si è svolta sul cemento, dall’altra parte del pianeta: il passaggio dallo swing americano alla polvere di mattone europea è uno choc fisico e culturale, metabolizzarlo si conferma una sfida alta.
E quindi con Machac è successo che Sinner si è scoperto stanco all’improvviso. «Venivo da due tornei consecutivi, dodici match di fila: mi sono ritrovato in difficoltà perché ho ancora poca preparazione su questi campi, ma nel momento del bisogno ho trovato le forze che mi servivano» ha spiegato. E se la crepa degli altri progressivamente si allarga, uno dei talenti di Jannik è ricucire la sua. Rifiuto della sconfitta e disponibilità alla sofferenza: Sinner si nasce, non si diventa. S’interrompe la striscia di 37 set conquistati nei Master 1000. «Su una superficie diversa, il corpo reagisce in modo diverso ma sto bene». Nessuno dubita che oggi si presenti in campo con Auger-Aliassime. «Alzerò il livello». Devono crescere le prime (57% in totale), scendere i gratuiti (30): siamo in pieno rodaggio. E, anche così, la forbice in classifica con Alcaraz è sempre più sottile (190 punti, ora). Di solito, quando Sinner chiude la sua crepa, si spalanca quella altrui.
10 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA