di
Fabrizio Roncone

Toni da corsa alle urne anche tra gli avversari. E Bonelli è durissimo

Sulla piazza di Montecitorio l’aria è ancora frizzante, un caffè veloce in via degli Uffici del Vicario e poi subito dentro, ci si ritrova tutti nel corridoio che conduce in Transatlantico. I cronisti lavorano e vivono in compagnia, amici e sospettosi anche adesso mentre si va a vedere Giorgia Meloni come sta di umore, se è ancora la Meloni che conosciamo, a sentire cosa dirà di tutto quello che le è successo e ha fatto succedere in queste settimane lunghe e tremende in cui è un po’ scomparsa.

Perché non c’è stata solo la batosta, e che batosta, del referendum. Ci sono state le conseguenze immediate, le dimissioni del tragico terzetto governativo (composto dalla ministra Daniela Santanchè, dalla capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, e da Andrea Delmastro, il sottosegretario alla Giustizia che in pubblico faceva quello puntuto e severo e intanto era in società con gente legata al clan camorrista dei Senese). 



















































La tarantella è quindi proseguita con voci di rimpasti e, addirittura, con seducenti ipotesi di elezione anticipate. Tra retroscena e sondaggi (Fratelli d’Italia, per la prima volta, in calo), c’è stato poi un clamoroso susseguirsi di botti mediatici: il selfie tra la premier e Gioacchino Amico, un altro del clan Senese; le vicende sentimentali, diciamo così, del ministro Piantedosi; più il casino che hanno combinato al fantasmagorico ministero della Cultura, dove preferiscono finanziare un film di Pingitore piuttosto che un documentario su Giulio Regeni. 

E poi su tutto, sul governo e sul Paese, come una coperta pesante, il dramma delle guerre, la crisi economica ed energetica che si porta dietro quella in Iran, scatenata da Netanyahu, che ora bombarda pure i militari italiani dell’Unifil, e da Trump, per il quale sia Salvini che lei, la Meloni — si fa cronaca, si ricorda — avevano chiesto, in slanci di ammirazione e amicizia, il premio Nobel per la Pace.

La domanda è: come pensa di uscirne, la presidente del Consiglio?

È arrivata poco fa. Uno racconta di averla intravista come sempre da lontano. Dettagli: un taglio di capelli fresco e mosso, di parrucchiera fatta andare a casa all’alba, e un corposo quantitativo di fogli sotto al braccio. Il discorso della prima informativa (la seconda è prevista, alle 13, al Senato: ma la ciccia è qui, Conte, Schlein e la coppia Bonelli&Fratoianni stanno tutti qui) durerà 55 minuti. Il più lungo, dicono gli statistici, da quando è a Palazzo Chigi. Interrotto da 18 applausi rimbalzati dai banchi della maggioranza.

Leggo sugli appunti presi scarabocchiando: Meloni vuol concludere il mandato. «Nessun rimpasto, non mi dimetto, governeremo fino all’ultimo giorno». Frase cult: «Un sì ti conferma, un no ti riaccende». Poi graffia: «Non sono abituata a scappare, ci metto la faccia». Quindi va di mestiere, rivolta ai banchi, rumorosi, del Campo largo: «Vi vedo nervosi, colleghi…». Di simpatia, in romanesco, dopo l’ennesima ovazione dei suoi, alludendo alla relazione che stava leggendo: «Raga’, è ancora lunga, eh…». Di rabbia covata: «Dalle opposizioni palate di fango anche su mio padre morto!».

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E però: non un ragionamento sulla sconfitta del referendum. Quanto ai guai giudiziari del suo governo, non entra nel dettaglio. «Ho chiesto un passo indietro ad alcuni colleghi», e poi sollecita l’intervento della commissione Antimafia. Però, Santanchè e Delmastro: mai nominati. Prova a sfumare il tasso di amicizia con Trump: «Non siamo subalterni agli Usa». Si porta avanti: «Se la crisi con l’Iran continua, sospendere il patto di stabilità». Quindi elenca una serie di risultati (su lavoro, economia, immigrazione) e altri ne annuncia (i soliti: su casa e sicurezza).

Sensazione precisa: più che un’informativa, un comizio dei suoi. Forte e appassionato. Il primo di una campagna elettorale già cominciata e destinata a concludersi chissà quando (nelle prossime settimane, capiremo meglio).

Qui, nell’aula di Montecitorio, le siedono ai lati i due leader alleati. Matteo Salvini, sguardo torvo (forse riflette sul dato che la Lega è ormai strutturalmente il terzo partito della coalizione e che lui non azzecca mai la puntata: prima è un fan di Putin, e Putin diventa un criminale internazionale; poi si butta su Trump, e sappiamo come sta andando). Antonio Tajani, sguardo fisso dentro i suoi pensieri (tra cui: Marina Berlusconi che non vuole più Paolo Bareli come capogruppo, solo che Barelli è il suo consuocero, tipo che Tajani ci passa la sera di Natale: e così quello, cioè Barelli, gli ha detto che se ne va solo a patto di diventare sottosegretario).

Comunque, ripeto: siamo in campagna elettorale. Così non devono stupire i toni di Elly Schlein, diritti addosso alla premier: «In quattro anni, non avete fatto nulla!». E di Conte: «Lei, all’inizio del quarto anno, si presenta dicendo: vedremo, faremo…». Ma è quando inizia a parlare il verde Angelo Bonelli, che tutti restiamo senza fiato: è in giornata di grazia. Va a braccio. Durissimo, travolgente. Pure le occhiate di Fratoianni, lì accanto, sono piene di stupore. Ma che gli è successo ad Angelino?

Il racconto di Montecitorio può finire qui. Al Senato, un passaggio veloce. Più per dovere, che per necessità. Trovo la Meloni che si lamenta: «Alla Camera, solo insulti». Ma poi si alza Matteo Renzi.

Guardate: ha tutti i difetti del mondo, proprio tutti, d’accordo. Ma se domani arriva uno da Marte, glielo spiegate voi che non è lui il candidato premier del centrosinistra. «Siete un governo Vinavil!». Pausa. «La frase sul no che riaccende è bella, ma da Baci Perugina. Quando i cittadini ti dicono no, e si perde, non si fa il video con gli uccellini, come ha fatto lei, signora presidente, ma si va al Quirinale… e ci si dimette!». Altra pausa. «Lei dice: ci ho messo la faccia. Sì, quella della Santanchè. O quella di Delmastro».

Nient’altro. Sull’ultima pagina della Moleskine, c’è solo una nota: se becchi Piantedosi, ricordati di chiedergli se ha più visto la sua amica.


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10 aprile 2026 ( modifica il 10 aprile 2026 | 09:21)