Da quando è scattato il cessate il fuoco in Iran il traffico sullo Stretto di Hormuz, di fatto, continua a essere bloccato. L’accesso è limitato, condizionato e controllato dai pasdaran. Ieri l’agenzia di stampa russa Tass, citando una fonte iraniana di alto livello, ha fatto sapere che Teheran consentirà il passaggio dello Stretto a non più di 15 navi al giorno.

1) Quali navi stanno transitando per Hormuz?
Ieri la «Msg», battente bandiera del Gabon è stata la prima petroliera non iraniana a passare per Hormuz. Dall’avvio della tregua hanno attraversato lo stretto anche due petroliere iraniane e sei navi cargo. Una quota minima rispetto al livello pre-guerra, pari a una media di 140 navi al giorno.

2) Quali condizioni ha posto Teheran?
Nel documento in dieci punti presentato dagli ayatollah, l’Iran pretende di mantenere la gestione dello stretto, con un sistema di transito regolamentato dalle sue forze armate. Inoltre ha fatto approvare una legge in Parlamento per imporre il pagamento di pedaggi in criptovaluta alle petroliere cariche che transitano nello Stretto. La cifra ipotizzata è di un dollaro per ogni barile di petrolio (o equivalenti in gas).

3) L’Iran può davvero trasformare Hormuz in un «casello»? Cosa prevede il diritto internazionale?
Come hanno sottolineato i giuristi, l’imposizione di un pedaggio violerebbe la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, secondo la quale lo Stretto di Hormuz rientra tra gli stretti utilizzati per la navigazione internazionale ed è soggetto al regime di passaggio in transito. L’articolo 44 stabilisce che gli Stati rivieraschi, in questo caso Iran e Oman, non devono ostacolare il passaggio né possono sospenderlo. L’Iran ha firmato ma non ha ratificato la Convenzione.



















































4) Quanto potrebbe incassare Teheran, se riuscisse a imporre il pedaggio?
Secondo le stime di JP Morgan potrebbe guadagnare tra 70 e 90 miliardi di dollari l’anno, ipotizzando che si riesca a tornare a un flusso medio giornaliero di 100-130 navi.

5) Quanto potrebbe costare all’Italia il pedaggio?
L’Italia, prima della guerra, importava da Hormuz 22 milioni di barili l’anno secondo i dati Unem. Se a questa quantità si applicasse la tariffa di un dollaro al barile, che Teheran vorrebbe imporre, il costo sarebbe di 22 milioni di dollari l’anno. Non parliamo di cifre reali, ma di ipotesi dato che nessun Paese occidentale è disposto ad accettare il pedaggio e i transiti al momento sono bloccati.

6) Cosa significherebbe per Teheran riuscire a far pagare il passaggio da Hormuz?
Se l’ipotesi si concretizzasse, per il regime iraniano sarebbe una vittoria. Inoltre una tale violazione del diritto internazionale creerebbe un precedente pericoloso.

7) Quali sono i rischi?
L’introduzione di un pedaggio potrebbe spingere altri Paesi a rivendicare analoghi diritti. «Non possiamo legittimare qualsiasi richiesta di tassazione o pedaggio», ha dichiarato ieri l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, alla Cnn.
«È una strada molto pericolosa se la percorriamo, perché ci sono altre vie navigabili nel mondo che potrebbero essere le prossime».

8) Perché una ripresa del traffico non è ancora possibile?
La reale tenuta della tregua appare molto incerta. La riapertura di Hormuz, che il presidente americano Donald Trump aveva posto come condizione per il cessate il fuoco, è durata meno di ventiquattr’ore e l’altro ieri l’Iran ha spiegato che non riaprirà davvero lo Stretto fino a quando non si fermeranno i bombardamenti in Libano. Inoltre le autorità iraniane hanno detto che le navi in transito per Hormuz dovranno percorrere rotte alternative più vicine alla costa iraniana, per la possibile presenza di «mine».

9) Cosa dicono gli armatori?
Ieri l’Associazione degli armatori norvegesi, che rappresenta 130 società con circa 1.500 navi, ha spiegato che la situazione nello Stretto di Hormuz «rimane irrisolta e imprevedibile». Una posizione condivisa dalle italiane Assarmatori e Confitarma che evidenziano come dopo la tregua non sia di fatto cambiato nulla.

10) Quanto pesa questo stallo sui mercati energetici?
Da Hormuz passava circa il 20% dell’offerta di petrolio e di gnl via mare. Secondo gli esperti potrebbero volerci mesi se non anni per ripristinare completamente la produzione energetica del Golfo, dopo che numerosi impianti sono stati danneggiati dagli attacchi. Anche se lo Stretto riaprisse completamente, la situazione non tornerebbe alla normalità nel breve periodo.

10 aprile 2026 ( modifica il 10 aprile 2026 | 09:25)