di
Paolo Valentino

I vertici dell’MI5, il servizio di sicurezza e controspionaggio interno del Regno Unito, temevano che il libro del 1958 dello scrittore-spia potesse aver violato notizie altamente riservate, in violazione del Top Secret Act

Pochi scrittori del XX secolo hanno eguagliato la maestria e la poliedricità di Graham Greene. Nessuno come il grande autore inglese ha saputo tradurre in letteratura la brutalità, le ambiguità, le contorsioni morali, i raffinatissimi contesti intellettuali e sociali delle spy stories che scandirono il Secolo Breve, prima e durante la Guerra Fredda.

Lui stesso agente segreto al servizio del MI6 durante il Secondo Conflitto Mondiale, Greene in realtà continuò a collaborare con lo spionaggio estero del Regno Unito anche durante gli anni in cui la Cortina di Ferro divideva l’Europa e il mondo.



















































Ma nel 1958, poco dopo la pubblicazione di uno dei suoi capolavori, Il Nostro Agente all’Avana, Greene fu molto vicino all’essere arrestato, accusato dal controspionaggio inglese di aver rivelato notizie altamente riservate, in violazione del Top Secret Act, cui lo vincolava la sua attività anche da freelance.

Che cosa era successo? A rivelarlo è il Times di Londra, secondo cui la trama satirica del romanzo non piacque affatto ai capi del MI6, che si sentirono dileggiati e presi in giro dallo scrittore.

Il libro racconta la storia di James Wormold, mite venditore di aspirapolvere afflitto da problemi economici, soprattutto quelli causati dalla figlia diciassettenne, fervente cattolica ma anche amante della bella vita, a cui deve badare da solo, essendo stato lasciato dalla moglie.

Wormold si lascia arruolare dai servizi segreti britannici per fare qualche soldo, nonostante non abbia accesso ad alcun segreto. Così si inventa di sana pianta clamorose rivelazioni, con tanto di inesistente rete di collaboratori, arrivando fino a spedire a Londra pezzi di un’installazione militare segreta nascosta sulle montagne, che in realtà non sono altro che pezzi di aspirapolvere.

L’MI6 all’inizio crede a tutto, salvo iniziare ad avere dubbi e scoprire che è una truffa. Ma l’imbarazzo di dover rivelare pubblicamente la grottesca vicenda spingerà i servizi britannici a premiare Wormold con un posto fisso a Londra, dove potrà anche sposare Beatrice, l’agente inviata per controllarlo che si innamora di lui, e pagare il collegio di studi alla figlia.

A ispirare Greene erano storie vere, che lui conosceva molto bene, di agenti britannici e tedeschi che inviavano rapporti di intelligence fasulli, a volte per far piacere alla centrale, a volte per ingannare i nemici.

Ma il direttore del MI5 (il controspionaggio interno) dell’epoca, Rogger Hollis, non colse l’ironia e chiese che lo scrittore-agente fosse incriminato, per aver utilizzato informazioni avute al tempo del suo stazionamento in Sierra Leone e a Londra, accusandolo di mettere in pericolo la sicurezza nazionale.

A salvare Greene da un processo e dal carcere fu l’intervento dell’agente «C», al secolo Dick White, che era stato il capo di Hollis al controspionaggio e ora dirigeva l’MI6.

Avrebbe scritto Greene: «Non c’è alcuna censura per i romanzi. Ho appreso che l’MI5 ha suggerito al MI6 di incriminarmi per violazione di segreti di Stato. Ma quali segreti avrei tradito? Forse la possibilità di usare cacca di uccello come inchiostro simpatico?».

A rivelare quanto Greene fu prossimo all’incriminazione fu un altro giovane agente del controspionaggio di Sua Maestà, che discusse del caso con i consulenti legali del MI5: «Era arrivata una copia avanzata di Our Man in Havana, quando ancora non era finito – avrebbe ricordato –. La lessi. Usando informazioni acquisite al tempo in cui lavorava per l’MI6, Greene aveva descritto perfettamente il rapporto tra un capo missione dell’intelligence e un agente sul campo. Sarebbe dovuto andare in prigione. Per mesi guardai i giornali per cercare la notizia del suo arresto. Ma la fece franca».

La giovane spia si chiamava David John Moore Cornwell e sarebbe diventato celebre come John Le Carré. Il resto è storia.

10 aprile 2026