di
Pietro Amante

Gli effetti più marcati derivano dall’interazione tra condizioni ambientali, sociali e politiche. Ecco quali sono i fattori di rischio e quelli protettivi

Uno studio internazionale, pubblicato in simultanea in 34 Paesi, dimostra che l’età biologica del cervello può essere accelerata o ritardata da fattori di rischio ambientale (inquinamento atmosferico, disagio abitativo e lavorativo) e da fattori protettivi (benessere socioeconomico, accesso all’assistenza sanitaria). Gli effetti più marcati derivano dall’interazione tra condizioni ambientali, sociali e politiche. L’articolo è pubblicato su Nature Medicine.

Ma in che modo l’insieme degli ambienti in cui le persone vivono influenza la velocità di invecchiamento del cervello umano? Utilizzando i dati di 18.701 individui, lo studio dimostra che l’esposoma (l’insieme cumulativo di esposizioni ambientali, sociali e politiche cui gli individui sono esposti nel corso della vita) opera in modo sindemico: quando due o più problemi di salute si presentano in contemporanea e interagiscono in modo da peggiorarsi a vicenda, con molteplici esposizioni concomitanti che hanno effetti molto significativi, influenzando l’invecchiamento cerebrale sia negli individui sani sia in quelli affetti da patologie neurodegenerative.



















































73 fattori ambientali 

I ricercatori hanno quantificato 73 diversi fattori ambientali, misurati a livello nazionale, che spaziano dall’inquinamento atmosferico alla variabilità climatica, dalla disponibilità di spazi verdi alla qualità dell’acqua potabile, dalle disuguaglianze socioeconomiche a molteplici indicatori del contesto politico e democratico. Considerati nel loro insieme, questi fattori spiegano fino a 15 volte più varianza nell’invecchiamento cerebrale rispetto a qualsiasi singola esposizione. Questa scoperta evidenzia un cambiamento fondamentale: le influenze ambientali sulla salute del cervello sono cumulative e non lineari, con interazioni tra i diversi ambiti che ne amplificano l’impatto biologico.
Afferma Agustín Ibáñez, ricercatore principale e autore corrispondente dello studio: «Il nostro obiettivo era verificare se gli effetti combinati e sindemici delle esposizioni ambientali spiegassero meglio la variabilità dell’invecchiamento cerebrale nelle popolazioni rispetto alle singole esposizioni o alle singole diagnosi cliniche».

L’analisi 

Lo studio identifica marcatori cerebrali distinti ma complementari: le esposizioni fisiche combinate (aumento dell’inquinamento, temperature estreme e mancanza di spazi verdi) sono risultate associate soprattutto all’invecchiamento cerebrale strutturale, in particolare a livello di regioni centrali per la memoria, la regolazione emotiva e le funzioni autonome. Questi cambiamenti strutturali sono coerenti con meccanismi quali neuroinfiammazione, stress ossidativo e disfunzione vascolare, tutti fattori che possono contribuire alla degenerazione tessutale.
Al contrario, fattori socioeconomici come povertà, disuguaglianza e mancanza di supporto possono avere una forte influenza sull’invecchiamento cerebrale. Queste pressioni sono collegate a un invecchiamento più rapido nelle aree cerebrali responsabili del pensiero, delle emozioni e del comportamento sociale.
Ciò potrebbe accadere perché il cervello si adatta in modo costante allo stress cronico. In effetti, queste sfide sociali combinate possono avere un impatto sull’invecchiamento cerebrale persino maggiore di malattie come la demenza e il declino cognitivo. Nel complesso, questo effetto è coerente in diverse misurazioni cerebrali, gruppi clinici e valutazioni a lungo termine.
Per Agustina Legaz, prima autrice dello studio, Atlantic Fellow presso il GBHI e ricercatrice all’Università di San Andrés di Victoria, Buenos Aires, Argentina, il lavoro «fornisce un quadro quantitativo per comprendere come molteplici esposizioni ambientali influenzino in modo congiunto l’invecchiamento cerebrale, al di là dei singoli fattori determinanti». Sebastián Moguilner, co-primo autore, Atlantic Fellow e ricercatore all’Università di Harvard di Cambridge, Massachusetts, aggiunge: «La combinazione di neuroimaging multimodale e modelli non lineari ci permette di identificare i fattori complessi che collegano le esposizioni ambientali su larga scala alla connettività cerebrale». 
Hernán Hernández, co-autore principale dello studio e ricercatore presso il Latin American Brain Health Institute (BrainLat), sottolinea che «l’inclusione di diversi paesi e gruppi clinici evidenzia la diversità globale degli effetti sindemici sulla salute cerebrale».

Strategie efficaci 

Quali sono le implicazioni e le possibilità di cambiamento derivanti da questi risultati? I risultati hanno importanti implicazioni per la prevenzione, la salute pubblica e le politiche socio-sanitarie. Le attuali strategie per promuovere un sano invecchiamento cerebrale si concentrano spesso sui comportamenti individuali (dieta, esercizio fisico o allenamento cognitivo) o sul trattamento delle malattie una volta che segni e sintomi si sono manifestanti. Sebbene questi approcci siano di fondamentale importanza, essi affrontano solo una parte del quadro dei rischi. Molti fattori che contribuiscono all’invecchiamento cerebrale agiscono a livelli strutturali più ampi, tra cui le condizioni ambientali, le disuguaglianze sociali e la stabilità istituzionale.
Le politiche finalizzate a ridurre l’inquinamento atmosferico, ampliare l’accesso agli spazi verdi urbani, migliorare la qualità dell’acqua potabile e rafforzare i sistemi di protezione sociale potrebbero quindi avere benefici misurabili sulla salute cerebrale a livello di popolazione. Promuovere un sano invecchiamento cerebrale richiede quindi un’azione coordinata e multisettoriale che vada oltre i soli sistemi sanitari. Strategie efficaci dovrebbero integrare:

  • la regolamentazione ambientale (riduzione delle emissioni derivanti dai combustibili fossili e miglioramento della progettazione urbana),
  • le politiche sociali (garanzia del benessere di base e miglioramento dell’istruzione e dell’accesso alle risorse),
  • il rafforzamento istituzionale (sostegno alla democrazia attraverso il miglioramento della partecipazione civica e l’ampliamento della rappresentanza locale).

Questi risultati evidenziano la necessità di coordinare gli sforzi nei settori della sanità pubblica, dell’ambiente, dello sviluppo urbano e delle politiche pubbliche per ridurre il carico cumulativo di agenti inquinanti e promuovere traiettorie di invecchiamento cerebrale più sane, sia a livello individuale sia di popolazione. 

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10 aprile 2026