Succede. Purtroppo, di questi tempi, l’informazione ha il goliardico vizio di non voler verificare le fonti. Eppure, con la storia di una società non si può giocare e nemmeno scherzare. Nelle ultime ore sono rimbalzate voci di una cessione del titolo sportivo da parte della Openjobmetis Varese e di Scola a Gerry Cardinale, proprietario del Milan e della società RedBird. Il tutto per entrare a far parte di NBA Europe. Succede. Questione di fake news. Ma entriamo nel merito.
QUESTIONE DI FAKE NEWS
Questione di fake news. Che rimbalzano, fanno eco, amplificano voci infondate e inesistenti. Prudono, un po’ destabilizzano. Rendono il clima pesante. Gerry Cardinale (una sua delegazione) e Scola stanno trattando per il futuro. All’imprenditore americano Varese fa gola perché ha instaurato in Italia un modello di sviluppo delle risorse, delle giovanili, della società che è all’avanguardia. E che è appetibile. Il lavoro fatto da Scola da quando è diventato amministratore delegato ha volutamente preso questa direzione. Con la valorizzazione del patrimonio umano dei ragazzi che giocano a Varese, con l’apertura ai dati, alle analisi, ad un gioco diverso, rispetto a quanto si era visto finora in Italia. Con la scelta di un modello sostenibile economicamente voluto per attirare nuove forze economiche e nuovi investitori. Ma il titolo sportivo e il trasloco in un’altra città sono semplicemente fake news.
Scola sa perfettamente qual è il valore del basket a Varese. Qui, dove il verde addensa i prati e il blu riempie il cielo e il lago, il basket è una religione. Il playground è la salvezza e il sogno dei ragazzi. Il palazzetto è il teatro di riferimento della città. Dove estasi e dramma si interscambiano vicendevolmente ogni settimana. Nessuno, per queste ragioni, ha mai parlato di cessione di titolo sportivo. Scola ha anzi posto dei vincoli importanti, li riporta nuovamente oggi la Prealpina che svela i dettagli di un preliminare accordo fra l’AD argentino e Cardinale.
Ma le notizie vanno verificate, soprattutto quelle che sono circolate nei giorni scorsi e che hanno alzato polveroni inutili e inasprito l’ambiente. Riportarle, tanto per dare luce a qualcosa non ha molto senso. Dietro ogni società, che sia Varese, Cremona o Trieste, c’è una realtà cittadina radicata nel territorio che si nutre di basket. Lo vive, lo pratica, lo segue come una religione. Probabilmente, andrebbe posta molta più attenzione quando si parla di questi temi sensibili, soprattutto perché a rimetterci poi è l’ambiente intorno in un finale di stagione che è ancora tutto da scrivere.