di
Barbara Visentin

La cantautrice e polistrumentista racconta il nuovo album «Sacro»: «C’è molta festa e si spazia fra i generi»

Il primo brano porta il nome della mamma, «Maria», e l’ultimo, «Bariamore», è scritto insieme alla sorella Nicole e registrato in casa, spoglio così com’è nato. Il nuovo album di Serena Brancale è un cerchio che abbraccia tanti affetti, ma racchiude anche altri capitoli importanti di vita e di carriera e per questo, spiega la cantautrice e polistrumentista, si intitola «Sacro».

«Non è un fatto religioso, ma è sacro perché racconta la mia famiglia e perché è un lavoro che è partito quattro anni fa, con la mia ricerca sul vernacolo e sul folklore, e prova a unire i generi in modo internazionale. È un capitolo della mia vita in cui ho avuto il coraggio di raccontarmi come persona, senza giocare con il personaggio, ma contiene anche molta festa».



















































Se a Sanremo, con «Qui con me», Brancale ha portato la parte più struggente della perdita di sua mamma, «mi piaceva parlare di lei anche in modo meno nostalgico, con “Maria”, un brano festoso come lo era lei», spiega. Il Festival, però, ha avuto una funzione terapeutica: «Sono andata lì come una figlia che parla a una madre ed è stata una settimana di meraviglia, di pianti di gioia e di soddisfazione per aver sconfitto una paura – racconta la 36enne pugliese -. Non c’era tanto la tristezza quanto il riuscire finalmente a dirle qualcosa che non sono riuscita a dirle in vita».

La sorella Nicole ha diretto l’orchestra, ma l’ha anche sostenuta prima del viaggio: «Ero titubante, non sapevo se quel brano fosse l’idea giusta e lei è stata molto presente nella decisione, mi ha dato man forte nello sconfiggere questa paura. Sul palco era con me, ci guardavamo, e dopo quella settimana non c’è stato bisogno di dirci altre cose».

La classifica, che inizialmente la vedeva fra i possibili vincitori, non l’ha delusa: «Il nono posto mi ricorda Mia Martini con “Almeno tu nell’universo” e poi io non sono competitiva, mi sono preoccupata quando mi dicevano che ero favorita. “Qui con me” non è una hit radiofonica, nasce solo dalla voglia di cantare qualcosa di importante e sto ricevendo tantissimo amore. Siamo tutti fragili, ho cantato quella fragilità e ora vedo la gente che apprezza, che mi scrive e mi abbraccia perché si rivede nel brano. Vuol dire che ho vinto, è arrivato il messaggio e quindi ho fatto bene il mio lavoro».

Adesso è tempo di celebrazioni, anche con un lungo tour che parte il 30 aprile da Londra e si chiude a ottobre nella sua Bari: «Questo album è voglia di sorridere, flamenco e salsa. Io sono molto più questo che la ballad sanremese, quella è stata una parentesi di cui avevo bisogno». 

Fra atmosfere spagnoleggianti e dialetti del sud Italia, fra «voglia di viaggiare, cantando generi diversi», trovano posto anche tanti ospiti, da Sayf a Gregory Porter, da Alborosie a Omara Portuondo. 

Il nuovo singolo «Al mio paese», con Levante e Delia, è uno dei brani in cui Brancale gioca con i cliché del Meridione: «Ci sono tanti luoghi comuni stupendi che trovo sacri. E tutte e tre ci ritroviamo in immagini simili che quando siamo lontane dal Sud ci mancano, dalla donna seduta per strada al dover andare a salutare tutti i parenti, altrimenti si offendono».

Il brano mette anche in risalto un altro aspetto del disco: «“Sacro” è un lavoro al femminile, per tanti motivi – osserva Brancale -. Ci sono tante immagini di donne, la gitana, la mia famiglia matriarcale, mia sorella, le mie amiche. Non entro troppo nell’idea del messaggio, è più una celebrazione della libertà della donna».

Libertà che, in primis, è la sua: «Mi piace essere qualcosa e poi cambiare, come una bambina che scopre cose nuove e si cimenta. L’anno prossimo vorrei scrivere un album soul e poi fare r’n’b. Mi auguro di rimanere curiosa e un po’ incosciente, senza sentirmi mai arrivata».

10 aprile 2026 ( modifica il 10 aprile 2026 | 18:03)