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Greta Privitera, da Islamabad
Nodi difficili da sciogliere: dal transito libero nello Stretto all’arricchimento dell’uranio e alle milizie alleate
Sul tavolo dei negoziati, gli uomini della Repubblica islamica depongono un foglio con dieci punti precisi. Gli americani ne avevano preparati quindici, ma Donald Trump — in cerca di un’exit strategy — ha dato il via libera a partire proprio da quella bozza iraniana, nella speranza di imbastire una tregua e di venire fuori dal groviglio di questa guerra che lui e Benjamin Netanyahu hanno innescato 42 giorni fa.
Non si tratta di trattative facili, e se resta impossibile prevedere come andrà la prima giornata di colloqui a Islamabad, già il semplice confronto tra i due piani lascia intravedere quali saranno i cinque nodi da sciogliere, per usare un eufemismo generoso.
Un esempio: Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha detto che due requisiti — un cessate il fuoco in Libano e lo sblocco dei beni iraniani sotto sequestro — «devono essere soddisfatti prima che inizino i negoziati».
Lo Stretto di Hormuz
Donald Trump reclama a gran voce la riapertura totale dello Stretto di Hormuz, snodo vitale di questo conflitto: consegnare il controllo dell’area agli iraniani equivarrebbe, per gli alleati americani nel Golfo, a uno «scenario da incubo». Nella proposta degli ayatollah, però, Teheran intende tenere salde le redini del passaggio, con il ministro Abbas Araghchi che promette transiti sicuri sotto la gestione militare iraniana, senza però specificare se si tratti di un allentamento concreto della morsa. Secondo le fonti, il piano autorizza Iran e Oman a imporre una tariffa fino a due milioni di dollari per nave, destinando i proventi alla ricostruzione del Paese. Se i colloqui di Islamabad andassero a monte, Teheran potrebbe sempre chiudere di nuovo lo stretto, rigiocando la sua carta maestra.
Il programma nucleare
A un mese dall’inizio della guerra, il motivo originario sembra quasi svanito nella memoria, ma il 26 febbraio — due giorni prima che iniziassero i raid israeliani e americani — le delegazioni di Teheran e Washington sedevano a Ginevra per discutere di nucleare. Da decenni, Stati Uniti e Israele accusano gli ayatollah di ambire alla bomba atomica, accusa che la Repubblica islamica ha sempre smentito. Nel piano in dieci punti, l’Iran rivendica il diritto all’arricchimento dell’uranio e la revoca delle risoluzioni dell’Aiea, mentre gli americani pretendono arricchimento zero e la consegna dei 400 chili di uranio già portati al 60 per cento.
Gli «alleati»
La spinosa questione degli «alleati», e dunque anche Hezbollah libanese, resta il nodo più rovente, capace di far saltare la tregua prima ancora dell’avvio dei colloqui, con gli attacchi di Netanyahu in Libano che continuano a infiammare il fronte. Gli iraniani esigono che Israele e Stati Uniti cessino le operazioni contro le loro milizie alleate, mentre Washington pretende che Teheran interrompa finanziamenti e sostegno a Hezbollah, Hamas, Houthi e milizie sciite irachene.
Basta attacchi
L’Iran vuole garanzie ferree: niente più raid sul suolo nazionale. Ai mediatori avrebbe chiesto un garante di peso, come Cina o Russia. E pure il ritiro delle truppe Usa dalla regione. Washington non sarà d’accordo, specie nei giorni caldi dopo un’ipotetica intesa. Dicono i mediatori al Wall Street Journal che Teheran avrebbe già fatto un passo indietro su questo punto. Ma gli Usa, dal canto loro, premono per limitare le capacità militari iraniane.
Compensazione
Teheran chiede la revoca di tutte le sanzioni primarie imposte da Washington. Ma la loro cancellazione richiede un via libera del Congresso, che difficilmente accetterà di abbandonare molte delle misure legate alle accuse di «attività terroristiche» e agli «abusi dei diritti umani».
Da settimane gli ayatollah lo ripetono: vogliono essere risarciti dei danni di guerra. Una richiesta a cui Trump non pare intenzionato a cedere. Teheran e i negoziatori, però, hanno ipotizzato l’uso dei ricavi di un eventuale pagamento per il transito nello Stretto di Hormuz come forma di risarcimento.
10 aprile 2026
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