Una lettera inviata da Aci Europe al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas è stata pubblicata dal quotidiano economico-finanziario britannico Financial Times. Nel documento l’associazione esprime forti preoccupazioni riguardo alla disponibilità di carburante per gli aerei, in grado di garantire un’autonomia per circa 20 giorni. L’appello ad un intervento europeo

Armando Bavaro

10 aprile – 17:00 – MILANO

Gli aeroporti europei rischiano una carenza “sistemica” di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane: l’allarme è stato lanciato da Aci Europe, l’associazione che rappresenta gli aeroporti dell’Unione Europea, la quale ha affermato in una missiva che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre “l’impatto delle attività militari” sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture. Lo riporta il Financial Times, che ha visionato la lettera inviata dai rappresentanti dell’Airports Council International Europe al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas. Nel documento, l’associazione guidata da Stefan Schulte sottolinea le “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale riguardo alla disponibilità di carburante per aerei, nonché alla necessità di un monitoraggio e di un intervento proattivo da parte dell’Unione Europea”. A Bruxelles, chiaramente, gli occhi sono puntati sulla situazione in Medio Oriente, con la guerra in Iran (scoppiata il 28 febbraio scorso, in seguito all’attacco congiunto degli Stati Uniti e di Israele) che sta condizionando anche le attività nel Vecchio Continente. “Se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane – si legge nel testo della missiva pubblicata dal quotidiano economico-finanziario britannico -, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l’Ue”. Queste preoccupazioni si acuiscono in concomitanza con l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, “quando il trasporto aereo alimenta l’intero ecosistema turistico su cui fanno affidamento molte economie europee. Al momento non esiste una mappatura, una valutazione o un monitoraggio a livello europeo della produzione e della disponibilità di carburante per aerei, ma una crisi dell’approvvigionamento comprometterebbe gravemente le operazioni aeroportuali e la connettività aerea, con il rischio di gravi ripercussioni economiche per le comunità colpite e per l’Europa in caso di carenza sistemica di carburante per aerei”. 

crisi petrolifera—  

Tutto ruota, come sempre, intorno al collo di bottiglia che rappresenta la rotta di transito per circa il 40% delle forniture mondiali di carburante per aerei. Quando sembrava che lo stretto di Hormuz stesse per riaprire, dopo la tregua di due settimane stipulata da Stati Uniti e Iran, il direttore generale dell’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (Iata) Willie Walsh aveva già spiegato che che ci sarebbero voluti mesi prima che le forniture e i che prezzi del carburante per aerei si normalizzassero. Alcuni paesi asiatici, come il Vietnam, hanno iniziato a razionare il carburante per aerei a causa delle carenze, ma l’Europa finora non ha registrato carenze diffuse, sebbene i prezzi del carburante siano raddoppiati e le compagnie aeree abbiano avvertito della possibilità di cancellazioni. I principali vettori europei affermano di avere carburante a sufficienza per diverse settimane, ma i fornitori non sono in grado di garantire consegne fino a maggio. Nel primo fine settimana di aprile, quattro aeroporti italiani (Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia) hanno introdotto restrizioni sul carburante per aerei dopo l’interruzione delle consegne presso un fornitore chiave, Air Bp Italia, società fa parte del colosso britannico Bp, sebbene la carenza non fosse direttamente collegata allo Stretto di Hormuz.