di
Federico Fubini
Uno spread mai visto prima: nelle ore di piena luce il fotovoltaico porta il prezzo medio dell’energia elettrica vicino allo zero, poi entra in gioco il gas e il costo si impenna a livelli non lontani da quelli del 2022
C’è un nuovo spread oggi in Italia. Solo che questo, a differenza di quello fra titoli di Stato, più si allarga e più crea opportunità. È la differenza di costo fra prezzi massimi e minimi dell’energia elettrica nelle diverse ore del giorno. Nelle ultime settimane con la chiusura dello stretto di Hormuz questo scarto ha raggiunto livelli mai toccati nella storia del Paese: nelle ore di piena luce la produzione di fotovoltaico sta portando per la prima volta il prezzo medio dell’energia elettrica vicino a zero euro a megawattora oppure, in certi casi, letteralmente a zero.
Quando il sole tramonta invece e il prezzo torna a essere determinato dal gas, il costo si impenna a livelli non lontani da quelli toccati durante lo choc energetico del 2022.
In questo l’Italia registra una grande differenza proprio rispetto a quella crisi, seguita all’aggressione della Russia all’Ucraina. Allora il prezzo dell’elettricità salì e restò elevato in modo omogeneo durante tutte le ore del giorno. Oggi l’energia solare diventa molto più rilevante già solo perché la sua quota è salita da circa il 10% della produzione elettrica nel 2022 al doppio quest’anno.
Il prezzo unico nazionale (Pun)
Il fenomeno attuale è legato alla chiusura di Hormuz e all’interruzione delle forniture di gas liquefatto dal Qatar. Pur con continue oscillazioni, il prezzo del gas naturale è aumentato di circa il 50% dalla metà di febbraio alla prima decina di giorni di aprile. Il prezzo dell’elettricità è seguito. Il Pun, Prezzo unico nazionale pubblicato ogni giorno dal Gestore dei mercati elettrici, ha registrato dei massimi orari saliti da livelli compresi per lo più fra cento e 135 euro a megawattora verso la metà di febbraio a massimi fino a oltre 180 euro a megawattora negli ultimi giorni.
L’impatto sulle tasche delle famiglie e sui bilanci delle imprese è immediato: il Pun è il prezzo unico all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia, determinato dall’andamento della borsa elettrica in base all’equilibrio fra domanda e offerta. C’è però un aspetto del quale in Italia non si parla molto: in alcune ore del giorno il prezzo unico nazionale sta scendendo moltissimo. Lunedì scorso fra le tre e le quattro del pomeriggio il Pun era a 50 centesimi a megawattora, mentre alle otto di sera era risalito a 160. Sabato scorso alle otto di mattina il prezzo era 181 euro a megawattora, mentre alle tredici era crollato a 12 euro e alle tre del pomeriggio addirittura a meno di sei euro a megawattora. All’ora di cena, era risalito a 176 euro: più che decuplicato, in appena metà giornata.
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Le escursioni dei prezzi
La ragione, naturalmente, è nell’energia solare. La diffusione degli impianti fotovoltaici è sempre maggiore in tutto il Paese, dunque ha un impatto non solo al Sud ma nella media nazionale. Di conseguenza sono sempre più numerosi i giorni dell’anno con queste enormi escursioni dei prezzi: molto alti quando è il gas la fonte determinante per assicurare un’offerta di elettricità pari alla domanda in condizioni di scarsa luce diurna; bassissimi invece quando è il fotovoltaico a chiudere lo scarto fra domanda e offerta.
Massimo Beccarello dell’Università Milano Bicocca calcola che i giorni con uno spread elettrico superiore ai 120 euro a megawattora sono passati da 16 a 38 fra il 2024 e l’anno scorso e confermano la tendenza all’aumento quest’anno. È in corso quella che Beccarello definisce «una trasformazione strutturale del mercato» che rende razionale valutare nuovi investimenti nelle batterie di accumulo: con quelle il contenimento dei prezzi elettrici sarebbe spalmato nel corso della giornata. Certo il governo e l’autorità dell’energia hanno l’opportunità per invitare i famiglie e imprese a trasferire alcuni consumi elettrici nelle ore di maggiore luce.
Le rinnovabili
Resta da capire se l’esperienza della guerra del Golfo spingerà l’Italia ad accelerare sulle rinnovabili. Agostino Re Rebaudengo, vicepresidente per l’Energia della Federazione industrie delle costruzioni, osserva che la Germania di Friedrich Merz — pur critica verso il Green Deal europeo — sta installando potenza solare e eolica a ritmi tripli rispetto all’Italia. Certo per ora l’Europea reagisce al blocco di Hormuz (anche) in senso opposto: l’import di gas liquefatto dalla Russia a marzo è salito del 38% rispetto a un anno prima.
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11 aprile 2026 ( modifica il 11 aprile 2026 | 08:17)
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