A forza di sorrisi forzati, risposte non date, dribbling dialettici e versioni inevitabilmente di parte, il rischio che la situazione prima o poi deflagrasse era dietro l’angolo. E così dopo la conferenza di Gasperini di giovedì dove il tecnico aveva delineato la sua personale road map per il futuro non risparmiando le solite frecciate alla dirigenza («Calciatori con contratti alti non possiamo trattarne, troppi giovani abbassano le ambizioni, occorre una via di mezzo e l’ideale è il target Malen–Wesley. Poi se ne trovi 10 bravo, se ne trovi 2 ne metti 2. Il rapporto con Ranieri e Massara? Il mio unico obiettivo è cercare di migliorare le squadre e renderle più forti, quando è così funziona tutto benissimo») è arrivata la risposta di Ranieri. Diretta, frontale, che inevitabilmente farà discutere. Non un bel segnale, perché se si comincia a parlare attraverso i media, questo certifica l’incomunicabilità tra le parti.
DIRETTO
E Claudio, per una volta, ha messo da parte la diplomazia: «Sono d’accordo con Gasperini. Tutti i giocatori arrivati sono stati però visionati e approvati sia da me che da lui. Vero che abbiamo preso Malen e Wesley, ma anche gli altri. Troppo facile dire solo Malen e Wesley, abbiamo preso anche Ferguson… Si è poi perso del tempo dietro a Sancho, ci abbiamo provato fino all’ultimo ma lui non è voluto venire. E così abbiamo perso occasioni importanti, alcuni giocatori non piacevano a Gasperini e non li abbiamo presi». Ma non finisce qui.
Perché Ranieri è un fiume in piena: «Abbiamo cercato di dare all’allenatore una squadra che lo scorso anno è arrivata a un punto dalla Champions e dei giovani da far maturare». Una sottolineatura, quel «Abbiamo dato una squadra ad un punto della Champions» che non passa inosservata. E dopo Sky, il Senior Advisor affonda il colpo a Dazn: «Avevamo stilato una lista di 5/6 allenatori, tre non sono venuti e la società ha scelto Gasperini. Abbiamo scelto lui per quello che aveva fatto all’Atalanta, cioè partire con dei giovani e piano piano portarli su grandi palcoscenici. Abbiamo preso dei giovani e parlo al plurale perché lo ripeto, li abbiamo scelti insieme, Gasperini compreso. Non c’è stato un giocatore che è venuto e lui non lo sapesse o lui non l’approvasse».
Parole che se da un lato rimandano al mittente alcune allusioni/considerazioni del tecnico dall’altro certificano come Gasp non fosse la prima scelta della Roma. In effetti all’epoca il club provò, prima dell’Inter, a lusingare Fabregas: niente da fare. L’altro profilo contattato fu Pioli che doveva liberarsi dall’Al Nassr ma che poi, non ricevendo risposte certe, scelse la Fiorentina. Il terzo potrebbe essere Farioli. Un contatto con il toscano lo ammise proprio Ranieri, congelandone però la candidatura: «Sta facendo bene, è giovane e aspetterà». Finale a sorpresa: «Se mi piacerà continuare in questo ruolo continuerò, altrimenti no. Non sto a fare il garante di nessuno, io amo la Roma. Come mi sono fatto da parte da allenatore, così potrò fare da senior advisor». Parole che somigliano molto ad un aut aut. Della serie io o lui.
DRIBBLING DIALETTICI
E siccome Gasperini deve aver capito la situazione molto delicata non ha voluto ulteriormente replicare. Nemmeno davanti a pressanti sollecitazioni, avvenute soprattutto in sala stampa, il tecnico ha preferito sviare lasciandosi andare soltanto ad una fugace riflessione sul mercato estivo: «Ho lasciato libera scelta per quanto riguarda i giocatori che non conoscevo, ho indicato solo due giocatori importanti e ne è arrivato uno. All’inizio era determinante per me lavorare con gli attaccanti, perché perdevamo Shomurodov e non pensavamo di perdere Saelemaekers. La mia priorità era questa. Ho sempre battuto il chiodo su questo, poi purtroppo ci sono state difficoltà enormi quest’estate. Con Ranieri non ho avuto screzi, anzi condividevamo questa necessità. Le sue parole? Ne parleremo. Sull’Atalanta però sarebbe meglio non pronunciarsi. Se sapevo dei tre allenatori prima di scegliere me? Dinamiche normali». Quello che non è normale, infatti, è tutto il resto.
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