Le armi di Sinner per superare Alcaraz: servizio rivoluzionato e palla corta

(di Gaia Piccardi, inviata a Montecarlo) Se la roccia non si sgretola, la roccia torna roccia. Non è una massima di Confucio: è la legge di Jannik Sinner. Il quarto di finale a Montecarlo non è la passeggiata con Humbert ma nemmeno il match di penitenza con Machac. Recuperate le forze con una bella dormita dopo la crisi energetica improvvisa di giovedì (continuano le ricerche della causa organica di un problema non inedito), Sinner gestisce con mestiere la pratica Auger Aliassime, un rivale da maneggiare con cautela causa brutto ricordo datato 2022: facile vittoria del canadese sul rosso, in altura, a Madrid. Preistoria, rispetto al giocatore che Sinner è diventato oggi.
​Sotto un tetto di nuvole, di nuovo pienamente efficiente, riemergono i dettagli che spiegano perché il margine in classifica con Carlos Alcaraz, spietato ieri con Bublik, è ridotto a 190 punti secondo il live ranking, 240 in base ai complessi calcoli dell’Atp che conteggiano i tornei obbligatori e costringono l’azzurro a scartare ulteriori 50 punti come risultato peggiore dei 19 tornei giocati. All’inizio della stagione la differenza tra predestinati era di 550, dopo l’Australian Open 3350, all’inizio del primo Master 1000 sul rosso 1190. Niente panico. L’aritmetica è semplificabile dicendo che, se arriva in fondo a Montecarlo con un risultato migliore di Alcaraz, Jannik si riprende il trono.

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