Ma non è la prima volta che Chantal Pinzi, premiata World Press Photo Contest 2026 per il progetto Farīsāt: Gunpowder’s Daughters – che racconta un gruppo di donne che sfidano una tradizione equestre marocchina storicamente maschile con una narrazione fotografica che intreccia in maniera poetica identità, emancipazione e tradizione – si confronta con il mondo delle donne.

Malgrado la giovane età lo aveva già fatto In Colombia, per raccontare la resilienza delle donne wayuu contro lo sfruttamento minerario. In India per raccontare le donne lottatrici delle regioni rurali e le pochissime skater donne che si ribellano ai pregiudizi maschili in equilibrio su una tavola. Quindi in Marocco, dove ha inaugurato nel 2022 il progetto Shred the Patriarchy – Distruggi il patriarcato – che l’ha portata dritta dritta al suo primo World Press Photo con le immagini dedicate alle amazzoni marocchine, le Farisāt della Tbourida, spettacolo tradizionale che rievoca le tecniche di combattimenti a cavallo tipicamente arabi.

Farīsāt Gunpowders Daughters © Chantal Pinzi Panos Pictures

Farīsāt: Gunpowder’s Daughters

© Chantal Pinzi, Panos Pictures

Perché questa attenzione per i mondi femminili?
«Perché la storia è spesso raccontata dagli uomini e quindi diventa fondamentale dar loro una voce. E poi perché, come giovane donna, posso accedere a sfere femminili inaccessibili per un uomo. A volte in alcune culture si ha la percezione che le donne siano meno pericolose ed è quindi più facile che accettino la presenza di una donna che scatta. Inoltre, mi piace fotografare le donne perché si creano rapporti di amicizia. Per esempio, con le donne marocchine stiamo continuando a scriverci e vorrei tornare in Marocco per il matrimonio di una di loro».

Com’è nato il progetto Farīsāt: Gunpowder’s Daughters per il quale sei stata premiata?
«Avevo già iniziato a lavorare in Marocco nel 2022 per il progetto Shred the Patriarchy – Distruggi il patriarcato che riguardava giovani donne marocchine che praticano skateboard – Chantal ha praticato a lungo questo sport e tutt’ora si sente parte della community, come la chiama – Volevo lavorare ancora sullo sport e le donne focalizzandomi su quelle norme sociali che impediscono la partecipazione femminile a causa dei pregiudizi. Così ho notato che erano quasi sempre uomini ad andare a cavallo e ho scoperto che c’era proprio un codice familiare. Dal 2024 però queste norme si stanno allentando e le donne hanno potuto cominciare a raggrupparsi e formare delle compagnie, le sorbas. Ora sono nove le compagnie ad essere composte interamente da donne. Io le ho documentate in tutto il paese, da Marrakesh a Rabat, per un mese intero».