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Pentole e bicchieri sono lì… da un po’. L’attacco migliore di qualsiasi pezzo sui “Cesaroni” lo ha scritto il nostro editorialista Massimo Falcioni ed era inevitabile prenderlo in prestito oggi, giorno in cui la nuova stagione viene – finalmente – presentata al pubblico. Da tempo si aspettava il ritorno della serie, vero e proprio cult televisivo esploso esattamente vent’anni fa. Dal 2023 in poi, precisamente: da quando la famiglia della Garbatella è tornata virale con l’approdo sulle piattaforme; dalle svariate conferenze in cui Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato Mediaset, la annunciava come prodotto di punta dei mesi a venire; infine, da quando è trapelata la notizia di inizio delle nuove riprese, ormai due anni fa. Ed eccola allora: ci siamo.

Davanti al teatro della Garbatella, a Roma, un centinaio di persone si annuvola per sbirciare Claudio Amendola e il resto del cast, che di questo quartiere ha fatto la storia: la Garbatella è un simbolo, un luogo e un non-luogo universale, quello di una famiglia qualsiasi e dunque di tutti, che da lunedì 13 aprile tornerà a intrattenere con le sue peripezie. Un uomo in motorino è qui di passaggio, sente la storica sigla e si ferma: è impossibile non buttare un occhio al red carpet. È memoria collettiva. Davanti al tappeto rosso, tra i curiosi, ci sono adulti e bambini: realisticamente il target a cui punta questa nuova stagione. Sono quelli che, nel 2020, hanno passato (persino) il lockdown facendo un re-watch dei “Cesaroni”: come si vede in questo grafico, infatti, in questi lunghi anni di assenza, il picco di ricerche della parola “Cesaroni” su Google è arrivato proprio durante il Covid. Evidentemente, proprio nei mesi più duri, avevamo bisogno di loro. Del rassicurante “metodo Cesaroni”, come lo definisce la sceneggiatrice Francesca Primavera a Today: “In mezzo a mille problemi, in questa famiglia una quadra si trova sempre”.

Di cosa parlerà i Cesaroni 7: la bottiglieria è in crisi

Se allora vent’anni fa i Cesaroni erano lo specchio confortante dell’Italia di allora, oggi proveranno a fare lo stesso, pur alle prese con un Paese che nel frattempo ha visto triplicarsi i problemi. All’epoca – ovvero prima di qualsiasi crisi economica, pandemia o incertezza geopolitica – la serie intercettò il profondo cambiamento sociale della famiglia di quei tempi, nel passaggio dal modello tradizionale a quello allargato: riuscì così a coinvolgere tutti i target, dai genitori ai figli, facendo man bassa di ascolti e arrivando a sconfiggere persino Sanremo, nel 2008. Oggi, invece, la serie si riapre col Covid: la bottiglieria è in crisi e la famiglia si trova alle prese con problemi economici – come molti di noi – tanto che il locale verrà messo all’asta. Ma il “metodo Cesaroni” è pronto a essere sfoderato, a maggior ragione oggi più di ieri. Fino al lieto fine, s’immagina. Con la consueta, irresistibile leggerezza. 

“Mi vanto di essere una delle tre persone che più conosce lo spirito dei Cesaroni”, dice in conferenza Claudio Amendola, per la prima volta regista oltre che protagonista. “E ho fatto di tutto per non perderne lo stile pulito”, aggiunge. Vero e proprio padrone di casa, trattiene a stento la commozione ricordando il momento esatto in cui si è convinto a riportare in tv la serie: “Una sera”, ricorda, “sull’albero di Natale della stazione Termini, a Roma, abbiamo trovato un biglietto di un bambino: ‘caro Babbo Natale, portami la settima stagione dei Cesaroni”. Desiderio esaudito. Non trattiene invece le lacrime quando parla di Antonello Fassari, venuto a mancare proprio all’inizio delle riprese. A lui va il primo applauso della sala.

Tra vecchi e nuovi personaggi: chi è rimasto e chi no

E dunque chi è rimasto e chi no? Cosa è rimasto e cosa no? La sigla, anzitutto, è la stessa: persino i jingle restano invariati. Quanto al cast, invece, del triumvirato formato da Giulio (Amendola), Cesare (Fassari) ed Ezio (Max Tortora) – vecchia guardia della commedia più tradizionale, che tanto piaceva al pubblico più adulto – resta solo Amendola. I pesi massimi di comicità su cui si punta tutto sono invece Lucia Ocone (Livia), potenziale acquirente della bottiglieria in crisi, e Ricky Memphis (Carlo), suocero di Amendola. “Con loro mi sono diviso le battute che dovevano essere di Antonello, per me sono un pezzo di cuore”, confida Amendola, che in questa settima stagione diventa nonno. 

Restano poi tutti e tre i figli di Giulio: Marco (Matteo Branciamore), che ha una nuova compagna, Virginia (Marta Filippi), e un figlio piccolo, Adriano (Pietro Serpi); Rudi (Niccolò Centioni), che è cresciuto e fa il bidello; Mimmo (Federico Russo), che ha ormai vent’anni e lavora come insegnante di sostegno.

Tra i nuovi personaggi c’è invece Olmo, adolescente neurodivergente: è interpretato da Andrea Orru, giovanissimo attore in piena ascesa, vero e proprio teen idol a cui spetta il compito di portare con sé un pubblico di coetanei. E poi c’è Marta (Valentina Bivona), che è la figlia di Eva e Marco, ormai quasi maggiorenne. Dei colossi, mancheranno quindi Lucia (Elena Sofia Ricci), Eva (Alessandra Mastronardi), Alice (Micol Oliveri). Per scelta, per polemica o per copione.

da sx Niccolò Centioni Claudio Amendola Matteo Branciamore e Federico RussoClaudio Amendola (Giulio) con i figli Mimmo (Federico Russo), Rudi (Niccolò Centioni), Marco (Matteo Branciamore) Davanti ai Cesaroni, c’erano genitori a figli. La serie sopravviverà al moltiplicarsi degli schermi? 

Con la settima stagione, quindi, torna quella che all’epoca era la formula narrativa perfetta: una storia che partiva dai genitori e riusciva a coinvolgere anche bambini e adolescenti. Non a caso, al centro della trama, c’erano (e ci sono tuttora) le location della casa e della scuola. Ma la domanda è: la ricetta funzionerà ancora? Se a quei tempi, nel raccogliere tutti sul divano, i Cesaroni rappresentavano l’ultimo colosso della televisione generalista, in questi anni – lo sappiamo – gli interessi di padri e figli si sono frammentati, di pari passo con il moltiplicarsi degli schermi, da YouTube a Twitch. 

A rispondere, in tal senso, è la sceneggiatrice Francesca Primavera, che assicura come – anche stavolta – si punta a tutti i target. Su TikTok, in effetti, negli anni passati c’è stata un’esplosione di viralità: parliamo di un pubblico tra i 18 e i 24 anni. E, dunque, parliamo di spettatori “nuovi”, che “ai tempi d’oro della tv” neanche erano nati. “La riproposizione della serie sulle piattaforme ha avvicinato anche un pubblico più giovane”, dice a Today. “Essendo una famiglia allargata, i Cesaroni sono trasversali per età e affrontano i problemi di tutti: anche i più giovani si sono sentiti capiti, accolti. Il teen drama di Marco ed Eva, ad esempio, è un tema che non passa mai”, spiega ancora. “Quest’anno”, conclude, “parleremo inoltre di neurodivergenza: una condizione vissuta da 7 ragazzi su 100. Lo faremo come lo fanno le famiglie italiane: tra difficoltà, scoperte e gioie. So di cosa parlo: anche mio figlio è nello spettro autistico”. 

Di metodo Cesaroni c’è tanto bisogno

Insomma, per il debutto è tutto pronto. E non resta che stare a guardare il risultato. Certo, va detto che, a tre anni dall’esplosione sui social, oggi l’hype sui Cesaroni su TikTok è certamente più basso: ieri l’hashtag è entrato tra i 100 più virali, ma “appena” in 60esima posizione. Il tema della nostalgia in televisione, però, è ancora forte ed è di buona presa su tutte le altre generazioni: quasi superfluo citare, ad esempio, il successo della “Ruota della Fortuna”. Quanto al prodotto in sé, infine, non possiamo dare un giudizio: a differenza di molte altre presentazioni stampa, in cui una puntata viene solitamente mostrata in anteprima, in questo caso non è successo. Speriamo solo che la montagna non partorisca un topolino. Perché, a un passo dal lockdown energetico, di metodo Cesaroni c’è tanto bisogno.

da sx in alto Marta Filippi Matteo Branciamore Ricky Memphis e Claudio AmendolaClaudio Amendola (Giulio) con Ricky Memphis (Carlo), Marta Filippi (Virginia), Matteo Branciamore (Marco)CLAUDIO AMENDOLA E PAOLO BONOLISClaudio Amendola e un cameo di Paolo Bonolis (nei panni di se stesso)Amendola e OconeClaudio Amendola e Lucia Ocone (Livia)