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Stefania Ulivi, nostra inviata a Berlino
La prima tappa europea del Bad World Tour, destinato a certificare il successo planetario da solista di Michael Jackson, The King of Pop, fu a Roma. Ma quella memorabile fu nel giugno 1988 a Berlino Ovest, di fronte al Reichstag, con migliaia di giovani, tenuti a bada dalla polizia della DDR, dall’altra parte del Muro a cercare di cogliere gli echi di un repertorio già leggendario.
E proprio Berlino è stata scelta per l’anteprima mondiale riservata ai fan di Michael di Antoine Fuqua, il film in uscita il 22 aprile con Universal, voluto dalla famiglia della popstar scomparsa nel 2009, per rilanciare il mito infranto tra accuse di molestie, abusi di sostanze e controversie legali. Che il kolossal da 155 milioni di dollari neanche arriva a sfiorare, concentrandosi sugli anni dell’ascesa al trono del pop di Michael, a partire dalla parabola dei Jackson 5, minuscolo e talentuoso frontman (interpretato da Juliano Krue Vladi da piccolo e poi dal nipote Jafaar Jackson) dei fratelli maggiori Jermaine, Jackie, Tito, Marlon, sotto la guida ferrea del padre Joe (Colman Domingo), la disciplina militare scandita dal mantra: «Nella vita o vinci o perdi».
La storia di un bimbo diventato adulto davanti a milioni di persone che brucia le tappe del successo, condita da incontri chiave: i boss della Motown, Quincy Jones (Kendrick Sampson), l’avvocato John Branca, già manager dei Beach Boys (Miles Teller) grazie a cui troverà la forza di esautorare papà Joe, graniticamente convinto che «il brand sia la famiglia». La reinvenzione di sé stesso, le operazioni al naso e, dopo l’incidente del 1984 durante la registrazione di uno spot per la Pepsi, quando presero fuoco i capelli, la dipendenza dai farmaci. La passione per gli animali selvatici, di cui riempie la casa di Encino, perché gli amici coetanei non lo trattano come una persona vera, confessa alla madre Katherine Jackson (Nia Long). L’ossessione per Peter Pan e Neverland. I marchi di fabbrica: il guanto bianco e il moonwalk.
Un affare di famiglia, il biopic, dalla genesi complicata, prodotto da Graham King (suo il successo di Bohemian Rhapsody). A Berlino per la Global Fan Celebration sono arrivati tre fratelli, guidati da Jermaine, padre orgoglioso di Jaafar, che di mestiere non pensava di fare l’attore e si ritrova l’onore di dare corpo e voce – nelle 30 canzoni la sua si mescola a quella di Michael – allo zio. Sono venuti anche due dei figli di Jacko, Bigi e Prince. Mentre sia la sorella Janet – di cui nel film non c’è traccia, al contrario di La Toya (Jessica Sula) – che la figlia Paris hanno preso le distanze dal progetto, non condividendo le scelte di sceneggiatura che inizialmente avrebbe toccato le prime accuse di pedofilia del 1993.
La star del film, testimonial del mito riveduto e corretto, è Jaafar. Classe 1996, racconta di aver tenuto segreto a lungo che sarebbe toccato a lui. «Volevo capire da solo se sarei stato in grado di recitare». Non ha cercato di imitarlo: lo aveva fatto a lungo da piccolo, imparando a memoria ogni video, replicando ogni mossa. «Da bambino ero ossessionato, guardavo e studiavo all’infinito le clip dei tour di Michael: ora, 20 anni dopo, è come se avessi sentito una chiamata. Ho dato tutto me stesso per convincere gli autori che potevo farcela». Giorni e giorni di ripetizioni per dimostrare di poter andare oltre il dna. «Mi sono sentito connesso con lui, ho pianto molto leggendo la sceneggiatura. Ho cercato di sentirlo con il corpo e l’anima per cogliere la sua essenza».
Un’operazione a misura di fan, costruita, con una cura ossessiva per costumi, scenografie, effetti visivi e sonori intorno all’ossatura, solida, delle canzoni. Successi dei Jackson 5 come I’ll be there, e Never can say goodbye, la sorpresa di Off The Wall, le perle di Thriller, Billie Jean, primo video con la regia di John Landis, di un artista non bianco a essere trasmesso su Mtv, Beat It, Human Nature, Workin’ Day and Night. Fino a Bad. E al tour, con l’immagine di Wembley sold out.
La storia continua, promette la scena finale. Ma viste le difficoltà legali rispetto alla vicende di cronaca chissà se il sequel vedrà mai la luce.
11 aprile 2026 ( modifica il 11 aprile 2026 | 20:43)
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