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Massimiliano Nerozzi, inviato a Bergamo
La Juventus vince 1-0 a Bergamo e riapre il discorso terzo posto approfittando della sconfitta del Milan, lontano ora solo tre lunghezze. Sblocca il match in avvio di ripresa uno dei tanti ex, Boga
A questo punto, avrà pensato John Elkann sorridente in tribuna, bisognerebbe rinnovare Luciano Spalletti ogni week-end: la Juve sbanca Bergamo, dove due mesi fa aveva perso 3-0 nei quarti di Coppa Italia, e salta nuovamente al quarto posto, scavalcando il Como (a meno due), che oggi avrà l’Inter, e con tre punti di vantaggio sulla Roma.
Insomma, in una serata complicata, anzi complicatissima nel primo tempo, Madama resta in piena corsa Champions, dalla quale potrebbe aver invece eliminato proprio la Dea, che ora di ritrova a meno sette. Di più: i bianconeri si proiettano a una vittoria da quel Milan che sfideranno a San Siro, tra due settimane. Sogni di gloria.
Tutto in una partita di quelle che, solitamente, Lucio non vorrebbe vedere neppure in tv, figurarsi ritrovarcisi dentro. A lungo l’Atalanta ha infatti avuto il pallone tra i piedi (55 per cento di possesso) e il cronometro del ritmo in mano, spremendo un paio di chance (1,67 di expected goals) e quasi azzerando la pericolosità dei bianconeri, silenziati a un desolante 0,63 di reti attese.
Ne faranno una, quasi di rapina, banchettando, con un tiretto da Gialappas’ di Boga, dopo un’incredibile sequela di errori nerazzurri, nello spazio di qualche secondo e nel raggio di un monolocale. Detto che nel duello Palladino ha pure costruito 22 tiri (ma solo 3 a bersaglio) e raschiato 13 angoli (contro 2), la Juve ha avuto il merito di difendersi comunque con ordine, spesso sulle trequarti e non barricata in area; e, nella ripresa, riuscendo pure a imbastire quelle transizioni che, nel primo tempo, parevano palloni sparacchiati nello spazio profondo.
Comanda subito la Dea: diagonale di poco a lato di Zalewski e palo di Scalvini, su grande stacco di testa. Juve lenta e impacciata in uscita e spesso costretta al gioco lungo per tentare di uscire dall’assedio. Nonostante qualcuno si sbatta anche: Boga, per esempio, che al tramonto del primo tempo sarà il giocatore ad aver percorso più chilometri (4,8). Solo che, costretto per lo più spalle alla porta, non la vede mai.
Morale: prima metà bianconera piuttosto deludente, in grande difficoltà contro il pressing ben organizzato dal nemico. Di più, Madama poco aggressiva, lenta e tanto imprecisa; abbandonando i tre davanti — Conceicao, Boga, Yildiz — che mai riuscivano a creare situazioni di uno contro uno. Quelle che, anche per questioni morfologiche, avrebbero potuto mettere nei guai i centrali avversari. Ciò che regala invece l’incipit della ripresa, con il vantaggio juventino.
L’apriscatole dell’azione è uno slalom di Chico, che diventa uno scambio in velocità con Boga, respinto a fatica dalla difesa: e lì, benissimo Holm, a tenere vivo l’attacco e crossare in area, e malissimo Djimsiti, Carnesecchi e Scalvini (en plein di errori) che favoriscono la zampata di Boga, a porta spalancata.
Bergamo pigia subito sul gas: dentro Raspadori per Zalewski e, dalla consecutio di un calcio d’angolo, la zuccata di Djimsiti e il gran volo di Di Gregorio. La Juve non scompare, anzi: Kalulu per Holm, mix di fisico e tecnica e splendido pallone a rimorchio per Thuram, che però calcia a lato. Più difficile sbagliare che segnare. Palladino ci prova anche con Scamacca: poca roba se non qualche mischia. Ultimi minuti da Fort Apache, come ai vecchi tempi. «Per noi questa vale sempre più di tre punti», diceva lo striscione degli ultrà bergamaschi: ieri sera, anche per la Juve.
11 aprile 2026 ( modifica il 11 aprile 2026 | 23:18)
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