di
Gaia Piccardi

Dopo 147 giorni riecco la sfida al vertice: sulla terra del Principato Jannik e Carlitos si giocano titolo e vetta del ranking

Sono passati 147 giorni, nel frattempo abbiamo fatto il giro del mondo insieme a loro, ma sono sembrati un’eternità. Di Sinner-Alcaraz un tennis nel quale il terzo giocatore in classifica, quel Sascha Zverev brutalizzato ieri da Jannik, è staccato di 7500 punti, ha un bisogno quasi vitale. Rieccola, la sfida che monopolizzò il 2025 (tre finali Slam su quattro): nel viaggio dalle Atp Finals a Montecarlo, i due predestinati sono riusciti ad arricchire il bagaglio. 

«Ogni tanto guardo i video di Carlos — ha ammesso ieri l’italiano —. Ormai abbiamo la fortuna di averne a disposizione tanti, anche su YouTube, e allora perché non usarli? Faccio la stessa cosa con altri giocatori su altri colpi e poi provo a rifarli in campo. Aggiungo cose, senza snaturarmi».



















































Rien ne va plus, les jeux sont (quasi) faits. Si ricomincia dal casinò di Montecarlo, in palio tutto: titolo, coppa, prestigio e vetta della classifica, come a New York l’anno scorso, quando Carlitos sgasò via sul cemento, riprendendosi il trono. Là c’era Trump, qui la nobiltà tennistica: Becker, Edberg e Panatta in tribuna con signore, gli occhi puntati sull’espressione contemporanea di un gioco sempre più aggressivo, violento, moderno.

Zverev con il suo chignon e Vacherot con la sua bella favola monegasca sono stati spazzati via da due avversari di qualità superiore, che dall’anno scorso stanno giocando un campionato a parte. «Mi fa bene affrontare Carlos prima di Roma e Parigi — dice Jannik, corteggiato in settimana da mezzo paddock di F1 —. Posso verificare il mio livello e trovare altri spunti su cui lavorare la settimana prossima». 

Per la quinta volta in carriera sul rosso (3-1 Alcaraz), troverà un rivale che, complice la sconfitta a Miami, ha più terra di lui sotto le suole e non ha lasciato nulla al caso. Reduce dal 6-4 6-4 a Vacherot, lo spagnolo è tornato in campo a colpire dritti e rovesci da fondo: «In partita non ho sentito la palla come avrei voluto — ha spiegato —, coach Lopez ha deciso che fare cesti per una mezzora non mi avrebbe fatto male».

Match non pronosticabile, come sempre accade tra questi due. L’inerzia della vittoria è dalla parte di Sinner, fresco di Sunshine Double, alla quarta finale Master 1000 consecutiva come accaduto solo a Federer, Nadal e Djokovic, 21° successo di fila nei tornei di questo livello ma Alcaraz ha vinto le ultime 17 partite sul rosso.

Difende il titolo dell’anno scorso, sembra più sgonfio rispetto al cemento dei primi tre mesi dell’anno, per guadagnare in agilità e scivolare meglio. «Ho guardato le partite di Jannik per tutto il torneo — avverte —, è molto migliorato però mi farò trovare pronto. Tra noi non c’è mai un vero favorito, indipendentemente dalla superficie».

Spagna-Italia 10-6, 11-6 contando il challenger di Alicante nel 2019 (terra), la sorgente della rivalità del decennio. Ma oltre alle statistiche ci sono le emozioni e Jannik di certo non è rimasto ai tre match point sprecati dell’ultimo incrocio sulla polvere di mattone, Parigi 2025: non è il tipo che pensa al passato. 

Con Zverev è stato sostenuto da notevoli percentuali al servizio (87% di punti sulla prima, 75% sulla seconda), ha esercitato la palla corta, è venuto a rete e si è addirittura esibito in una soluzione molto alcaraziana: una finta di dritto su un colpo accorciato per necessità di sopravvivenza dal tedesco, chiuso con un vincente in chop, per il sollucchero di Panatta sugli spalti. 

Ha poca preparazione sul rosso ma armi che prima non maneggiava, questo Sinner camaleontico che ama non dare punti di riferimento agli avversari. Forse nemmeno lui si aspettava di essere così performante così presto: lo swing sulla terra è ancora lungo. Ma dall’altra parte della rete c’è Harry Potter, il ragazzo con il talento di maneggiare ogni gioco di prestigio. La fatica è ben distribuita: qui entrambi sono rimasti in campo 5h59’, dopo aver conquistato nei confronti diretti 1651 punti ciascuno. Incredibile. Fatti l’uno per l’altro, costretti a migliorarsi a vicenda. Montecarlo è un’altra pagina del loro romanzo. Per una volta, un feuilletton.

12 aprile 2026 ( modifica il 12 aprile 2026 | 08:34)