di
Anna Fregonara
La sua analisi può permettere di riconoscere diverse patologie con anni di anticipo: non solo malattie della laringe e delle corde vocali ma anche altre: dal reflusso esofageo allo scompenso cardiaco, dalla malattia di Parkinson all’Alzheimer
Le corde vocali producono il suono della voce. Si trovano nella laringe e quando l’aria espirata la attraversa, le fa vibrare generando il suono, poi modellato da lingua, palato e cavità nasali. Già questo è qualche cosa di straordinario. Ma negli ultimi anni la voce sta emergendo anche come un segnale fisiologico del nostro stato di salute. Nella maggior parte dei casi un cambiamento della voce rivela disturbi comuni, come un’infiammazione locale. Tuttavia, l’idea che dal timbro, dal ritmo o da minime variazioni acustiche si possano individuare malattie sistemiche anche lontano dall’apparato vocale, dal Parkinson a patologie del cuore, è oggi al centro di un filone di ricerca sempre più promettente: quello dell’audiomica.
Intelligenza artificiale
Già nella medicina ippocratica la qualità della voce veniva osservata come segnale clinico. «La differenza è che oggi abbiamo a disposizione ampi database di registrazioni vocali e tecniche avanzate di analisi, spesso basate sull’intelligenza artificiale, che permettono di esaminare in poco tempo grandi volumi di dati. Questo rende possibile identificare in modo oggettivo parametri acustici e linguistici associati a diverse condizioni patologiche», spiega Giovanna Cantarella, specialista in Otorinolaringoiatria e foniatria, professore a contratto all’Università di Milano. «Questi dati, una volta estratti, possono contribuire all’inquadramento diagnostico e, in prospettiva, alla valutazione della gravità e dell’evoluzione della malattia».
Barometro della salute
Negli anni Ottanta Arnold Aronson, tra i pionieri della clinica dei disturbi della voce dell’americana Mayo Clinic, definì la voce «il barometro della nostra salute fisica e mentale». Una definizione che anticipa il concetto moderno di biomarcatore vocale, quell’insieme di caratteristiche della voce in grado di fornire informazioni sullo stato di salute.
Malattia di Parkinson e Alzheimer
Il campo più promettente è quello delle malattie neurodegenerative, in particolare la malattia di Parkinson. «In uno studio, pubblicato nel 2025 su Brain Sciences, gli autori ipotizzano che alcuni parametri vocali possano anticipare la diagnosi persino di un decennio e risultare utili nel monitoraggio del paziente», puntualizza Cantarella. «Anche nell’Alzheimer e nel decadimento cognitivo lieve, la voce può contenere segnali precoci. La letteratura descrive esitazioni, rallentamento del parlato, difficoltà nel trovare le parole, uso più frequente di termini generici, semplificazione grammaticale e perdita di coerenza del discorso. Si tratta di cambiamenti talvolta osservabili anni prima della comparsa dei sintomi più evidenti e che i sistemi di analisi automatica del linguaggio possono contribuire a rilevare».
Malattie del cuore
Come è facile immaginare, l’analisi vocale con intelligenza artificiale viene studiata anche nelle patologie della laringe e delle corde vocali, per riconoscere lesioni come polipi, cisti, edemi o paralisi.
Meno intuitivo, invece, aspettarsi che alcuni parametri vocali possano rivelarsi utili anche nello scompenso cardiaco. «In uno studio condotto su pazienti ricoverati per scompenso cardiaco acuto, specifiche caratteristiche acustiche della voce e del parlato sono risultate utili per monitorare la risposta al trattamento medico durante l’ospedalizzazione. Inoltre, altre ricerche hanno evidenziato la possibilità di utilizzare le caratteristiche vocali per identificare precocemente un peggioramento clinico con rischio di scompenso nel paziente cardiopatico al fine di poter invitare in modo tempestivo il paziente a recarsi in ospedale per un controllo diretto e approfondito», aggiunge Cantarella.
Salute mentale
«Anche la salute mentale sembra lasciare tracce nella voce – continua Cantarella –. Studi indicano che caratteristiche acustiche e linguistiche possono contribuire a riconoscere schemi associati a depressione, ansia e stress. Non si tratta, però, ancora di test diagnostici già validati per la pratica corrente. Restano, infatti, alcune criticità da superare. È necessaria, per esempio, la validazione clinica su larga scala perché molti risultati derivano ancora da studi limitati. Inoltre, la standardizzazione delle registrazioni è complessa: rumore, qualità del dispositivo, distanza del microfono, lingua e accento possono influenzare i dati. Infine, la voce è un dato biometrico sensibile e richiede tutele sul piano della privacy».
Reflusso gastroesofageo
Diverso è il caso dell’utilizzo della voce per formulare la diagnosi di reflusso gastroesofageo. In Italia si stima che a soffrirne sia circa il 20-25% della popolazione, pari all’incirca a 11-15 milioni di persone. «Chi ne è colpito spesso riferisce voce più roca al mattino, bisogno di schiarirsi la gola, tosse secca quando parla a lungo, sensazione di nodo in gola o di muco persistente anche in assenza dei sintomi tipici come bruciore o dolore retrosternale», chiarisce la professoressa Cantarella. «Nel reflusso il contenuto dello stomaco (acido cloridrico, enzimi digestivi, bile) risale attraverso l’esofago fino alla laringe, irritandola. L’alterazione della voce è quindi la conseguenza diretta di questa azione irritativa».
L’app per «capire» i polmoni
Alcuni studi stanno valutando l’uso dell’analisi vocale per monitorare patologie come asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e infezioni respiratorie, tra cui il Covid-19. «L’idea è che infiammazione, ostruzione bronchiale e variazioni del flusso d’aria possano modificare in modo misurabile le caratteristiche vocali», spiega Cantarella. «In questa direzione è stata sviluppata anche un’app che analizza brevi registrazioni vocali per stimare le condizioni funzionali dell’apparato respiratorio. Dopo le prime validazioni in India e negli Stati Uniti, uno studio prospettico pubblicato nel 2025 su Journal of Medical Internet Research ha utilizzato lo smartphone per monitorare a distanza pazienti asmatici».
Il vantaggio di questo nuovo filone di ricerca è che l’analisi acustica della voce offre dati facili da raccogliere, a basso costo e ottenibili in modo non invasivo. La voce, infatti, può essere registrata a distanza, aprendo la strada al monitoraggio remoto e alla telemedicina.
Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti d’eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute

11 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA