C’è un dipinto “Al Velodromo” che ritrae l’unico vincitore della Regina delle Classiche nato proprio a Roubaix, Charles Crupelandt, diventato manifesto dei principi fondanti del Futurismo e del Cubismo


Luca Gialanella

Giornalista

12 aprile – 09:06 – MILANO

La Parigi-Roubaix è arte, sì, non soltanto a pedali. C’è un dipinto che la celebra, e non è un quadro qualsiasi: si chiama “Al velodromo” (Au Vélodrome), olio con sabbia e collage di carta su tela, misura 130,4 x 97,1 cm. L’ha realizzato nel 1912 il francese Jean Metzinger, ed è diventato manifesto del Cubismo, di cui l’artista francese, con Picasso e Braque, è stato uno dei fondatori. Il quadro è esposto nella collezione Peggy Guggenheim a Venezia. Nel giugno 2012, per il centenario del quadro e della vittoria di Charles Crupelandt alla Roubaix, nell’ambito di una mostra che celebrava “Ciclismo, cubo-futurismo e la quarta dimensione” venne ammirato da Francesco Moser, tre volte re della Roubaix, e Giorgio Squinzi, il signor Mapei, che con la squadra a cubetti vinse cinque edizioni della Regina delle classiche.

crupelandt—  

L’aspetto stupefacente del quadro è proprio nel soggetto, un corridore in bici, e nell’anno. Perché quel ciclista non è uno anonimo ma Charles Crupelandt, originario proprio di Roubaix, che conquistò la grande classica nel 1912, e successivamente anche nel 1914. In origine sembrava unicamente il disegno di un semplice corridore, in realtà l’esame attento di tutti i particolari e la codificazione delle scritte presenti nel quadro hanno poi svelato qualcosa di molto più significativo. Crupelandt con le mani basse sul manubrio, come i corridori veri, lanciato a tutta velocità. Tempo, dinamicità, sforzo, tutto è realistico nel quadro. Il motivo è chiarissimo: l’artista era lì, al velodromo di Roubaix, a bordo pista. Sapeva quali fossero le caratteristiche del ciclismo e decise di andare a seguire di persona l’arrivo della Roubaix proprio per trarne ispirazione.

tour de france—  

Quelli erano anni d’oro per il ciclismo francese: nel 1903 era stato lanciato il Tour de France, nel 1910 per la prima volta furono superati i Pirenei, con il Tourmalet da scalare completamente sterrato in quella che sembrava un’impresa oltre i limiti dell’umano. Tutto questo mondo proteso al futuro affascinava moltissimo. Metzinger fu colpito dal fascino di correre su pietre così sconnesse, non aveva mai visto nulla di simile in nessun’altra zona della Francia. Raggiunse il velodromo in carrozza, si sedette al tavolino nella terrazza, un bicchiere di vino, un taccuino, una matita. E iniziò così a disegnare il suo quadro. Se si guarda l’opera con la lente di ingrandimento, si scopre tutto. L’utilizzo del collage di fogli di giornale con la data proprio di quel giorno, che celebravano la vittoria di Crupelandt, l’eroe di Roubaix e dei suoi concittadini; la scomposizione dei piani; la sabbia mescolata al colore; quelle scritte, come “Paris-Roub” che svelano trattarsi proprio della Roubaix. La scelta di un soggetto in movimento, in questo caso un corridore, l’esaltazione della tensione e della velocità, sono tutti principi fondanti del Futurismo e del Cubismo. Dalla bicicletta a un nuovo linguaggio della pittura. Non è un caso che a Venezia questo quadro venne allora esposto tra “Dinamismo di un ciclista”, dipinto da Umberto Boccioni nel 1913, e “Il ciclista” di Mario Sironi, 1916, emblemi del Futurismo.

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pioniere—  

 Charles Crupelandt, da parte sua, è stato uno dei pionieri del ciclismo francese. Vinse appunto due Roubaix, la Parigi-Tours, quattro tappe al Tour, fu terzo alla Sanremo del 1914, poi arrivò la Prima guerra mondiale, e anche lui entrò nel lungo elenco dei corridori feriti o morti. Octave Lapize, per esempio, vincitore del Tour nel 1910 e tre volte vincitore di fila della Roubaix dal 1909 al 1911 (come lui solo Moser e Van der Poel), diventò pilota e morì in un duello aereo con un pilota tedesco. Crupelandt fu ferito gravemente, ottenne la croce di guerra, poi sprofondò nell’alcool, gli amputarono le gambe e morì dimenticato nel 1955. Ma Roubaix e la Parigi-Roubaix non l’hanno abbandonato e gli hanno dedicato l’ultimo dei 30 tratti di pavé della corsa: si chiama Espace Charles Crupelandt, 300 metri a poco più di un chilometro dal traguardo.