di
Caterina Ruggi d’Aragona
«Finalmente mi esibirò alle Cascine: mio padre cantava “è primavera, svegliatevi bambine” e io mi chiedevo che cosa fossero, queste cascine…»
«Quando ero piccolo mio padre cantava È primavera, svegliatevi bambine/ Alle cascine messere Aprile fa il rubacuor. Mi chiedevo cosa fossero queste Cascine. Finalmente le vedrò», ha detto con argume ironico Claudio Baglioni al Parc — Performing Arts Research Centre durante il talk dal titolo «L’armonia Arte Ambiente Architettura: un dialogo tra bellezza e cultura», organizzato in vista del concerto del 16 luglio al Prato delle Cornacchie, nel nuovo palco allestito all’interno del Parco delle Cascine.
Una delle quattro tappe toscane (con piazza Duomo a Pistoia, Castello Pasquini di Castiglioncello e Villa Bertelli a Forte dei Marmi) del «GrandTour La Vita È Adesso», che prevede 50 concerti in 40 location di interesse culturale e di valore storico, archeologico, artistico e paesaggistico.
«Abbiamo scelto tutti luoghi dove la bellezza esiste o si può ritrovare», ha spiegato Baglioni intervenendo — in dialogo con la vicesindaca Paola Galgani, la soprintendente Antonella Ranaldi, il presidente della Fondazione Architetti Firenze Egidio Raimondi e Luca Dini, presidente della Fondazione Fabbrica Europa — per la prima volta a Firenze in qualità di architetto.
«Sono un architetto credente ma non praticante», ha detto il cantante, laureato in Architettura nel 2004, alla Sapienza di Roma, con una tesi sulla riqualificazione del Gazometro di Roma. «Ero bambino quando un giorno venne a casa nostra una famiglia di amici con un figlio che si era laureato in Architettura. Io immaginai una figura mitica di arciere che scagliava dardi infuocati il più lontano possibile affinché le persone potessero scoprire scene mirabili. Decisi così di intraprendere quegli studi. Quando mi trovai davanti al bivio professionale scelsi la musica, che mi stava già dando tanto; ma poi sono riuscito a mettere gli studi in architettura nella costruzione dei miei progetti, nell’individuazione degli spazi e nell’idea di un teatro totale».
Ed ecco uno dei punti forti di contatto tra Baglioni e Firenze. «Il Mandela Forum è stato il luogo in cui per la prima volta ho portato il palcoscenico al centro (1991, album Oltre, ndr). A Firenze ho anche ricevuto il primo premio della vita. Avevo 20 o 21 anni — ha raccontato — e a premiarmi fu una signora che oltre a essere molto elegante, molto bella, era anche la moglie del direttore della mia casa discografica. Al momento del premio, io misi il piede sul suo strascico. Mentre andava via il vestito si ruppe completamente. Lei mi guardò con uno sguardo che non dimenticherò mai, e con grande dignità andò via con una gamba nuda e una coperta: e io, siccome il direttore era del reparto estero, per dieci anni non ho avuto la possibilità di far tradurre i miei brani nei dischi».
Questa volta, il premio gliel’ha consegnato la sindaca Sara Funaro: una foto storica del Parco delle Cascine, «in cima alle nostre priorità — ha detto Funaro — perché è uno dei luoghi più belli di Firenze, il suo vero polmone verde, che deve essere vissuto e tutelato».
A proposito di tutela della bellezza, Baglioni ha aggiunto: «Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo, e diciamo che la bellezza ce la mette tutta per quello che la riguarda, ma bisogna vedere cosa fa il mondo, perché noi dobbiamo chiederci se il mondo salverà la bellezza: questo è il grande interrogativo. Forse non sono neanche settimane, ma sono anni che stiamo vivendo momenti complicati. Noi artisti facciamo un mestiere abbastanza effimero, nel senso che molte volte non serviamo davvero a niente, però ogni tanto possiamo cercare di creare queste occasioni di incanto, meraviglia, stupore. A volte va bene, a volte va meno bene, non tutti sono coronati dal successo, però questa motivazione mi ha portato sempre avanti, tant’è che anche tante cose fatte in questa città hanno seguito questo concetto, questa piccola ambizione».
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12 aprile 2026
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