Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen sono saliti sul palc dell’Ellington Field di Houston, circondati da centinaia di persone che hanno collaborato alla storica missione. «L’attesa è finita», ha detto l’amministratore della Nasa Jared Isaacman, «Dopo una breve interruzione di cinquantatré anni, lo spettacolo continua»

Dopo quasi dieci giorni nello spazio e il riuscito ammaraggio nel Pacifico al largo di San Diego, Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen sono saliti sul palco allestito nell’hangar dell’Ellington Field di Houston. Il ritorno degli astronauti di Artemis 2 si è trasformato in qualcosa di più di una cerimonia di benvenuto. Intorno a loro, che si sono mostrati raggianti e apparentemente in ottima forma, c’erano centinaia di persone: direttori di volo, manager dei programmi, ufficiali militari, politici, l’intero corpo astronautico della Nasa in tuta blu, veterani in pensione. Una folla che ha partecipato in prima persona alla missione lunare più ambiziosa dai tempi di Apollo. 
Ad accoglierli sul palco è stato l’amministratore della Nasa Jared Isaacman, che aveva già raggiunto l’equipaggio sulla nave di recupero il giorno prima. «L’attesa è finita», ha detto Isaacman alla platea in piedi. «Dopo una breve interruzione di cinquantatré anni, lo spettacolo continua».

Poi la parola è passata agli astronauti. Wiseman, visibilmente commosso, ha scelto parole semplici e potenti: «Non è stato per niente facile. Prima del lancio sembra il sogno più grande, qui sulla Terra. E quando sei là fuori, vuoi solo tornare dai tuoi familiari e dai tuoi amici. È qualcosa di speciale essere umano, ed è qualcosa di speciale stare sul pianeta Terra».
Hansen ha parlato del gruppo come di un atto d’amore collettivo, prima di rivolgere alla folla un pensiero che ha provato a rovesciare la prospettiva: «Quando guardate qui davanti a voi, non state guardando noi. Noi siamo uno specchio che vi riflette. E se ciò che vedete vi piace, allora guardate più in profondità. Questo siete voi.»



















































L’immagine più poetica se l’è ritagliata Christina Koch, prima donna a girare intorno alla Luna. «Onestamente, ciò che mi ha colpita non era solo la Terra, era tutto il nero intorno. La Terra era come una scialuppa di salvataggio, che galleggia indisturbata nell’universo». 
Una frase che crea un ponte ideale nella storia dell’esplorazione dello spazio con le parole di Yuri Gagarin, pronunciate esattamente 65 anni fa: «Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini»: 
Christina Koch, poi, in una sorta di appello universale, ha aggiunto: «Pianeta Terra, tu sei l’equipaggio», chiamando a una sorta di responsabilità collettiva nel futuro spaziale dell’umanità.

Durante i quasi dieci giorni di missione, i quattro astronauti di Artemis II hanno percorso nello spazio una distanza record: 406.771 chilometri dalla Terra, superando il primato stabilito da Apollo 13. Sono stati i primi esseri umani a volare fino alla Luna dal dicembre 1972, quando Apollo 17 aveva chiuso l’era delle missioni lunari. Hanno fotografato il lato nascosto della Luna come non era mai stato visto da occhi umani, assistito a un’eclissi solare totale dallo spazio e scattato un’immagine, quella della Terra che tramonta oltre il bordo grigio della Luna, che è già diventata storica. 
Il rientro a Houston è caduto nel cinquantaseiesimo anniversario del lancio di Apollo 13, una coincidenza di calendario che, in quella stanza piena di storia e di gente che quella storia l’ha costruita, non è di certo passata inosservata.

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12 aprile 2026 ( modifica il 12 aprile 2026 | 11:23)