di
Rosanna Scardi

Il bresciano da lunedì in tv con “Kong”, ogni giorno, alle 20.10. La lotta continua con chi è «più potente di lui», inclusi Cecchetto e Linus, poi l’amicizia con Vasco («Ci siamo annusati, tutti e due siamo autentici») e l’aneddoto su Berlusconi: «Provavo simpatia per lui ma il berlusconiano in famiglia era mio padre e con lui discutevo. Bussai alla porta del suo camerino da Fazio: disse una cosa sullo ius soli alla Salvini, non alla sua altezza».

Fabio Volo da lunedì 13 aprile sarà su Rai Tre con “Kong, con la testa tra le nuvole”, in diretta dal lunedì al venerdì alle 20.10 (il debutto con Beppe Fiorello, martedì 14 ospite è Romina Power; mercoledì 15, Brunori Sas, giovedì 16 sarà la volta di Umberto Galimberti e, venerdì 17, chiuderà la prima settimana di programmazione Geppi Cucciari): «Porterò in tv delle mie domande e chiamerò degli ospiti per avere delle risposte. Parleremo di Dio e di vita, di destino, lo faremo su una torre», spiega a Peter Gomez, che lo ha intervistato nel classico appuntamento con “La Confessione”, sempre su Rai Tre, dove il bresciano si è raccontato a 360 gradi. 

Partendo dalla politica: «Io non sono mai stato berlusconiano anche se avevo simpatia per lui: discutevo con mio padre che votava Forza Italia. Lo incontrai da Fazio durante una puntata – racconta – gli bussai al camerino, per me disse una cosa non all’altezza della sua intelligenza sullo Ius soli, una frase alla Salvini sugli extracomunitari cattivi. Gli dissi che il suo carisma andasse sfruttato per aprire e non per chiudere. Mi ringraziò». Tranchant il giudizio sulla classe politica attuale: «In una qualsiasi azienda sarebbe licenziata, il Parlamento è il posto dove molte persone possono coltivare una carriera con uno stipendio che altrove non si trova. La sinistra? Ce ne vorrebbe una per poter parlare, mi sembra ci sia un bel vuoto: quando vedi chi vince, vedi anche il livello di chi perde».



















































Poi, un flashback sul suo passato: Fabio Volo fu il nome d’arte – all’anagrafe è Fabio Bonetti – scelto da Cecchetto (Volo era il titolo del suo album come cantante, andò anche a Castrocaro). «Io ho avuto tanti padri e prima di lui sono grato a Silvano Agosti, un artista che venne in forneria e mi regalò un libro. A me non piaceva leggere, da lì è cambiato tutto: è stato un mentore, l’amore per la letteratura mi ha cambiato la vita. Io facevo il deejay e alle 4 ero a fare il pane con mio padre. Non avevo un talento, ho seguito ciò che sentivo e mi è andata bene. I miei amici erano fruttivendoli, gente del mio stesso tessuto sociale. Ho sempre combattuto quelli che erano un gradino sopra a me: anche per questo ho litigato con Cecchetto e Linus, è più divertente litigare con chi è più “grosso».

Nove milioni di libri venduti: «Non so mai quale sia il finale quando inizio. Premio Strega? Rifiutai, non c’entro con quel mondo»

I suoi libri fanno sempre discutere: vendono moltissimo, ma sono spesso bastonati dalla critica. «Ho una parte femminile sviluppata, ma ho anche molti lettori maschili: non direi che la mia sia una letteratura femminile (citazione di Linus), so che i miei libri non parlano a una fetta di persone. Io leggo solo libri di carta e sempre con la matita per sottolineare, poi sui quadernoni segno tutto. Alla fine quel primo quadernone divenne un libro, lo decisi dopo un incidente: quando inizio a scrivere non so quale sia il finale, mi concentro sui personaggi e mi suggeriscono la storia, divento un lettore pure io, poi adesso ci metto un po’ di mestiere. So di aver venduto 9 milioni di copie. Sono diventato milionario? Sì, così sembra. Ma sono stato proposto per il Premio Strega e ho rifiutato perché non c’entro con quel mondo, non è la mia storia, io resto nella mia».

Vasco, il mito diventato amico: «Ci siamo annusati e riconosciuti»

Una storia di provincia, bresciana: «Provo amore vero verso Vasco, abbiamo fatto un paio di serate all’estero: io ascoltavo lui in forneria, mi emoziona pensare ora di essere quasi suo amico. Io e lui ci siamo riconosciuti, ci siamo annusati, abbiamo lo stesso odore. Provinciali? Direi più essere autentici, lo è lui e penso anche io». Con l’ex moglie Joanna «ci siamo lasciati quando era la cosa giusta da fare, non ci sono state lotte o battaglie. Alcune parti della vita sono dei passaggi. Siamo stati insieme ai bambini nella foresta amazzonica, hanno vissuto con gli indigeni, non volevamo far credere che il nostro modo di vivere sia l’unico».

In chiusura, la parte più intima. Prima il rapporto con Dio: «Sono nella fase in cui lo sento, che è ancora più importante rispetto a chi crede e basta. Sono nella fase in cui sento la presenza». Su Gaza prende posizione, come ha sempre fatto in questi mesi: «Ai miei figli parlo e spiego tutto. La storia e l’umanità è così, fa la differenza come reagisci tu davanti a queste situazioni. Io ho detto che siamo complici del massacro di Israele e che alcuni membri del governo sarebbero andati a fare fotografie con i bambini di Gaza, poi è successo. Io rispondo al buio con la luce: ho fatto una raccolta fondi con un’associazione e sono intervenuto, il coraggio è un’azione del cuore, mentre se si parla di Gaza e si vede un soldato che spara a un bambino in tv si sentono solo opinioni. Su certi temi non ci può essere spazio per le opinioni, chi parla di questi temi non sente. Non possono esserci opinioni ma solo un sentire: chi sviluppa un pensiero diventa cattivo, mentecatto, ossia preso nella mente. Se non hai quel sentire lì, non avverti neanche quando tua moglie si sciupa o tua madre non sta bene. Io mi emoziono a parlare di Gaza, non ho parole davanti a questa situazione, posso solo dire che mi dispiace tanto».


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12 aprile 2026 ( modifica il 12 aprile 2026 | 20:01)