di
Leonard Berberi

Le società petrolifere hanno tranquillizzato compagnie aeree e aeroporti preoccupate di restare a secco in piena stagione di picco. Ma la low cost Ryanair avverte: certezze fino a maggio

Le compagnie aeree e gli aeroporti europei hanno passato gli ultimi giorni a contattare le società petrolifere, quelle di distribuzione del carburante per l’aviazione e la galassia di intermediari per capire quanto cherosene ci sarà in estate. Una mossa da un lato dettata dai continui allarmi dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz e lo stop alle navi cisterna, dall’altra dalla necessità di attivare eventuali piani di riduzione dei voli. 

I confronti degli ultimi giorni

Da una prima ricognizione, vettori e scali avrebbero ricevuto «ampie garanzie» sulla disponibilità di carburante tra giugno e settembre. Ma la certezza si può avere soltanto fino a giugno poiché la raffinazione delle quantità richieste avviene normalmente due mesi prima della consegna effettiva alle compagnie. In pratica, ad aprile si sta lavorando per il jet fuel destinato a giugno, mentre per quello di luglio bisognerà attendere maggio. Lo spiegano al Corriere diversi esponenti del settore direttamente coinvolti nella materia.



















































Situazione in evoluzione

Tra le principali aviolinee non c’è emergenza, ma «massima attenzione». «Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione», replica una portavoce di Ryanair, la più grande compagnia in Europa per passeggeri. «I nostri fornitori di carburante possono garantire l’approvvigionamento fino a metà/fine maggio. Se la guerra terminerà presto, la fornitura non subirà interruzioni. Se la chiusura di Hormuz continuerà fino a maggio o giugno, non possiamo escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei», conclude, senza fornire indicazioni ulteriori.

Le reazioni

Da easyJet rimandano ad Airlines UK, l’associazione che rappresenta i vettori inglesi (come la low cost arancione e British Airways) secondo la quale «attualmente non stiamo osservando interruzioni nella fornitura di carburante». In ogni caso «continuiamo a collaborare con i governi e i fornitori per monitorare la situazione», sottolineano da easyJet. «Allo stato attuale i nostri voli operano normalmente. Stiamo monitorando la situazione. Non c’è alcuna carenza negli aeroporti dove operiamo», replica un portavoce di Air France-Klm. Altre aerolinee, contattate ieri, non hanno risposto o non hanno voluto replicare ufficialmente.

Un quadro frammentato

«Il quadro in Europa è molto frammentato e non sappiamo ancora dove potrebbero emergere eventuali situazioni di crisi, se mai ce ne saranno», confida il capo delle operazioni di una delle principali compagnie del continente. «Il nostro è un sistema interconnesso: se in Italia ci sarà cherosene sufficiente, i collegamenti interni non avranno problemi, ma per quelli internazionali si dovrà verificare se altrove ci saranno carenze».
Sugli spostamenti intraeuropei, un aereo può effettuare anche 6-8 voli al giorno. Con network estesi, un jet basato, per esempio, in uno scalo italiano può arrivare a toccare altri quattro diversi aeroporti in Europa. «Se in uno di questi manca il cherosene, dobbiamo decidere se cancellare la rotta o imbarcare più carburante altrove».

Le possibili conseguenze

Questo potrebbe comportare la riduzione dei passeggeri a bordo, per alleggerire l’aereo: «Con le alte temperature estive, il rischio è dover lasciare a terra anche 30-40 persone per volo». Nel medio periodo, se le petroliere provenienti dal Golfo Persico non dovessero continuare ad arrivare nelle prossime settimane, il rifornimento maggiore potrebbe intaccare le riserve degli altri scali, mettendo in difficoltà anche quelli.

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12 aprile 2026