di
Alfio Sciacca, inviato
Le intercettazioni di Luca Spada arrestato per i sei casi a Forlì: «Oggi abbiamo fatto due morti». E la fidanzata: ma gli hai lasciato il biglietto da visita?
DAL NOSTRO INVIATO
FORLI’ – «È vecchia, obesa e con tante patologie. Giustamente deve morire». Così parlava di una paziente ultranovantenne. Come un «angelo della morte» Luca Spada, «Spadino», emetteva sentenze definitive per gli anziani che avevano la sfortuna di capitare sull’ambulanza della Croce Rossa di Forlimpopoli quando lui era in servizio. Nell’ordinanza con cui la Procura di Forlì ne ha chiesto l’arresto, ci sono conversazioni che rappresentano un vero e proprio campionario dell’orrore. Scambi di battute con la compagna o con altri operatori della Croce Rossa intercalate da continui sghignazzi e risate. E spesso la discussione si chiudeva allo stesso modo: «… questa è troppo anziana, deve morire».
Quando un collega lo informa che hanno appena fatto un intervento e salvato un paziente lui replica secco: «Dio bono ma perché dovete salvare tutti? Ogni tanto qualcuno deve morire». «Sì, ma non era dei tuoi questo — replica il collega—, no lascia stare non ci facevi neanche un euro».
Argomentazioni che lasciano supporre che Spada potesse avere interessi di natura economica nel provocare il decesso degli anziani, collaborando stabilmente con un’agenzia di pompe funebri del suo paese, Meldola. In tal senso appare eloquente la chiusa della conversazione col collega: «A Meldola — sentenzia Spada — devono morire anche quelli di Forlì».
Dello stesso tenore le conversazioni con la compagna che lasciano intuire che anche lei era al corrente del suo operato. «Oggi ho fatto due morti», esordisce Spada. E lei: «Hai fatto due morti?» «No io G… ho detto». «Bene — ribatte la compagna— gli hai lasciato il biglietto da visita?». E lui: «No, li ha fatti lui, non li ho mica fatti io». Un riferimento che fa pensare a rapporti con varie agenzie di pompe funebri. Emergono poi i contatti di Spada con i titolari dell’agenzia di Meldola. «Sono a lavorare ho appena fatto un morto». E il titolare: «Hai dato il biglietto?!!».
Ma ad inchiodare Spada ci sarebbe anche la testimonianze di una collega che parla dei presidi sanitari dei quali faceva uso in ambulanza. La testimone si sarebbe detta «esterrefatta poiché non è assolutamente usuale che un soccorritore abbia al seguito un bisturi e una siringa, ipotizzando che l’indagato, durante il trasporto dei pazienti e nel momento in cui rimaneva da solo si fosse servito della siringa per insufflare aria attraverso l’accesso venoso».
Proprio quanto ha accertato l’autopsia sulla paziente di 85 anni che ha portato all’arresto di Spada. «La morte è compatibile — si legge nell’ordinanza— con ingresso di aria nel circolo venoso immediatamente prima del decesso con esordio dell’arresto cardiocircolatorio in un intervallo di secondiminuti dall’introduzione. Tale dinamica è compatibile con un evento acuto avvenuto durante il trasporto in assenza di segnali predittivi nella fase antecedente».
Alla luce di tutto ciò, chiosa il gip, «esiste il pericolo concreto che l’indagato commetta delitti della stessa specie è desumibile, oltre che dalla gravità intrinseca dei fatti, dalle modalità dell’azione delittuosa dimostrative di una significativa capacità criminale». Le indagini vanno avanti per approfondire il movente e verificare se aveva dei complici, anche se al momento non ci sono altri indagati, mentre l’agenzia di pompe funebri di Meldola ribadisce che «era solo un collaboratore occasionalmente».
Eppure nella sede dell’agenzia Spadino era di casa e c’era una divisa con il suo nome, che i carabinieri hanno sequestrato. Poteva infatti capitare che nella stessa giornata lasciasse la tuta della Croce Rossa per indossare l’abito nero da necroforo, trasportando bare o assistendo al servizio funebre. E quella di Meldola forse non era neanche l’unica agenzia con la quale collaborava.
13 aprile 2026
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