CREMONA – C’è chi ha definito Niulinx la sfida europea ad Elon Musk nell’ambito delle macchine a guida autonoma, ma sorride Sergio Matteo Savaresi, docente cremonese di Automazione e controllo nei veicoli autonomi e Automazione e controllo nei veicoli elettrici ibridi al Politecnico di Milano presso il Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria, di cui è direttore: «È un’esagerazione, ma certo la nuovissima spin-off — ovvero attività imprenditoriale scaturita da una ricerca accademica —, nata in seno al Politecnico, Niulinx, un primato ce l’ha: il più alto investimento in una spin-off mai dato in Italia per l’avvio di una impresa all’avanguardia: 38 milioni di euro». 

A un investimento unico per dimensioni per un’azienda hanno compartecipato come lead investor: A2A e Cdp Venture Capital, con un investimento di 10 milioni ciascuno. Ne fanno parte anche grandi attori industriali e finanziari, tra cui Ferrovie dello Stato Italiane e Pirelli. Una convergenza inedita tra energia, infrastrutture, trasporti e ricerca, che segnala la volontà di costruire una filiera nazionale ed europea della mobilità autonoma.

Niulinx è lo spin-off dedicato alla guida autonoma che punta a colmare un vuoto strategico: l’assenza di un vero campione continentale nel settore. Alla base di Niulins c’è il lavoro del gruppo Aida (Artificial Intelligence Driving Autonomous), coordinato da Savaresi, tra i massimi esperti internazionali nel campo. «Non è un’iniziativa che nasce oggi — ci tiene a sottolineare Savaresi —. È il risultato di anni di ricerca e sviluppo sulla guida autonoma. Ora abbiamo acceso lo spin-off per portare questa tecnologia fuori dai laboratori e sulle strade».

La società non costruirà automobili da zero, ma svilupperà il ‘cervello’ della guida autonoma: un sistema integrato di sensori, software e attuatori capace di trasformare veicoli esistenti in mezzi autonomi. In altre parole, una piattaforma tecnologica che inserisce un vero e proprio robot driver all’interno dell’auto. L’ambizione: diventare leader europeo. Il mercato globale della guida autonoma vale oggi oltre 50 miliardi di dollari e potrebbe superare i 300 miliardi entro il 2035. In questo scenario, Niulinx si propone come risposta europea ai grandi player internazionali.

Negli Stati Uniti e in Cina esistono già diversi operatori forti. In Europa no. L’obiettivo è costruire un modello industriale europeo: attento alla regolazione, efficiente nell’uso del capitale e capace di scalare attraverso partnership locali. Il riferimento implicito è anche ai colossi del settore, come Musk e la sua Tesla, oggi tra le realtà più note nello sviluppo della guida autonoma. Ma il modello di Niulins punta a differenziarsi, adattandosi al contesto normativo e industriale europeo.

«L’obiettivo finale — continua Savaresi — non è vendere automobili, ma ridefinire il concetto stesso di mobilità. Il modello di riferimento è quello dei robotaxi: flotte di veicoli autonomi utilizzabili su richiesta, senza necessità di possedere un’auto. Parliamo di una rivoluzione nel modo in cui ci muoviamo. Le persone non compreranno più un’auto, ma useranno servizi di mobilità basati su veicoli autonomi».

Si tratta di un avvio ‘in grande’: Niulinx partirà operativamente da subito, con una struttura già significativa: oltre 60 tra ingegneri e data scientist, destinati a crescere rapidamente. Alla guida ci sarà il Ceo Luca Foresti, mentre Savaresi resterà co-fondatore mantenendo il suo ruolo accademico. «Non si poteva partire in piccolo — conclude il professore —. Questo è un settore in cui bisogna essere ambiziosi fin dall’inizio. Le start-up tradizionali non bastano: servono scala, capitale e visione industriale». Con Niulinx, l’Italia prova così a ritagliarsi uno spazio in una delle tecnologie più strategiche dei prossimi decenni. La sfida, ora, è trasformare la ricerca in infrastruttura reale e competere su un terreno dominato, finora, da pochi grandi attori globali.