CREMONA – Con la sua arte ha fatto uscire dal silenzio gli invisibili. Una donna delle pulizie immigrata, un operatore ecologico con il giubbino arancione, un’infermiera sorridente, un meccanico con la chiave inglese e il berretto, una giovane casalinga, un operatore sanitario che stringe la mano a un’anziana rassicurata da quel gesto affettuoso. Guardano tutti diritto davanti a sé, volti che esprimono dignità e consapevolezza del proprio ruolo. Alcuni di loro si ispirano a persone in carne e ossa. Sono gli sconosciuti eroi di ogni giorno, sono i sette protagonisti di «Chi muove il mondo» (6,30 metri di lunghezza per 3 di altezza), il murales realizzato da Rachel Coltz, 45 anni, versatile e visionaria pittrice francese trasferitasi a Cremona dove ha dato una svolta alla sua vita plasmando il suo talento sino a farne un mestiere.
Rachel è nata a Marsiglia. «Da piccola, a causa delle mie condizioni di salute, trascorrevo ore e ore chiusa in casa e le riempivo disegnando in continuazione». Crescendo, ha preso un’altra strada. «Ho frequentato, per due anni in Francia e tre negli Stati Uniti, una scuola di economia simile alla Bocconi». Dopo vari viaggi e un’esperienza in Ecuador, è tornata in Europa lavorando per 18 anni come project manager in diversi ambiti compreso un gruppo cosmetico. Nel 2007 ha incontrato Gianluca, uno sbandieratore del Palio di Isola Dovarese che si trovava con i suoi colleghi in Provenza per uno spettacolo. «Dopo tre anni insieme, era giunto il momento per uno dei due di spostarsi: l’ho fatto io perché a lui non piace il mare», sorride lei. Il Covid è stato uno spartiacque. «Mi sono detta: voglio lanciarmi, trasformare la mia passione per la pittura in una professione. Era un rischio ma, se non fosse andata bene, avrei potuto ripartire con la mia laurea. Invece ha funzionato, sono molto contenta». Il suo atelier a Persico Dosimo, si è fatta conoscere, anche all’estero, come artista pop e ha già partecipato con successo a varie mostre. «Unisco colori vivaci e ironia per affrontare temi come la condizione femminile, l’ambiente e le dinamiche della società moderna. Il mio obiettivo è aprire dialoghi, parlare, scambiarsi opinioni ed emozioni in un mondo dove tutto è bianco e nero, dove non esistono più sfumature».

È ciò che si prefigge anche con quelle figure disegnate con l’acrilico. «Mi sintonizzo spesso sulla tv francese. Qualche mese fa un canale franco-tedesco ha trasmesso un documentario che mi ha colpito. Raccontava di come nelle grandi aziende della La Défense, il quartiere parigino degli affari costituito in prevalenza da grattacieli, le donne delle pulizie prendono servizio sempre più presto il mattino. Anzi, in piena notte. Lo fanno per non essere viste da chi poi arriverà in ufficio. Sono essenziali, eppure invisibili. Quella cosa mi è rimasta in testa per giorni». Da lì è nata l’idea di «Chi muove il mondo». «Un’opera dedicata a tutti coloro che fanno andare avanti la nostra società senza mai essere sotto i riflettori né cantati nelle canzoni. Un omaggio ai supereroi senza nome del quotidiano».
Rachel ha presentato il suo progetto a Cosper, la cooperativa sociale con la quale aveva collaborato in precedenza, e lo ha realizzato con un gruppo di ragazzi del Centro Iride (Agnese, Adam, Basilio, Nicolò, Saron, Simi, Nicolas, Hope, Lucia, Davide, Debora e Angelo). Il murales si trova nella sede della cooperativa, in via Gerolamo da Cremona. «Ho cominciato con loro a metà dicembre e terminato, lavorando da sola per un paio di settimane, a fine gennaio».
Una curiosità: «L’operatore sanitario mi ha fatto davvero sudare, ho provato e riprovato sinché ci sono riuscita». Ha cercato di instillare in quei giovani e giovanissimi il senso del dovere. «Eravamo impegnati in un’attività divertente, ma che richiedeva anche dedizione, precisione, serietà. Sono orgogliosi di aver vissuto quell’avventura, di aver creato qualcosa insieme. All’inaugurazione del murales ho regalato a ognuno di loro un quadernetto su cui disegnare, fissare un pensiero o semplicemente fare i compiti».
Alcune delle persone raffigurate sono venute per specchiarsi in quella parete. «Mi hanno ringraziato, soddisfatte del risultato finale».
L’opera è in un corridoio all’interno di un luogo non aperto al pubblico, ma l’intenzione della sua autrice è portarla all’esterno, dove la si possa ammirare, «mantenendo la stessa idea di base e cambiando i soggetti». La pittrice ha tanti progetti. «In collaborazione con la Fiab, lavorerò sulla facciata esterna di un edificio in via del Sale a un murales dedicato ad Alfonsina Strada, la prima ciclista donna ad aver gareggiato al Giro d’Italia. A giugno a Cremona, insieme con la poetessa Lucia Zanotti, esporrò alcuni miei dipinti di grandi personaggi storici reinventati e catapultati ai giorni nostri. Ad esempio, Che Guevara, l’anticapitalista per eccellenza, immaginato come testimonial della Pepsi; Einstein fan di Star Trek; Caravaggio, che amava dipingere se stesso, mentre si fa un selfie; Maria Antonietta alle prese con un hamburger; Leonardo da Vinci che ha tra le mani un thriller di Dan Brown».
Ma è già tempo di guardare al 2027. «Sono emozionata mentre lo dico: parteciperò a una mostra, della durata di tre settimane, a New York presentando alcuni miei quadri sulle malattie invisibili, come l’epilessia e il morbo di Crohn, che, appunto, non appaiono all’esterno ma provocano ugualmente grandi sofferenze». Malattie come quella che lei sta vivendo sulla sua pelle. «Darò voce a persone ritratte con il mio stile molto colorato». Lo stesso di quella donna delle pulizie dallo sguardo fiero.
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