di
Andrea Pasqualetto

I legami sospetti con le pompe funebri dell’uomo accusato di aver ucciso gli anziani: «Ma sono solo amicizie»

Entra in caserma e sorride, si siede e non batte ciglio. «Era più tranquillo lui di me, una cosa incredibile», racconta chi gli stavano vicino dopo l’arresto. Luca Spada è sorprendente, con quella sua espressione paciosa anche di fronte alla terribile accusa. Da quando è scoppiato il caso, all’inizio di marzo, il 27enne che faceva l’autista soccorritore della Croce Rossa ha sempre risposto a tutti, parlato con tutti e i compaesani l’hanno raccontato come un giovane gentile, affabile, premuroso

Nonostante la stazza a Meldola lo chiamano amichevolmente Spadino perché ha iniziato a girare per il paese da quando era una birba. «Discolo ma un buon discolo e poi è diventato un ragazzo delizioso, uno dei più impegnati qui», ricorda la sua ex collega della Croce Rossa che non può crederlo assassino di anziani, gli stessi per i quali dimostrava di avere un occhio di riguardo. «Con lui avrò gonfiato centinaia di palloncini destinati ai nonni della casa di cura».



















































Vita veloce, quella di Spadino. A 14 anni entra nella Croce Rossa, a 16 lascia l’istituto tecnico dove studia. «Voleva togliersi qualche sfizio, la macchina, la serata, cose da ragazzi». A 19 si lancia nella ristorazione e si mette a gestire un locale da 350 metri quadri di sala. Poi lascia il ristorante e decide di puntare su chioschi e piadinerie. Ne rileva a San Colombano, Borello di Cesena, Meldola. Li prende, li lancia, li segue. Fino a che incontra Elena che diventa la sua ragazza e ci fa un figlio, nato l’anno scorso. Tutto questo senza mai lasciare la Croce Rossa. «Luca vive le ambulanze come una missione, non può aver fatto nulla delle brutte cose di cui lo accusano, è tutto così assurdo», aveva detto Elena il giorno in cui è scoppiato il caso

C’è una distanza abissale rispetto a quanto sembra emergere dalle intercettazioni, dove lei chiede al fidanzato: «Stai facendo secco un altro vecchio?». Elena lavora alla piadineria che è stata inaugurata due anni fa. Taglio del nastro al quale aveva partecipato anche il sindaco di Meldola, Roberto Cavallucci: «In bocca al lupo a Luca, imprenditore meldolese che ha deciso ancora una volta di mettersi in gioco», fu il suo plauso. Cavallucci ne parla come di un concittadino modello, premiato pure per il salvataggio di una donna tetraplegica durante l’alluvione.

Amico di tutti Spadino, anche del titolare dell’agenzia di onoranze funebri Romagna, nel centro di Meldola. «Ci conosciamo da molti anni, punto», aveva detto Roberta che con il marito porta avanti l’attività. Un’amicizia che ora è sospetta e viene tirata in ballo come possibile movente dei decessi. «Hai fatto due morti? Bravo… Gli hai lasciato il biglietto da visita?», dice Elena a Luca al telefono, intercettata. Cioè, l’indagato potrebbe aver ucciso per procurare del lavoro alle pompe funebri

«Ma Luca non ha mai lavorato stabilmente per noi e tra l’altro la nostra impresa non ha fatto neppure uno dei funerali degli anziani di cui si parla, l’ho controllato con Luca», precisa ora Roberta. «Era un collaboratore occasionale», aveva aggiustato il tiro don Enrico, il parroco. Spadino, con la solita imperturbabilità, la spiegò così: «Sono grandi amici, nessun lavoro. Ma secondo voi io vado a uccidere gente per prendere 50, 100 euro, per regalare un funerale a un’agenzia? Stiamo parlando dell’assurdità. Basterebbe chiedere ai familiari di queste presunte vittime se sono state contattate da me. Io non sono un killer».

Ora è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso lo scorso 25 novembre Deanna Mambelli, 85 anni: «Immettendo aria nel corpo della trasportata attraverso un catetere venoso», scrive il gip di Forlì. «Figuriamoci se ho fatto un’iniezione letale. Ero dietro con lei, questo sì — aveva detto —. E non è vero come dicono che è salita in ambulanza con le sue gambe. Non era terminale, d’accordo, ma era barellata». Cos’è successo? «Si è sentita male durante il trasporto, è intervenuta l’auto medica dopodiché siamo arrivati al pronto soccorso di Forlì e abbiamo lasciato la paziente». Che, mezz’ora dopo, moriva. E lui, serafico: «Tranquilli, non l’ho uccisa io».

13 aprile 2026 ( modifica il 13 aprile 2026 | 07:18)