Uno accorcia e pareggia, l’altro sorpassa e allunga. “Per il titolo meglio aspettare l’aritmetica…”. L’attaccante: “Se sono tornato? Non sono mai andato via… Segnare con la Francia mi ha fatto bene”


Francesco Pietrella

Giornalista

13 aprile – 08:40 – MILANO

L’uomo che sorride di rado dovrà cambiare abitudine. Tra un mesetto scarso può festeggiare il suo secondo titolo interista con qualcosa in più da raccontare: “C’era una volta un ragazzo di Aruba che segnò una doppietta sul lago nel match ball per il tricolore…”. E giù sorrisi: ne serviranno. Questo il titolo della rimonta scudetto firmata Dumfries, capace di infilare una doppietta al Como senza usare il suo fondamentale preferito, il piede destro. Un gol di testa, un altro di sinistro. Dal 2021 a oggi solo Dimarco ha segnato più reti di lui tra i difensori in Serie A, 20 a 21. “Se posso aiutare la squadra segnando sono contento – ha detto Denzel -. Vincere era importante, sono fiero di quanto ho fatto oggi”.

DAL BARÇA AL COMO—  

 Dumfries non segnava in campionato dal 31 agosto di quest’anno contro l’Udinese. In assoluto da Union Saint Gilloise-Inter del 21 ottobre in Champions. Terza doppietta in carriera. Infine, più importante, prima di ieri l’ultimo uno-due della sua vita l’aveva siglato circa un anno fa sopra la collina di Montjuic, la notte di Barcellona-Inter 3-3. Erano i giorni di un Denzel formato freccia capace di travolgere quasi da solo la retroguardia blaugrana e trascinare i nerazzurri in finale di Champions. Dopo un lungo calvario – l’infortunio contro la Lazio a inizio novembre, l’operazione alla caviglia, la lunga fase di recupero documentata anche sui social, i quattro mesi di stop prima di rientrare contro il Bodo a febbraio… -, è tornato a graffiare portieri come meglio sa fare. I due squilli sono stati fondamentali. Guai a parlare di scudetto però: “Aspettiamo l’aritmetica – ha concluso Dumfries -, ogni partita conta. Noi dobbiamo rimanere concentrati fino alla fine”.

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THURAM, 10 GOL IN A—  

 Alla voce “protagonisti” va aggiunto anche Thuram, arrivato a dieci gol in campionato. “Di solito ci metto meno – ha raccontato a Dazn a fine gara -, ma l’importante è che vinca l’Inter. Saper soffrire e reagire di squadra è fondamentale, ma per parlare di scudetto aspettiamo l’aritmetica”. Marcus è rientrato alla grande dalla nazionale, dove ha punto la Colombia in amichevole. Contro la Roma ha siglato un gol e sfornato due assist. Ieri un’altra doppietta dopo quella al Torino in agosto. Totale: dieci reti in campionato, 13 in tutte le competizioni: “Tornare a segnare con la Francia mi ha fatto molto bene, sono tornato con più fiducia rispetto a quando sono partito. Meglio per l’Inter…”. Ma anche per Tikus, il ragazzo col nove capace di armarsi d’astuzia e non far rimpiangere Lautaro, oggi comunque in panchina. Il primo a esultare coi suoi. Sul primo gol ha anticipato Van der Brempt, sul secondo ha approfittato di un erroraccio di Kempf. Il biglietto da visita del centravanti. Senza il Toro, assente per altre due partite, Thuram dovrà fare l’Atlante nerazzurro e caricarsi sulle spalle tutto l’attacco. “Se sono tornato? Non sono mai andato via…”. Il manifesto di un’Inter che ha diradato la nebbia ritrovando la via del gol. Alla fine della strada, non più tanto all’orizzonte, c’è lo scudetto.