di
Simone Dinelli
Lo strazio dei colleghi: «In fabbrica aiutava i giovani»
Un padre di famiglia amorevole, un lavoratore attento, un appassionato di calcio e grande tifoso della Fiorentina. Questo era Giacomo Bongiorni, ucciso la notte tra sabato e domenica a Massa da un gruppo di ragazzi ai quali aveva chiesto di non spaccare le bottiglie sulle vetrine, nelle parole degli amici, dei colleghi e di tutti coloro che l’hanno conosciuto e gli hanno voluto bene.
Nato nella vicina città di Viareggio, Bongiorni ha vissuto a lungo nella frazione collinare di Mirteto, alle pendici del monte Candia: una precisa scelta di vita quella di abitare in una terra tranquilla e fatta di valori semplici, ma forti.
Giacomo lavorava come responsabile nel settore metalmeccanico alla Tsi Meccanica, all’interno dello stabilimento del Nuovo Pignone di Massa, noto gruppo specializzato nella progettazione e l’assemblaggio di componenti per il settore energetico: un ruolo che ricopriva con grande dedizione e che gli era valso la stima da parte dei colleghi, che sapevano di poter trovare in lui un attento interlocutore e un professionista preparato.
«Il primo ad arrivare sul posto di lavoro e l’ultimo ad andar via, sempre pronto a dare una mano e a dispensare consigli a chi ne avesse bisogno, soprattutto con i più giovani», lo ricorda commosso un collega.
Ma al primo posto c’era la famiglia. I due figli e l’attuale compagna Sara, prima di tutto, come dimostrano le tante foto su Facebook, specie dei figli, che definiva «vita mia». Foto di compleanni, gite al mare, la partita e il primo giorno di scuola di quel figlio oggi undicenne (18 anni la grande) cui è toccata la tremenda sorte di dover assistere al pestaggio e alla morte del padre. Poi, gli anziani genitori, che amava con dedizione (anche qui Facebook ne è testimone) e che passava sempre a salutare sfruttando ogni occasione utile.
Appassionato da sempre di calcio, Giacomo ha giocato per molti anni da giovane nella fila del San Vitale Candia. Anche adesso, in età adulta, non aveva appeso gli scarpini al chiodo, lanciandosi con il consueto entusiasmo nella pratica del calcio a 7, versione ridotta e meno dispendiosa dal punto di vista atletico del tradizionale calcio a 11.
Una passione trasmessa anche al figlio, che sabato sera aveva portato fuori assieme alla compagna Sara Tognocchi e ad altre famiglie di amici per vedere tutti assieme in tv la partita di Serie A fra Atalanta e Juventus. Un modo per stare assieme e trascorrere qualche ora spensierata.
All’amore per lo sport, Giacomo univa la passione di cercatore di funghi: un’attività che gli permetteva di stare a contatto con la natura e respirare appieno l’aria semplice della sua terra. terra di cui era profondo e rispettoso conoscitore, sempre attento a muoversi lungo i sentieri di montagna in gran segreto, così come da manuale di ogni provetto fungaiolo. E dove amava passeggiare assieme al suo inseparabile cane lupo, fedele compagno di quei tanti momenti trascorsi all’aria aperta.
La notizia della sua scomparsa ha suscitato dolore e sgomento fra gli amici, che ieri si sono radunati di fronte all’ospedale Noa di Massa per farsi forza l’uno con l’altro. Tanti abbracci e lacrime, fra rabbia e dolore, per una morte davvero impossibile da accettare. «Non ce ne capacitiamo — le loro parole —, non si può accettare una cosa così. Vogliamo giustizia, non si può morire così».
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13 aprile 2026 ( modifica il 13 aprile 2026 | 12:42)
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