di
Elvira Serra
La procuratrice generale: «Era molto giovane. Oggi fa volontariato»
Francesca Nanni è la procuratrice generale di Milano. Il suo sostituto Gaetano Brusa ha firmato il parere positivo (non vincolante) per la grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti, dopo un passaggio con il Guardasigilli Carlo Nordio (pure lui, parere positivo). La decisione ha sollevato non poche polemiche. Minetti era stata condannata in via definitiva a due anni e 10 mesi nel processo «Ruby bis» per induzione alla prostituzione, e a un anno e un mese per peculato sui rimborsi, quando era consigliera regionale Pdl in Lombardia.
Dottoressa Nanni, Nicole Minetti ha avuto un trattamento di favore?
«No. Minetti è stata condannata a meno di 4 anni di reclusione per reati non ostativi, cioè considerati dal legislatore meno gravi. In questi casi la legge, e non i magistrati, non prevede il carcere, salvo casi particolarissimi. Minetti, semmai, “rischiava” l’affidamento in prova ai servizi sociali».
Perché se ne è occupato il sostituto Gaetano Brusa?
«Abbiamo un sistema automatico di assegnazione delle cause. Brusa in passato ha fatto il giudice di sorveglianza ed è stato presidente del Tribunale di sorveglianza. Ha molta esperienza: purtroppo tra poco andrà in pensione».
Ha letto il suo parere?
«Sì, ed è fatto benissimo. Noi siamo abituati a valutare senza pregiudizio: i fatti per i quali Minetti era stata condannata risalgono a quando era molto giovane. Non ha avuto ruoli direttivi o organizzativi, anzi è verosimile che sia stata influenzata da altri».
Però la condanna c’è stata.
«Ma nella valutazione conta il fatto che, successivamente ai reati commessi, sia stata documentata una condotta di vita non solo regolare, ma con attività meritorie, volontariato in Italia e all’estero. Nessuna recidiva o comportamento illegale o delittuoso».
La grazia è stata concessa sul fondamento di «gravi condizioni di uno stretto familiare minore» della donna.
«Su questo non posso aggiungere nulla di più di quanto espresso dal Quirinale. Le condizioni indicate sono difficilmente compatibili con il regime di affidamento in prova, che vincola con la permanenza in un dato luogo».
Delle polemiche, cosa l’ha ferita di più?
«La malafede di chi davvero pensa che un condannato possa avere un trattamento privilegiato. Riassumo: Minetti non avrebbe dovuto fare un giorno di carcere come nessun altro condannato a meno di 4 anni. Se vuole, le dico anche come la penso io».
Prego.
«Con quello che spendiamo in tempo ed energie per le condanne definitive sotto i 4 anni, sarei per la depenalizzazione di certi reati: il procedimento penale dovrebbe essere riservato alle cose più gravi. Poiché non è così, il nostro ufficio deve lavorare senza pregiudizi e valutare, nel complesso, il pentimento di una persona e la sua risocializzazione. Aggiungo che dovremmo liberarci di figure del passato, se non ci sono più».
Si riferisce a Berlusconi?
«Beh, sì. Con tutti i problemi che abbiamo! Uno su tutti la verità mediatica che si forma non nei tribunali, ma nelle trasmissioni tv e sui social. Oltre alla insopportabile lunghezza dei procedimenti. Altro che riforma della giustizia: qui il rischio è di mandare all’aria il sistema».
13 aprile 2026
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