Nell’inferno del pavé il belga ha battuto Pogacar vincendo la sua seconda Monumento e coronando il sogno di una vita: è stata la Parigi-Roubaix della rivincita. La vittoria di chi “ha smesso di crederci tante volte” per poi ricominciare sempre a farlo
Se non avete pianto non vogliamo conoscervi. Wout van Aert che vince la Parigi-Roubaix è l’apoteosi del sogno romantico che si prende la rivincita sulla realtà. Siete tifosi di Tadej Pogacar? Fa niente, anche voi per questa volta sarete felici per Wout. Il vostro cuore batte per Mathieu van der Poel? Lo sappiamo, ma persino voi stavolta avrete sentito le farfalle allo stomaco. Non possono esserci appassionati di ciclismo che rimangono insensibili a quello che abbiamo visto succedere nel nord della Francia, in quello che normalmente chiamiamo inferno ma che stavolta per qualcuno è stato il paradiso. Se esiste un grande disegno del destino, non poteva che essere così. Van Aert che in una corsa a eliminazione si ritrova davanti insieme al campione di tutto, che rimane incollato alla ruota del campione del mondo così pronto all’apoteosi da avere scelto il bianco integrale per la corsa più sporca che ci sia. Van Aert che sceglie di non collaborare e quando Pogi si gira a pretenderlo gli fa no con la testa, non si fa comunella con il migliore di tutti. Van Aert che quando entra nel velodromo rivede la scena che ha immaginato mille volte nei suoi sogni a occhi aperti e sa esattamente come fare, lascia che sia Pogacar a prendere il giro di pista davanti, poi lo salta al momento perfetto a velocità doppia, e a quel punto non ti prende più nessuno se in fondo alla corsa c’è il sogno della tua vita, quello per cui hai sopportato tutto, sacrificato tutto, sofferto tutto. Van Aert che dopo il traguardo singhiozza come un bambino e quando vede venirgli incontro Georges e Jerome, che ogni tanto glielo chiedevano, “ma papà tu quando vinci?”, si siede per terra e gli fa segno di entrare nell’abbraccio, ma loro due sono un po’ perplessi, siamo proprio sicuri di doverlo proprio stringere, così nero e impolverato e sudato?