di
Salvatore Mannino

Hanno sparato all’opera collocata su una panchina che ricorda una sera di 40 anni fa in cui l’attore sedendosi lì disse: «Madonna che silenzio c’è stasera», da cui nacque il celebre film

Vandalismo a Cavriglia (Arezzo) contro una statua dedicata a Francesco Nuti nei giardini Ardenza, cuore della cittadina valdarnese: il volto e il naso sono stati sfregiati probabilmente con dei colpi di una pistola ad aria compressa. 

L’episodio viene alla luce a qualche ora di distanza grazie ai racconti del sindaco Leonardo Degl’Innocenti Sanni e il suo vice Filippo Boni, che è anche assessore regionale ai trasporti. 



















































Sono loro a spiegare all’opinione pubblica sui social quello che a Cavriglia in tanti hanno già visto di persona: la statua color bronzo di Nuti sistemata su una panchina dello spazio verde che ora guarda i visitatori priva di un pezzo della faccia. Le indagini sull’atto di vandalismo sono affidate ai carabinieri.

Ma soprattutto è un pezzo di memoria, di Nuti e dei cavrigliesi che se ne va in frantumi. Già, perché il monumento al popolare attore pratese, morto nel 2023, un anno prima dell’inaugurazione, è ispirato a un fatto reale di oltre 40 anni fa, quando un Nuti non ancora famoso era stato ospite in paese di Enzo Brogi, che sarebbe poi diventato sindaco e consigliere regionale, proprio su una panchina immersa nel silenzio che solo i piccoli borghi hanno ancora. 

Colpito da quella totale assenza di rumori, Francesco esclamò, almeno secondo il racconto che se ne fa a Cavriglia: «Madonna, che silenzio c’è stasera», nucleo originario e titolo di quello che sarebbe diventato il film omonimo del 1982, il primo di Nuti da attore protagonista, senza i Giancattivi.

«Oggi – commenta Filippo Boni – quel silenzio che Francesco sentiva c’è ancora, ma è cambiato. Non è più il silenzio pieno che ispirava parole, che accoglieva pensieri e li restituiva più limpidi. È un silenzio che pesa, che lascia dentro un senso di smarrimento, come se qualcosa si fosse incrinato nel modo in cui sappiamo riconoscerci. Sparare, con quella che sembra una pistola ad aria compressa (ci penseranno le indagini ad accertarlo), a una statua significa, in fondo, rivolgere quel colpo verso noi stessi: contro la nostra memoria, contro la nostra capacità di avere cura di ciò che ci ha resi una comunità, contro quella trama invisibile fatta di storie, affetti e rispetto che tiene insieme il passato e il futuro».

E il sindaco incalza: «Un gesto così ignobile dimostra una totale mancanza di rispetto per i beni comuni, per l’arte e per i valori condivisi. Tali comportamenti non possono e non devono essere tollerati. Attiveremo tutte le procedure necessarie per il ripristino dell’opera e attiveremo tutte le iniziative affinché i responsabili vengano individuati e perseguiti con la massima severità prevista dalla legge».


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6 aprile 2026