Il punto serale sulle notizie del giorno
Iscriviti e ricevi le notizie via email

È passato un mese prima che tornassero a parlarsi. «È successo tutto in maniera naturale, non abbiamo avuto bisogno di scuse», raccontano Gaia De Laurentiis e Agnese Catalani dopo l’esperienza a Pechino Express. Per loro il programma non è stato solo un viaggio tra Paesi lontani, ma un percorso dentro se stesse e dentro un rapporto madre-figlia che aveva bisogno di essere rimesso a fuoco, prima ancora che ricucito.


APPROFONDIMENTI

Pechino Express, le pagelle: Giulia Salemi rimandata (4), i Raccomandati in crisi (5), le Dj regine di cuori (10). Eliminate (in pace) le Biondine

Com’è stato tornare alla normalità dopo un’esperienza così forte?

Agnese Catalani: «È stato abbastanza traumatizzante: ero molto stanca e molto dimagrita. Appena rientrata a casa, a Roma, dopo un paio di giorni tra fuso orario e stanchezza, ho realizzato davvero tutto, come se mi fossi risvegliata. Rivedendo le puntate mi è salita anche la nostalgia. Non ho vissuto Pechino come un gioco e solo dopo mi sono detta che forse avrei potuto godermela di più».

Gaia De Laurentiis: «Io ci ho messo tanto. È stata un’esperienza fortissima. Io e Agnese siamo partite in un modo e abbiamo fatto quasi un percorso opposto: lei, che aveva iniziato sottotono, è emersa come una leonessa; io, invece, sono arrivata alla fine con la coda tra le gambe. Nel ritorno alla vita di tutti i giorni ha inciso molto anche il fatto di poterci rivedere: è una possibilità rara, che di solito non capita».

Tornando all’inizio, perché avete pensato che fosse il momento giusto per partire per Pechino Express

Gaia De Laurentiis: «Agnese desiderava fare Pechino Express da anni e me ne parlava spesso. Io non volevo, e visto che non ce lo avevano mai chiesto non sarei andata certo a cercarlo. Quando ci hanno chiamato per proporci questa edizione, noi avevamo appena discusso e non ci sentivamo da giorni. Ho pensato che potesse essere il modo per riagganciarci e vivere qualcosa solo noi due, che da tempo ci mancava».

Agnese Catalani: «Non so neanche io perché quel giorno abbia risposto, visto che avevamo litigato. Ricordo che la nostra comunicazione fu brevissima, però accettammo subito. Sono l’unica dei figli di mia madre che l’ha sempre seguita nei teatri e alcuni dei miei ricordi più belli sono legati proprio alla sua compagnia teatrale, nel borghetto toscano dentro una chiesa sconsacrata. Volevo rivivere quelle sensazioni».

Come è cambiato il vostro rapporto dopo l’esperienza di Pechino Express?

Agnese Catalani: «Ancora prima siamo cambiate noi come persone. Pechino non è stato semplicemente un viaggio o un reality, ma un percorso che ci ha segnate. Io sono partita con una certa immaturità e un po’ di ingenuità, e sono tornata a Roma con uno sguardo diverso sul mondo. Il rapporto con mamma credo sia diventato molto più leggero, ma anche più consapevole. A Pechino non c’è spazio per la riflessione solitaria. Sei costretto a risolvere tutto insieme».

Gaia De Laurentiis: «Siamo andate in crisi su alcuni cliché, come la separazione non perdonata e il tema degli altri figli. Poi sono emerse anche questioni diverse, magari meno profonde ma ugualmente forti. Lei mi aveva sempre vista come un caterpillar e non ha saputo gestire il mio pianto. Pechino è stata una cosa fortissima nel nostro rapporto. Da mesi viviamo tutto con più sorriso».

Quando pensate sia avvenuto davvero questo cambiamento?

Agnese Catalani: «Penso che Pechino ci abbia portato semplicemente al culmine. Il vero cambiamento è avvenuto a Roma, quando ci siamo prese del tempo e si è creato un silenzio che non c’è stato neppure bisogno di concordare.

Quando ci siamo ritrovate è stato tutto meraviglioso. Nessuna delle due ha chiesto all’altra perché: è successo in modo naturale, proprio come i litigi prima di partire».Cosa avete scoperto l’una dell’altra in questo viaggio?

Gaia De Laurentiis: «L’ho sempre vista più fragile e confusa. Invece l’ho scoperta molto più tosta di quanto pensassi».

Agnese Catalani: «Io vengo da due genitori separati. Ho sempre visto un papà che ha cancellato una grande parte della sua vita, un orso solitario che ha nascosto la sua sensibilità, e una mamma che invece è riuscita ad andare avanti, a costruire una famiglia allargata e a trovare accanto a sé un marito spettacolare. Quando l’ho vista piangere è stato un colpo al cuore».

Quali sono stati i tre momenti più importanti del vostro percorso a Pechino Express?

Agnese Catalani: «Il primo è stata la litigata fuori dal teatro. Poi la risata liberatoria in Cina, quando stavo chiedendo indicazioni in continuazione a un automobilista: mi dispiace che quel momento non sia stato inserito nel montaggio. Infine la terza notte sull’isola di Java, quando la grande famiglia che ci ha ospitato ci ha fatto sentire proprio lo spirito del nucleo familiare che in quel momento ci mancava. Ricordo anche che mi misi a giocare con una bambina e che il ragazzo a cui avevamo chiesto di svegliarci alle 5 ci svegliò invece alle 3.40».

Gaia De Laurentiis: «Sicuramente la litigata, perché conoscendo Agnese e sapendo che quando si arrabbia dice qualsiasi cosa a chiunque, ho avuto paura. Avevo la netta percezione che avesse dimenticato la presenza delle telecamere. Poi quel momento in Cina in cui siamo scoppiate in una risata liberatoria: lei è la persona più spiritosa che conosca e sono stata felice di ritrovarla così. Il terzo momento è stato quando ci siamo sfogate con i Comedian e loro si sono messi a piangere con noi, dicendoci che avremmo dovuto fare pace».

Quanto è stata importante per voi la presenza di Lillo come malus?

Gaia De Laurentiis: «Concordo con chi scrive che forse eravamo noi il suo malus, e non viceversa. Si è trovato in una situazione molto più grande di lui: non è facile stare accanto a due persone che discutono. Per questo ho scelto anche di lasciarli molto da soli, pensando che Lillo avrebbe potuto capire Agnese e farle bene. Si vede anche in quel momento in cui loro bevono una birra insieme. Mi ha fatto molto ridere quando lei dice che il violoncello le fa cacare e lui, dietro, ribatte che invece gli piace».

Agnese Catalani: «Quando sono sbucati fuori i Raccomandati e ci hanno ridato la bandiera del malus non ci volevo credere. Però devo dire che Lillo ci ha salvato quella serata. Ho riso talmente tanto, prima nel furgoncino e poi in casa, da avere male ai muscoli della pancia. Ci ha dato l’atteggiamento giusto per andare avanti».

Riguardandovi in televisione, che immagine pensate sia emersa dalle puntate?

Agnese Catalani: «Mi sono guardata con molta tenerezza. Ho visto le puntate sempre con i miei amici e con il mio fidanzato, che hanno avuto la sfortuna di conoscere anche i miei pianti e la mia sensibilità. Credo di essermi messa una mano sulla spalla da sola. Mi sono vista fragile e troppo ansiosa. Prima di Pechino questo lato di me mi imbarazzava, ora lo guardo in modo più costruttivo. Ho visto anche una fragilità da parte di mia madre e ho pensato di essere stata stupida a non aiutarla di più, come lei ha fatto per me».

Gaia De Laurentiis: «Anch’io ho trovato alcuni aspetti di me che non mi sono piaciuti. Sono stata pesante, ho cercato sempre di spiegare anche quando forse avrei dovuto mollare. Dovevo accettare che Agnese non vedesse sempre qualcosa di positivo in quello che ci circondava. A volte mi sono vista anche come una vittima, e lì avrei dovuto cogliere meglio certi momenti».

Che reazione avete percepito da parte del pubblico?

Agnese Catalani: «Dobbiamo innanzitutto ricordarci che la nostra è una storia raccontata dentro un programma televisivo, con tante ore di girato. Ho letto i messaggi di molte madri e figlie che si sono riviste in noi. Poi, certo, ho ricevuto anche insulti molto pesanti, perché purtroppo la gente è varia e c’è anche quella cattiva. C’è chi cerca di comprenderti, chi si sofferma sul tuo fisico e chi prova a colpire proprio il punto che ti fa più male. Mi hanno scritto anche cose terribili, che dovevo morire o che mia madre mi avrebbe dovuto abortire».

Gaia De Laurentiis: «Non riesco a capire cosa spinga certe persone a scrivere commenti del genere. Hanno talmente paura che sentono subito il bisogno di prendere le distanze. È una cosa che mi fa schifo, che non mi interessa e che scelgo di non leggere. Ma quando succede a ragazzi più giovani, il rischio è enorme».

Guardando alle coppie ancora in gara, secondo voi chi può vincere?

Gaia De Laurentiis: «Tifo per I Veloci. Fiona May è una donna forte, con una corazza importante ma anche una grande umanità. L’ho vista in momenti di fragilità che mi hanno commossa. Riesce a combinarla con tanta forza, sia fisicamente sia umanamente. Mi piace anche Chanel Totti dei Raccomandati».

Agnese Catalani: «Secondo me I Raccomandati sono quelli che se lo meritano di più. Stimo molto Chanel: vorrei avere anche solo il 10% della sua capacità di fregarsene in senso positivo. Se a lei cade un bicchiere al ristorante, è tranquilla; a me succede e vado in bagno a piangere per 40 minuti».

Gaia De Laurentiis: «Mi sono sembrate molto forti anche Le Dj. Non mi spiego fino in fondo come facciano a pedalare così tanto: non capisco davvero come riuscissero a ottenere tutti quei passaggi».

Agnese Catalani: «Loro sono molto spudorate. Credo che questo si sia visto».

Alla fine, quindi, aver partecipato in coppia mamma-figlia è stato più un bonus o un malus?

Agnese Catalani: «Il più grande bonus che abbia mai avuto nella mia vita. Le consapevolezze arrivano dopo, ma se ci penso vedo un’Agnese prima di Pechino e una dopo. Per me è stata una scuola di vita che mi ha dato molta maturità. Penso che, senza Pechino Express, saremmo ancora punto e a capo».

Gaia De Laurentiis: «Non lo so, perché le scelte professionali le ho sempre fatte senza pensarci troppo. Doveva andare così, è stato tutto molto veloce, e se è successo c’è un perché. Dal punto di vista personale, tra di noi, mi sembra evidente che abbia contato tantissimo. Nella mia vita, il suo posto, lo capirò col tempo».


© RIPRODUZIONE RISERVATA