di
Natalia Distefano

Presentata la terza e ultima stagione della serie «La Legge di Lidia Poët», dal 15 aprile su Netflix. L’attrice protagonista rivela: «Questo ruolo mi ha cambiato la vita»

Ostinata, fiera, rivoluzionaria e lungimirante: «Se continuiamo a combattere, prima o poi qualcosa cambierà», dice la Lidia Poët – prima donna in Italia a svolgere la professione di avvocato – interpretata da Matilda De Angelis nella terza e ultima stagione della serie «La Legge di Lidia Poët» scritta da Guido Iuculano e Davide Orsini, con Eduardo Scarpetta, Pier Luigi Pasino, Sara Lazzaro, Gianmarco Saurino, Liliana Bottone e Ninni Bruschetta, prodotta da Matteo Rovere e presentata oggi a Roma (disponibile dal 15 aprile in esclusiva su Netflix).

Matilda de Angelis: «Questo ruolo ha cambiato la mia vita»

«È un ruolo che ha cambiato per sempre la mia vita, sia da un punto di vista professionale che umano – ha detto l’attrice –. Cinque anni fa, quando abbiamo iniziato a girare, non avevo idea dell’impegno e della responsabilità che comporta interpretare una protagonista all’interno della lunga serialità. È qualcosa di potente, difficilissimo. Lo rifarei? Sì, ma oggi saprei come regolarmi». Su un piano personale, poi, ha aggiunto: «Lidia mi ha messo in contatto con emozioni e riflessioni su me stessa, come donna e come persona, che non avevo mai affrontato davvero. La lascio andare ma so che la porterò con me sempre».



















































La battaglia di Lidia Poët

Intanto sullo schermo De Angelis torna a stringere i lacci del corsetto e quelli, ben più stretti, di una legge e una società di fine Ottocento che la vorrebbero invisibile. La nuova stagione – sei episodi diretti da Letizia Lamartire, Pippo Mezzapesa e Jacopo Bonvicini – non è solo la chiusura di un cerchio intorno alla pioniera dell’avvocatura italiana (che accompagna idealmente fino al momento in cui Lidia indosserà la toga nel 1920), ma un atto di resistenza vestito di seta e velluto, dove la Torino sabauda è il palcoscenico di una modernità che urla per uscire. «Se nelle prime stagioni Lidia ha dovuto combattere contro il pregiudizio sistemico che le impediva l’iscrizione all’Albo, e poi ha dovuto battersi per l’approvazione in Parlamento di una legge innovativa  hanno anticipato gli autori – in questi nuovi episodi la posta in gioco si alza ulteriormente e lo sguardo si allarga: la sua lotta non è più individuale ma sociale». 

De Angelis: «No alle quote rosa come contentino»

«Il femminismo è una lotta di tutte e di tutti – ha incalzato De Angelis –. È un movimento che evolve, ingloba nuove categorie, oggi si parla di transfemminismo. È una lingua in evoluzione, portatrice di significati. Non so se stiamo tornando indietro o se certe dinamiche siano sempre esistite, ma credo fermamente che la battaglia sia collettiva. E penso che anche Lidia la vedesse così». Soprattutto l’attrice si è detta allergica alle forzature e insofferente a un certo abuso di quote rosa: «Il mondo va raccontato con le sue storie, va raccontato con coraggio e con verità e se all’interno di quella storia c’è una donna, allora deve essere raccontata dal punto di vista di quella donna, ma se non c’è, non fa niente, vuol dire che è un’altra storia». Proprio come la sua Poët, Matilda non cerca una blanda approvazione, cerca la giustizia.  «Se dobbiamo metterci una quota perché ce la dobbiamo mettere, io non voglio quel tipo di contentino. Se devo essere il centro di quella storia – ha continuato – è perché è la mia storia, perché la devo raccontare io in quel senso specifico. Altrimenti non voglio il contentino, perché lo capisco, lo colgo e mi dà fastidio essere preso in giro in quel senso».

Boicottare i David? «Ancora non ho deciso»

L’attrice si è espressa anche sulla proposta di «Siamo ai titoli di coda», movimento che ha invitato attori e registi a boicottare la cerimonia di consegna dei David di Donatello in segno di solidarietà con le maestranze del cinema. «Boicottare i David? Non ho ancora deciso se andare, ma mi sto interrogando sul senso di boicottare una cosa che potrebbe essere un bel palcoscenico per portare l’attenzione su certi temi», ha detto. E ancora: «Non so se continuare ad auto sabotarci può essere una soluzione. Mi sto prendendo del tempo per decidere e capire, anche leggendo un po’ il sentimento comune. Sto valutando».

Infine su una possibile Lidia Poët dei giorni nostri: «Non ne vedo nessuna. Ma mi piace la sindaca di Genova (Silvia Salis, ndr.), mi piacerebbe vederla come alternativa a Giorgia Meloni». 

13 aprile 2026