di
Simone Dinelli

Gabriele Tognocchi dimesso dall’ospedale dopo l’aggressione in cui è morto il compagno della sorella: «Ci sono piombati addosso e hanno continuato a colpire per ucciderci»

«Potevo salvare Giacomo, ma non ce l’ho fatta». È questa la frase che continua a ripetere ai suoi familiari Gabriele Tognocchi, il cognato di Bongiorni, il padre di famiglia ucciso in piazza Felice Palma a Massa. 

Gabriele e Giacomo erano insieme sabato sera, con le rispettive famiglie: stavano sorseggiando tranquillamente una birra, quando in un attimo attorno a loro si è scatenato l’inferno. A Gabriele è andata meglio che al cognato: finito anche lui a terra sotto i colpi della banda di aggressori, è riuscito a rialzarsi anche se ferito: non si è allontanato, ma ha cercato di aiutare Giacomo, invano. 



















































È un pensiero che adesso lo tormenta.

Lunedì mattina è stato dimesso dall’ospedale Noa di Massa, dove era stato ricoverato sabato notte: ha ferite e contusioni in varie parti del corpo, ma i medici hanno deciso di rimandarlo a casa, ritenendolo comunque fuori pericolo. «Ha il naso tutto storto — racconta Anna Vita, la mamma di Gabriele e di Sara, compagna di Giacomo Bongiorni — un ginocchio spappolato, piccole lesioni interne per i colpi subiti e sente dolori in gran parte del corpo».

In queste ore Gabriele sta facendo un massiccio uso di antidolorifici per lenire le ferite, ma è il dolore che porta nel cuore quello più difficile da affrontare. «Erano in dieci — ha detto a mamma Anna —: noi abbiamo solo invitato quei ragazzini a smetterla di lanciare e spaccare vetri, visto che qualche bimbo come i nostri poteva magari tagliarsi una mano o un piede e farsi male. In un attimo ci sono piombati addosso e ci hanno circondato, iniziando a menare pugni e calci». 

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Un inferno, durato qualche decina di secondi senza che nessuno dei presenti nella piazza, solitamente piuttosto affollata, sia potuto intervenire. «Non si è trattato di una scazzottata — ha spiegato Gabriele —, hanno continuato a colpire per ucciderci. Io sono riuscito a rialzarmi, anche sfruttando la mia corporatura robusta. Giacomo, purtroppo, è rimasto a terra e non ce l’ho fatta a fargli da scudo e metterlo in salvo».

La famiglia Tognocchi sarà presente  alla fiaccolata voluta dal Comune e dalla Diocesi: «Ci saremo — sottolinea mamma Anna —, a costo di svenire dal dolore». 

Nel quartiere dove Gabriele abita i vicini fanno quadrato, cercando di proteggere la sua privacy: lui è un dipendente della Cemes, azienda che si occupa della costruzione di infrastrutture e opere civili in vari ambiti. Un lavoratore serio e benvoluto da tutti i colleghi, che sperano di poterlo riabbracciare presto. 

«Vogliamo giustizia per Giacomo, per i suoi figli e per mia sorella — le parole di Gabriele —, non si può agire in questo modo, peggio delle bestie. E le istituzioni devono fare qualcosa per rendere più sicure le piazze di Massa». 

Giacomo Bongiorni e Sara Tognocchi avrebbero dovuto sposarsi il prossimo luglio: «Mia figlia — racconta Anna Vita — aveva già mandato la disdetta per la casa dove abitava adesso. Era tutto deciso. Adesso forse verrà per un po’ da me, poi vedremo». 

Le ore nel frattempo passano e lungo la via dove abita Gabriele, il traffico sembra scorrere tranquillamente, come in un qualsiasi uggioso lunedì lavorativo. In casa però l’atmosfera è cupa, e non potrebbe essere altrimenti, con un pensiero fisso: «Potevo salvare Giacomo — continua a ripetere Gabriele —, ma non ce l’ho fatta».


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14 aprile 2026 ( modifica il 14 aprile 2026 | 08:32)