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Gaia Piccardi, inviata a Montecarlo
Sinner domani decide se giocare a Madrid. Dopo la vittoria a Montecarlo, il tuffo e la cena con Briatore
Da casa Sinner a La Condamine al ristorante Cipriani sono millenovecento metri, e il campione di Montecarlo ha il diritto di percorrerli come vuole. Nessuno, da queste parti, si presenta al cospetto della sogliola alla mugnaia da 75 euro a piedi, che volgarità.
Dal garage Jannik estrae la Porsche 911, allunga la mancia al posteggiatore e si concede una serata da principe di Monaco con Flavio Briatore e i collaboratori più stretti.
Il management, l’ufficio stampa, lo studio legale; c’è la girlfriend Laila, naturalmente: dopo quasi un anno insieme al numero uno del mondo (grazie al successo su Alcaraz ieri è iniziata la 67ª settimana al vertice), molto riconoscibile e firmante autografi.
È stato celebrato così il successo della missione che Sinner aveva in testa da mesi, ben prima del Sunshine Double e del triplete con Montecarlo riuscito nell’era open, prima di lui, solo a Novak Djokovic nel 2015: arrivare a Parigi, l’obiettivo 2026, con un mille su terra in pancia.
Nulla vieta che Jannik possa avercene due, prima del Roland Garros, soprattutto se Alcaraz — che oggi scende in campo a Barcellona con Virtanen — dopo Madrid decidesse di saltare Roma per riposarsi, avendo capito che il Sinner di Montecarlo ha colmato il sottile gap che aveva sul rosso, perlomeno due set su tre. 17 match in 36 giorni tra cemento e polvere di mattone, tra Usa e Europa, lasciando per strada un set con Machac causa «calo energetico», non si vincono se non si è in pace con il mondo. Quello interiore di Jannik ha eletto come capitale Montecarlo, paradiso fiscale e sfondo ideale della bolla in cui si è chiuso con coach che, in un’esistenza da globetrotter, sanno vestire più ruoli: fratello maggiore Vagnozzi, secondo papà Cahill. E quando la mozione degli affetti richiama a bordo campo la famiglia d’origine, come domenica, bingo: la bolla si apre per accoglierla e poi si richiude ermeticamente.
Dalle porte scorrevoli va e viene Laila, sorridente e discreta, in grado di capire quando il campione necessita della solitudine del numero primo, d’accordo nel non postare foto con Jannik sui social (a Maria Braccini mal ne incolse).
È stata significativa di uno stato d’animo serafico, oltre che un gesto di cortesia nei confronti del Principe Alberto, l’ospitata di Sinner alla cena di gala di sabato sera allo Sporting. Il tempo di qualche foto, certo. Però del tutto irrituale alla vigilia di una finale importante, contro l’arcirivale, con in palio un pezzetto di stagione.
A torneo vinto, ha scoperto il rito del tuffo dal trampolino e ha accettato la proposta di Vagnozzi, buttarsi, un po’ come era successo tanti anni fa all’Elba durante un training camp estivo di Riccardo Piatti. I ragazzi della scuola tennis che si tuffano dagli scogli e Jannik che fa una capriola in aria e, senza sforzo apparente, atterra in acqua. «Prima di fare bisogna essere capaci di immaginare» è l’insegnamento di papà Hanspeter. Quello era ancora un ragazzo fresco delle regole di Haus Sinner: a pranzo pelava la mela togliendo col coltello un velo di buccia per non sprecare troppa polpa.
Le abitudini alimentari del ragazzo appena tornato re del tennis, oggi, sono sovrintese da specialisti. Nulla è lasciato al caso. In Australia Jannik ha fatto intendere di aver sperimentato per un periodo una dieta senza glutine, alla maniera di Djokovic, che era e rimane un punto di riferimento costante, a ogni livello. È sull’esempio del Djoker che è stato consultato il dottor Joseph Cannillo, naturopata ed esperto di medicina chiropratica, che già aveva aiutato il fuoriclasse serbo ad ovviare a intolleranze e allergie. Cannillo, che per Djokovic ha sviluppato un integratore di magnesio di nuova generazione, ha un approccio omnicomprensivo: corpo, mente e spirito. Gli sgarri di Jannik sono pochi, sempre intesi come ricompensa dopo un’impresa: hamburger con patatine all’Open Usa 2024, cotoletta impanata e gelato al pistacchio a Miami.
Domani, riunito il team, deciderà se giocare a Madrid, in altura, considerata poco allenante per Roma. «È difficile chiedere di star fermo a un giocatore così in fiducia» fa notare Vagnozzi. Ma le scelte di programmazione sono un altro dei campi in cui Sinner è superiore ad Alcaraz.
14 aprile 2026 ( modifica il 14 aprile 2026 | 08:25)
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