Da Lecco alla Repubblica Ceca
Dal 2023 a oggi sono cresciute tutte le aziende europee che fabbricano armi e munizioni. Dopo l’invasione dell’Ucraina, solo dall’Italia sono arrivate in Russia 6.254 armi e un milione 107mila munizioni. Pistole semiautomatiche, fucili da caccia e di precisione in dotazione alle forze speciali. Nell’ottobre 2023, un anno e mezzo dopo l’inizio della guerra, all’esposizione internazionale OrelExpo di Mosca era possibile ancora acquistare pistole austriache Glock, fucili tedeschi Blaser, carabine americane Barrett, semiautomatiche Beretta. Proprio l’azienda italiana ha posseduto a lungo la maggioranza delle azioni d’un grande importatore russo considerato vicino a Putin, Mikhail Khubutia, organizzatore dell’esposizione OrelExpo. Nella Repubblica Ceca è emerso il gruppo Csg (Czechoslovak Group) che controlla più di cento società in oltre 70 Paesi: nel primo anno di guerra ha dichiarato ricavi per 1,73 miliardi di euro e oggi è valutato 33 miliardi di dollari. Csg fa da anello di collegamento di tutte le società che usano le triangolazioni in Asia Centrale e ha appena acquistato anche l’italiana Fiocchi Munizioni, la storica azienda di Lecco fondata nel 1876. Qual è lo scopo di quest’acquisizione? Utilizzare una piattaforma italiana per esportare munizioni? Nel 2022, appena prima della guerra, la Fiocchi vendeva in Russia 280mila cartucce «per uso venatorio-sportivo». Ora sappiamo che la Csg, attraverso partecipazioni e sub-forniture, arriva un po’ ovunque: nella Repubblica Ceca controlla gli americani del gruppo Colt e l’Stv che fornisce armi all’Ucraina; in Slovacchia esporta grazie a Zvs e Vop; in Ungheria è in affari coi tedeschi di Rheinmetall, Beretta, Mfs e Hindenberger. Il suo proprietario, il miliardario ceco Michal Strnad, 5 miliardi di patrimonio personale, dice che Csg diventerà il primo gruppo europeo d’armamenti.