di
Cesare Peccarisi

Si chiama worhmole ed è uno spazio in cui, tramite un oftalmoscopio, si può tornare indietro di dieci anni o in avanti anticipando, per esempio, i segnali di una demenza meglio che con altri esami clinici

In fisica moderna il cosiddetto wormhole è la finestra spazio-temporale o ponte di Albert Einstein e Nathan Rosen. ll tunnel spazio-temporale previsto dai due fisici quantistici è un passaggio nello spazio-tempo con cui percorrere istantaneamente enormi distanze che in tv abbiamo visto attraversare tante volte dall’astronave della serie Star Trek quando va nell’iperspazio dove, come diceva il filosofo Eugen Fink, «anche il tempo si deforma fondendo passato e futuro nel presente».

Fundus oculi 

Nessuno sapeva che ognuno di noi ha un wormhole in fondo agli occhi con cui è possibile vedere passato e futuro del cervello in un solo istante dando un’occhiata alla retina tramite un oftalmoscopio come fanno di routine i neurologi quando osservano il fundus oculare per verificare la salute del cervello di cui la retina è lo specchio più diretto.
E non lo sapevano neppure loro che si limitavano a verificare la situazione presente o i recenti trascorsi e l’immediato futuro.
Invece se finora gli occhi erano, come si dice, una finestra dell’anima e per i neurologi del cervello, ora si scopre che quella finestra non rispecchia solo lo stato presente, ma è anche un wormhole temporale della salute cerebrale dove dobbiamo imparare ad affacciarci.



















































Passato e futuro 

Secondo uno studio su reduci di guerra vittima di traumi bellici condotto dai ricercatori delle Università del Colorado e di Bethesda diretti da Hebert Jeffrey e appena pubblicato sul Journal dell’American Neuro-Ophthalmology Society , il fundus oculare può infatti dire a distanza anche di dieci anni se un trauma cranico ha lasciato segni che nessun esame neurologico, risonanza magnetica compresa, era riuscito a vedere.
All’opposto può farci vedere nel futuro indicando se stiamo covando una demenza con un anticipo di vari anni rispetto a qualsiasi esame neurologico, clinico o strumentale.

L’aiuto dell’Intelligenza artificiale 

Lo indica uno studio di Thomas Johnson dell’Università di Toronto appena presentato al congresso dell’American Glaucoma Society svoltosi a Rancho Mirage (California). Entrambi gli studi si sono avvalsi dell’OCT, la tomografia a coerenza ottica usata da tutti gli oftamologi, potenziato però da intelligenza artificiale. Bastava che i pazienti appoggiassero gli occhi sul solito binoculare e poi l’AI riusciva a individuare la presenza di una cosiddetta taupatia retinica negli assoni del nervo ottico e un eventuale assottigliamento della coroide del tessuto vascolare retinico che è un marker affidabile di malattia che può essere seguito nel tempo.

Sclerosi multipla 

Già tre anni fa, anche l’oftalmologo Hagar Ibrahim dell’Università di Liverpool che con l’OCT ha definito il rischio di sclerosi multipla a partire dal riscontro di neurite ottica che ne è spesso l’anticamera, raccomandava su Neuroscience l’opportunità di effettuare più spesso questo esame perché senza alcuna invasività e minimi costi offre l’opportunità di seguire longitudinalmente i pazienti traendo importanti indicazioni sulla salute del loro cervello e del resto del corpo.

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14 aprile 2026