L’ex ad di Publitalia Fulvio Pravadelli, direttore della Veneranda Fabbrica del Duomo, è stato interrogato. Per i pm era consapevole degli illeciti della società di «spioni»: una delle vittime è Alex Britti, ex compagno di sua figlia e padre del suo nipotino

In un certo senso era il padrone di casa degli «spioni» di Equalize, l’agenzia investigativa dell’allora presidente di Fondazione Fiera Milano, Enrico Pazzali: Fulvio Pravadelli, 68 anni, già ad della Publitalia di Silvio Berlusconi, da tempo a Milano è il direttore della Veneranda Fabbrica del Duomo. «A inizio 2019 Pazzali mi presenta Carmine Gallo, a loro servivano uffici per la sede di Equalize, e abbiamo deciso di affittargli i locali in via Pattari» (appunto dietro il Duomo) «perché li vedevamo come soggetti in un certo senso istituzionali».

Proprio i verbali di Gallo (morto di infarto nel 2025) giovedì scorso sono costati a Pravadelli l’inserimento tra le 81 persone alle quali i pm De Tommasi e Fusco contestano la consapevolezza degli illeciti (e quindi il concorso nei reati) commessi da Equalize nelle banche dati istituzionali come l’archivio Sdi del ministero dell’Interno sui precedenti di polizia. «Mi confidai con Gallo — si fa interrogare Pravadelli il 2 febbraio scorso — riguardo il rapporto molto conflittuale di mia figlia con l’ex compagno Alex Britti dopo la nascita del loro figlio». Talmente conflittuale che il cantante «tramite il suo legale Meliti minacciava una denuncia per sottrazione di minore». 



















































Qui Pravadelli, in risposta alle domande su «pressioni istituzionali» evocate dalle controparti, spiega d’aver solo chiesto «al mio amico Giampaolo Letta se conoscesse Meliti», e poi di aver «esposto la mia situazione a Gianni Letta» (padre di Giampaolo), che «mi disse d’aver avuto modo di conoscere l’avvocato Meliti quando era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: siccome notoriamente Letta è uomo di mediazione, gli ho detto “guardi se può provare a metterci attorno a un tavolo”». Letta gli fa sapere che Britti è irremovibile su una cosa: vuole che il figlio viva a Roma. Scenario che a Pravadelli non va giù, «adesso non voglio fare la requisitoria contro Britti, ognuno ha le sue colpe e i suoi…però insomma gli atteggiamenti erano molto pesanti, c’era molta tensione in casa».
 
Così, quando uno dei molti consulenti di Pravadelli gli consiglia «di fare indagini sullo stile di vita di Britti, io, che sapevo voci sul suo passato, chiedo a Gallo di farmi sapere se c’erano precedenti o fermi per droga. Gallo mi disse di poter prendere tali notizie da documenti riservati non meglio specificati». La consapevolezza della provenienza illecita dei dati è il nodo: «Adesso non voglio fare il finto tonto, ma onestamente non sapevo cosa fosse lo Sdi», risponde Pravadelli, «immaginavo che Gallo avesse una rete di informatori a cui rivolgersi». E neppure si allarma quando un altro dei suoi legali, Salvatore Pino, al quale chiede di ricevere gli uomini di Equalize per verificare «se fosse possibile utilizzare questa cosa, li riceve» ma «li congeda bruscamente, dicendo “io di queste cose non voglio neanche sentire parlare”».
 
Insomma, non si nasconde Pravadelli, «non voglio negare di avere intuito che Equalize facesse controlli illeciti, ma non avevo idea di cosa fosse lo Sdi, per tutelare mia figlia e mio nipote volevo spingere Britti a dialogare. Anche per questo ho chiesto d’essere interrogato: vorrei solo trovare una soluzione bonaria a questa faccenda familiare che mi affligge».
lferrarella@corriere.it

14 aprile 2026