di
Aldo Grasso

La serie dimostra che, nonostante le piattaforme, abbiamo bisogno di ciclicità

Il ritorno dei «Cesaroni» sugli schermi non è solo un’operazione nostalgia (o retromania o usato sicuro), ma un caso esemplare di come la tv generalista gestisca il concetto di tempo. Se la vita umana segue una «freccia» lineare — segnata purtroppo dalla scomparsa di figure come Antonello Fassari — la tv risponde con la ciclicità. Il ritorno alla Garbatella rappresenta l’«eterno ritorno dell’identico»: la bottiglieria e la casa non sono solo set, sono bussole emotive che offrono rassicurazione in un mondo che cambia (Canale 5).

Nati come localizzazione del format spagnolo «Los Serrano», i «Cesaroni» hanno saputo evolversi da semplice commedia familiare a testo convergente. La forza del brand risiede nella capacità di bilanciare: il maschile contro il femminile, la romanità verace contro il resto del mondo, lo scontro generazionale contro il «volemose bene».



















































La settima stagione, composta da dodici episodi, diretta e interpretata da Claudio Amendola, segna un passaggio cruciale: la serie non si limita a replicare lo schema del passato, ma evolve il concetto di famiglia trasformandolo da «nucleo di sangue» a «comunità di affetto», affrontando sfide economiche e sociali molto contemporanee. Se, da una parte, si cerca di integrare il fenomeno dello spettro autistico (il personaggio di Olmo) in una narrazione semplice, fedele all’identità di «famiglia d’Italia» (cara alla premier cresciuta proprio alla Garbatella), dall’altra, bisogna affrontare le «manovre» di Augusto (Maurizio Mattioli), il fratello di Giulio, che agisce nell’ombra contro gli interessi della famiglia.

Per salvare l’attività, entrano in scena due personaggi «di rottura»: Carlo (Ricky Memphis), l’impetuoso suocero di Marco, e Livia (Lucia Ocone). Livia, in particolare, rappresenta il contrasto comico: una donna che vendeva aspirapolveri e ora vuole trasformare la bottiglieria in un locale «stellato», scontrandosi con la gestione verace e tradizionalista di Giulio.

I «Cesaroni» tornano per dimostrare che, nonostante le piattaforme internazionali, abbiamo ancora bisogno di quei cicli narrativi che ci fanno sentire «a casa», magari con l’aggiunta di un non memorabile cameo di Paolo Bonolis.

14 aprile 2026